Oggi mi sono imbattuto in questa storiella, che nemmeno Totò, mitico venditore della fontana di Trevi, avrebbe potuto inventare. Peccato sia vera. Ho scoperto che da tempo alcuni poliziotti si inventano candidature e liste alle amministrative in Comuni sotto 1.000 abitanti (così da non dover raccogliere le firme), solo per poter godere del congedo di 30 gg. per la campagna elettorale. Secondo l’articolo, succede spesso in Abruzzo, Basilicata, Puglia e Sicilia. Si candidano in Comuni che nemmeno conoscono, con programmi standard, tanto non vengono eletti e tutto torna a posto. È successo, però, che a Carbone, comune della Basilicata sono stati eletti, per cui la cosa è venuta fuori e hanno dovuto fare la corsa a dimettersi, costringendo il Comune al commissariamento e a indire nuove elezioni. Se ancora non vi siete schifati, sappiate che nel programma “standard” era prevista l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle scuole (che il Comune non…

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Vi segnalo questo interessante articolo su una possibile riforma strutturale nella gestione delle cattedre su Domani Perché il toro va preso per le corna!

A noi operatori del diritto è chiaro da tempo che, se vogliamo parlare di “casta” – termine odioso, per il suo richiamo ai proclami populisti – l’unica vera attualmente esistente in italia è quella della Magistratura. Si badi bene, “Magistratura” intesa come corpo, non magistrati intesi come persone, perché, fortunatamente, esistono validissimi e coscienziosi magistrati che svolgono il loro compito con serietà e dedizione. Il potere della Magistratura è oramai fuori controllo per tutta una serie di ragioni che prendono le mosse da mani pulite e dalla scelta di certa politica di risolvere conflitti politici attraverso la magistratura. Qui, trovate uno dei tanti esempi. Se avete voglia di approfondire, seguite “Il Riformista”, dove il buon Sansonetti non smette mai di battersi, evidenziando le storture del sistema giustizia. In ogni caso io vi segnalerò, cammin facendo, le migliori “perle”.

I 5s, con la vittoria del SI stanno alzando di nuovo il capo e proseguono nell’azione di picconatura delle istituzioni democratiche, sotto il vessillo dell’incompetenza, al grido di “uno vale uno”. Il tutto con il beneplacito del popolo bue. Abbiamo un nuovo viceministro alla spending review: Miss “questo lo dice lei!”, per via dell’agghiacciante risposta che fece cadere le braccia in TV a uno sgomento Padoan. Poveri ragazzi: fuggite fino a che siete in tempo, prima che l’Italia vi presenti il conto di questi scellerati!

Qualcosa si sta muovendo. È stato sventato il tentativo di non affrontare nel merito gli effetti della riforma. Fatta fuori la foglia di fico della riduzione dei costi della politica, sono emerse tutte le storture di una modifica zoppa della Carta costituzionale, che va a incidere solo sul numero dei parlamentari – riducendo così la rappresentanza – senza garantire una maggiore efficienza del Parlamento, restando immutato il bicameralismo perfetto. Si è correttamente osservato, anzi, che la riduzione del numero non solo avrebbe pesanti conseguenze sulla funzionalità delle Commissioni, ma non garantirebbe nemmeno un miglioramento qualitativo dei rappresentati. Ciò che più mi fa sperare è, però. il corsivo di Zagrebelsky, uscito oggi su La Stampa. Il prode costituzionalista, infatti, dopo aver pubblica su La Repubblica un folle articolo in cui, per non sposare il NO, aveva fatto una gran confusione cercando di mettere entrambe le posizioni sullo stesso piano, oggi pare…

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Carlo Calenda ha pubblicato sui social un bellissimo video di poco più di 6 minuti, in cui spiega quali sono, secondo lui, le ragioni per cui si è formato questo grande distacco fra la i cittadini e la politica e, soprattutto, per quale ragione tendiamo a mandare in parlamento (e, di conseguenza, al governo) persone a cui non affideremo nemmeno la gestione di un edicola. Sono solo 6 minuti e 25 secondi. Nell’arco della nostra vita, noi stessi e i nostri ragazzi bruciamo ore ed ore davanti ai telefoni a guardare i video più disparati. Dai gattini che cadono dagli armadi, a chi cerca di svitare i tappi delle bottiglie con un calcio o di replicare balletti su tik-tok. Dedichiamo, a suon di minuti, ore e ore a rimanere aggiornati sulla vita degli altri, così come ci viene proposta sui social. Credo che possiamo benissimo trovare un momento nell’arco della…

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L’attuale cortocircuito della politica, come spiega bene Calenda, sta nel fatto che, dall’avvento dei 5s e, ancor prima, dei social, i politici hanno smesso di offrire soluzioni, e si sono limitati a fare da eco alle lamentele espresse dai cittadini in quegli immensi bar che sono diventati i social media. I politici hanno smesso di avere una visione e di raccogliere voti per il suo raggiungimento e hanno scelto la strada più comoda di raccogliere il consenso semplicemente per l’immedesimazione che suscitavano ripetendo gli stessi concetti espressi nei bar virtuali. Il passo successivo è stato quello di una classe politica serva delle tendenze social del momento, che gli garantissero di continuare a surfare sulla cresta del consenso, anche a scapito della coerenza. Memorabile in questo senso sono state le dichiarazioni durante la pandemia del Covid-19, in cui un giorno bisognava aprire tutto, e quello successivo chiudere tutto, per poi riaprire…

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Prosegue la corsa a chi la spara più grossa nel tentativo di trovare giustificazione a una riforma costituzionale nata male, e che sta finendo peggio. È stato dimostrato che le ragioni di riduzione di spesa sono risibili. Non credo vi sia altro di aggiungere sul punto all’ottimo intervento televisivo di Simone Baldelli, che, dopo aver messo il prof. Ceccanti di fronte alle sue stesse parole, ha concluso in maniera lapidaria sul fatto che convenga mantenere il “bonus democrazia”, magari compensando il maggior costo con l’abolizione del “bonus monopattino” (qui trovate l’intervento). Venuta meno la giustificazione populista degli ex apritori di scatolette di tonno, e con la crescita del fronte del no, gli intellettuali sono stati tutti mobilitati per cercare ex post un senso a questa riforma, anche se questa riforma un senso non ce l’ha (semi cit.). L’ultimo in ordine di tempo è l’intervento di Ainis, su La Repubblica di…

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