Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

12 gennaio
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Si torna alla #scuoladimerda: nessuno li può giudicare!

sceriffoChi mi conosce o mi segue sa che sono in fissa con il sistema scolastico.

In questo blog trovate tanti post.

Quello che meno tollero è il fatto che la scuola non sia pensata in funzione degli studenti. Oramai la scuola è uno dei pochi servizi rimasti in Italia del tutto impermeabile al feedback dei consumatori.

Detto in italiano: lo studente non conta una beata minchia! Lo studente, tanto, è quello che punta al ribasso, perché non ha voglia di studiare.

La scuola è tutta incentrata in funzione degli insegnanti, oramai supersindacalizzati e garantiti, in base al motto “ti pago poco, perché non ti chiedo niente”.

Un preside con qualche potere dirigenziale, diventa subito “preside-sceriffo”, come se si potesse gestire qualsiasi struttura senza aver qualche potere, solo con la personal suasion, avendo tutto il sistema che ti rema contro.

Non fraintendetemi: ci sono sicuramente tanti professori bravissimi e volenterosi (ne conosco molti anch’io), che si fanno un mazzo quadro, anche per sopperire alla carenza di mezzi e all’inoperosità altrui. Ma non grazie al sistema. Solo per amor proprio e autonoma passione. Per il sistema sono tutti uguali, anche se diversi: stesso stipendio, stessa carriera, stessi diritti.

Perché vi scrivo questo? Solo per metabolizzare quanto scritto in questo articolo, che vi prego di leggere da seduti, specie se siete liberi battitori.

Sempre Vostro.

A.

04 novembre
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Khan Academy: la scuola che vorrei

ycla-scrawl-enEsiste un personaggio fantastico che ha iniziato aiutando sua cugina a capire la matematica, ed è finito per creare un geniale sistema scolastico.

Questo personaggio si chiama Salman Khan, e in questo bellissimo TedTalks vi spiega il suo metodo.

Qui trovate il materiale in italiano della sua Academy, su cui ha investito tanto anche la fondazione dei coniugi Gates.

Se volete aiutare i vostri figli, fategli vedere questa roba.

26 ottobre
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Etica e diritto

Concetto semplice di cui, purtroppo, si è persa la memoria.

Se vogliamo far ripartire questo paese, occorre costruire una nuova etica, cominciando dalle scuole, tenendo, però, sempre a mente questa differenza.

Con buona pace della magistratura e del CSM ;-)

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07 ottobre
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Piccoli maestri, grandissima idea

logo_provvE’ nato, finalmente.

Su questo sito trovate tutte le informazioni dell’associazione “piccoli maestri” di cui è (f)autrice anche la sister. Associazione di scrittori che da tempo sta lavorando, principalmente nell’area romana, con i ragazzi delle scuole.

I risultati, mi dicono, sono eccezionali ed emozionanti, a dimostrazione che non esistono generazioni migliori di altre, ma solo opportunità diverse, a cui però, come stanno dimostrando questi scrittori, si può porre rimedio “a costo zero”. O meglio, a costo solo del proprio tempo, che, alla fine, è il bene più prezioso.

Sosteniamoli!

21 luglio
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“Buttare il termometro non è il modo migliore per far passare la febbre”

Oggi Massimo Russo su La Stampa da qualche numero.

Il governo, anziché prendere atto delle diversità fra scuole e università, abolendo il valore legale del titolo di studio e consentendo incentivi ai virtuosi, fa lo struzzo, in una gara al ribasso deleteria per il Paese.

In questo modo è chiaro che i migliori continueranno ad andarsene e che la PA, priva di un potere di scelta, continuerà a essere rifugio dei peggiori: scartati dal mondo e scartati dal privato.

Come possa tutto questo risollevare l’Italia, sinceramente, mi è oscuro.

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29 giugno
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Ancora sulla riforma della scuola

Un bel passaggio di Paolo Giordano su “La lettura” del Corriere

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20 giugno
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09 giugno
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Sciopero (a pancia piena)

Nemmeno le palle di un vero sciopero della fame: ora si va di “digiuno simbolico” “a staffetta”.

l’Italia dei compromessi

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03 giugno
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Dedicato a tutti i genitori

Se avete un figlio, trovatevi 20 minuti di tempo (19 e 25, per la precisone) e ascoltate quest’uomo.

Credetemi: ne vale la pena!

 

14 maggio
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La riforma della scuola

imageSicuramente la riforma della scuola proposta da R. non sarà la migliore possibile.

Mi pare però che avesse un grande merito: quello di introdurre il concetto che anche gli insegnanti, deo gratia, possono essere giudicati.

Chiunque di voi ha figli a scuola sa di cosa sto parlando e, per assurdo, di quanto una simile idea sia rivoluzionaria per il nostro paese, nonostante sia scontata e ordinaria per il resto del mondo.

Ho già scritto in proposito, per cui non sto a ripetermi.

Vi segnalo solo questo sito del ministro dell’istruzione inglese, ricordato in questo ottimo post Oscariano, giusto per avere un’idea di come gira il resto del mondo.

