Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

13 gennaio
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Separazione dei poteri: come tutto ebbe inizio

craxi-hotel-raphaelAndando alla ricerca dell’origine dell’attuale presa di campo della magistratura rispetto ai poteri esecutivo e legislativo, sono giunto alla convinzione che, se non l’inizio, certamente, l’inizio della fine è rappresentato dalla riforma dell’art. 68 della Costituzione, disposta dalla L. 3 del 29 ottobre 1993.

Come molti ricorderanno, a questa riforma si era giunti dopo aver montato l’opinione pubblica – operazione culminata con lo storico lancio di monetine del 30 aprile 1993 - facendole credere che l’unico modo per moralizzare la politica fosse quello di intervenire a gamba tesa sulla delicata architettura di pesi e contrappesi della Costituzione, privando uno dei tre poteri di parte delle proprie prerogative a garanzia della sua indipendenza rispetto al potere giudiziario, rappresentato dall’istituto della c.d. autorizzazione a procedere.

Se la politica non era in grado di moralizzarsi da sola, allora bisognava lasciare campo libero al “potere supplente”, rappresentato dalla magistratura.

Sugli altari di una finta pulizia delle mani fu così immolata la libertà e autonomia del potere legislativo eliminando l’obbligo della magistratura di chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza prima di procedere a sottoporre a indagine membri del Parlamento.

I magistrati, così, indipendenti e inattaccabili, perché sottoposti – giustamente – al solo organo di autogoverno del CSM, sono stati messi nelle condizioni di indagare liberamente titolari di altro potere, teoricamente separato, senza alcun controllo iniziale.

Le successive cronache, fino ai nostri giorni credo rappresentino la migliore dimostrazione della follia di un simile sistema: per i vent’anni successivi l’Italia, anziché preoccuparsi di varare le riforme di cui avrebbe e ha ancora oggi drammaticamente bisogno, è rimasta inchiodata sullo scontro fra B. e la Procura di Milano, che, nei fatti, non si è occupata d’altro.

Con questo, lungi da me difendere o accusare l’operato dell’uno o dell’altro. Credo conveniate, però, con me che questo sistema non ha certo giovato al paese.

Anche perché i supplenti, nel corso del tempo hanno voluto diventare titolari, sia saltando la barricata (da Di Pietro in poi), sia rifiutando qualsiasi forma di controllo sul loro operato (v. alla voce, separazione di carriere e intercettazioni).

10 gennaio
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Separazione dei poteri e quella follia del “ruolo di supplenza” della magistratura

f1.highresToute Société dans laquelle la garantie des Droits n’est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n’a point de Constitution.” (Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione - fonte)

Così recita l’articolo XVI della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen.

Eravamo nel 1789.

Oggi, nel 2013, procedendo come gamberi, con la colpevole complicità della sinistra più bieca, dimentichi di questo fondamentale principio c.d. della “separazione dei poteri”, siamo riusciti a creare un sistema per cui esiste un solo potere, quello giudiziario – e, in particolar modo, quello inquirente – totalmente privo di controllo, che pretende di esercitare anche quello politico e quello esecutivo (oggi diremmo meglio, “amministrativo”).

Se vogliamo tornare a essere un paese normale, credibile e in cui vale la pena vivere e investire, lo dobbiamo dire a gran voce, senza (si spera) solo per questo poter essere più accusati di essere Berlusconiani.

Nei prossimi giorni, se avete voglia di seguirmi, cercherò di ricostruire come ci siamo arrivati e, nei limiti del possibile – senza, cioè, rischiare querele o violare segreti professionali – dare prova di questa denuncia.

04 ottobre
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Merito e non meritocrazia (Dio ci sei?)

La prova che Dio non esiste è data in questi giorni dal fatto che consenta a membri del Pd di parlare impunemente di “merito”.

Se esistesse un Dio, infatti, chiunque del Pd usasse simile termine dovrebbe essere fulminato all’istante dalla giustizia divina.

Mi spiego meglio.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato la sinistra italiana da sempre e che me l’ha fatta ritenere odiosa, pur ritenendomi di sinistra o, meglio, liberale è stata la battaglia sulla “meritocrazia”: il merito, per la sinistra, ha sempre avuto un’accezione negativa, quasi come se essere bravi dovesse essere una colpa.

Il concetto di eguaglianza espresso dalla sinistra italiana, è sempre stato esattamente l’opposto di quello previsto dalla costituzione: invece di trattare in maniera diversa le persone diverse e in maniera eguale le persone eguali, bisognava trattare tutti allo stesso modo.

Non sta a me ricordavi cosa questo ha prodotto nei settori tradizionalmente gestiti dalla sinistra.
Basti pensare alle università, alle scuole, al pubblico impiego, alla sanità e, perfino, alla magistratura: per trattare tutti allo stesso modo, sono stati vietati controlli sul merito, sulla produttività, se non addirittura, i controlli stessi, fino alle assurde lotte sindacali per cui gli incentivi sulla produttività dovevano essere dati a tutti i dipendenti, perché, altrimenti, sarebbero stati discriminanti (come se non fosse proprio quella la funzione di tali incentivi: discriminare i lavoratori dai nulla facenti).

Il risultato: una corsa al ribasso, che ha portato questo paese nello stato in cui oggi si trova.

Per meglio comprendere l’autolesionismo di una simile teoria, è come se una squadra ciclistica pensasse di vincere una gara, anziché facendo scattare in volata il più bravo e sostenendolo con il gruppo, facendo tenere al gruppo per la maglia chi volesse andare in fuga.

Così, a poco a poco, siamo diventati un paese di gregari, con i migliori in fuga, sì, ma all’estero.

Ma soprattutto, senza più nessuno disposto a correre in questo paese.

Perché il problema dei cervelli non è la fuga all’estero di alcuni, perché è sempre esistito ed esisterà sempre di più la mobilità fra Stati, verso il luogo di “eccellenza” del proprio sapere. Il problema è rappresentato dal “saldo” degli spostamenti: da noi è negativo, perché, salvo rarissime eccezioni, non esiste più nessuno che viva all’estero disposto a lavorare in Italia, sia pure nei nostri settori di eccellenza, perché non si riesce a tollerare un sistema che non premia il merito, e che, addirittura, molto spesso, ritiene il merito una colpa.

Quindi, se Dio esisti, ora o mai più: batti un colpo!