Purtroppo i sindacati hanno già fatto muro, coinvolgendo gli stessi studenti, cinicamente arruolati nella finta battaglia ideologica, che altro non è che il tentativo di conservazione di odiosi privilegi, nella speranza che, grazie al milione di voti che rappresenta la scuola, riescano a ottenere quella vendetta oramai da troppo tempo covata contro R., reo di aver puntato il dito contro la casta che oramai il sindacato rappresenta in Italia.

Continuiamo così: facciamoci del male!

13 maggio
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Invalsi (II)

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13 maggio
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18 febbraio
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Scuola: basterebbe scoprire l’acqua calda (nessuno li può giudicare?)

imageQuale genitore di due ragazzi in età scolare (1 e 3 media) mi trovo come molti di voi alle prese con un sistema scolastico inadeguato, fermo a schemi ottocenteschi, ingessato dale tipiche inefficienze del pubblico impiego, qui elevate al l’ennesima potenza.

In estrema sintesi, ogni scuola, come ogni ufficio pubblico, si regge sulla libera iniziativa individuale di pochi volenterosi che, muniti di un codice morale autonomo, portano avanti la baracca cercando di sopperire all’inefficenza del sistema e alla indolenza e incapacità dei colleghi.

In tutto questo, l’aspetto che piu mi fa disperare è l’assoluto rifiuto di quello che gli americani chiamano feedback. Gli insegnanti sono quelli che “sanno”, quindi se c’è qualcosa che non funziona è sempre colpa degli studenti che non capiscono o non vogliono imparare. Questo assunto presuppone l’assoluto rifiuto, non solo di qualsiasi forma di giudizio esterno (v. ad esempio l’invalsi), ma addirittura di qualsiasi forma di ascolto, tanto più se la voe proviene dagli studenti, che non hanon diritto di giudicare essendo lì per essere (solo) giudicati.

Si pretende, così, di svolgere un buon servizio senza preoccuparsi nemmeno di sapere come questo servizio viene percepito dagli utenti.

Eppure basterebbe poco, come ci ricorda Antonella Landi oggi sul corriere fiorentino  Con un articolo di cui vi riporto il passaggio centrale, dove sono riportate le domande di un questionario sottoposto agli studenti di una scuola del Trentino, con risposte anonime da crocettare.

Benvenuta acqua calda!

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14 agosto
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Vogliamo cambiare? cominciamo da qui, diamo spazio alle Gabrielle di Italia

Gabrielle Turnquest (© The Guardian)

Il Corriere ha riportato la notizia di quella ragazza che in Inghilterra ha ottenuto la “call to the bar“, equivalente alla nostra abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, all’età di 18 anni; quando normalmente a tale risultato si giunge intorno ai 27 anni!

Mi sono divertito, così, ad andare a cercare quali potessero essere stati i fattori ambientali – oltre alle evidenti particolari capacità della ragazza e a una sua disciplina ferrea – che le abbiano consentito il raggiungimento di un così fantastico risultato.

Dalla sua storia personale mi pare di aver individuato due elementi fondamentali.

Il primo, è che la ragazza, di origine statunitense, nel corso della sua vita è stata costretta più volte a trasferirsi, seguendo la famiglia non solo in città ma addirittura in Stati diversi.

Questo, evidentemente, l’ha obbligata a sviluppare una forte capacità di gestione del cambiamento. Su questo ho già scritto e sapete come la penso: in tutto il mondo animale il cambiamento è la base della vita, solo gli uomini pensano (erroneamente) che la salvezza possa passare attraverso la conservazione dello status quo.

L’altro elemento fondamentale è che la ragazza ha potuto avvalersi di un sistema scolastico, come quello anglosassone, basato sul merito e sulla coltivazione delle eccellenze.

Anche questo è un altro mio pallino fisso, che ho già affrontato in un precedente post: non ci sarà possibilità di progresso per questo paese fino a quando non ci libereremo di quella sciagurata impostazione – di cui, ahimè, è responsabile la sinistra – secondo cui la scuola deve garantire il livellamento degli studenti, per evitare discriminazioni.

Nella realtà, infatti, è vero l’esatto contrario. Per evitare discriminazioni occorre trattare in maniera uguale situazioni uguali, ma anche differentemente situazioni diverse.

Un esempio per tutti. Una mia amica scozzese mi ha raccontato che nella classe elementare di sua figlia in Inghilterra i bambini sono divisi in due gruppi, in base alle loro capacità. La divisione è effettuata dall’insegnante all’insaputa dei genitori, che non sanno in che gruppo il loro figlio è stato inserito. I gruppi sono valutati su criteri diversi durante l’anno e differenziati anche quanto a compiti a casa. In questo modo, il gruppo dei migliori, non è costretto ad annoiarsi nell’attesa che i meno bravi li raggiungano; quello dei meno gravi, non è abbandonato a se stesso solo perché non in grado di reggere il passo dei migliori.

In Italia no: i migliori vengono trattenuti per la maglia, fino a quando, annoiati, non si danno per vinti.

Se vogliamo cambiare qualcosa, cominciamo da qui: non lasciamo che le nostre Gabrielle debbano fuggire all’estero per essere apprezzate, diamo spazio al merito. Abituiamo poi le nuove generazioni a gestire il cambiamento, anche, perché no, incentivando la frequentazione di scuole/corsi/università lontano da casa, con qualche anno all’estero e stage formativi presso realtà operanti nel settore.

Lo so, non sarà facile, ma da qualche parte occorrerà pure cominciare.