Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

28 maggio
0Comments

Giustizia amministrativa, norme e amministratori. Il mio modesto pensiero

63696e58-cce1-430f-95e9-684d8a0a731c-792-000000da00392b22

Leggo tanti commenti idioti, anche sui giornali: la soluzione non è la riforma della giustizia amministrativa, ma sfoltire la giungla normativa e, soprattutto, introdurre un valido sistema di formazione e selezione degli amministratori pubblici.

Non vi basta essere divenuti un paese succube delle Procure, ora volete anche la dittatura dei burocrati della pubblica amministrazione?

12 gennaio
0Comments

Si torna alla #scuoladimerda: nessuno li può giudicare!

sceriffoChi mi conosce o mi segue sa che sono in fissa con il sistema scolastico.

In questo blog trovate tanti post.

Quello che meno tollero è il fatto che la scuola non sia pensata in funzione degli studenti. Oramai la scuola è uno dei pochi servizi rimasti in Italia del tutto impermeabile al feedback dei consumatori.

Detto in italiano: lo studente non conta una beata minchia! Lo studente, tanto, è quello che punta al ribasso, perché non ha voglia di studiare.

La scuola è tutta incentrata in funzione degli insegnanti, oramai supersindacalizzati e garantiti, in base al motto “ti pago poco, perché non ti chiedo niente”.

Un preside con qualche potere dirigenziale, diventa subito “preside-sceriffo”, come se si potesse gestire qualsiasi struttura senza aver qualche potere, solo con la personal suasion, avendo tutto il sistema che ti rema contro.

Non fraintendetemi: ci sono sicuramente tanti professori bravissimi e volenterosi (ne conosco molti anch’io), che si fanno un mazzo quadro, anche per sopperire alla carenza di mezzi e all’inoperosità altrui. Ma non grazie al sistema. Solo per amor proprio e autonoma passione. Per il sistema sono tutti uguali, anche se diversi: stesso stipendio, stessa carriera, stessi diritti.

Perché vi scrivo questo? Solo per metabolizzare quanto scritto in questo articolo, che vi prego di leggere da seduti, specie se siete liberi battitori.

Sempre Vostro.

A.

12 settembre
0Comments

Lo Stato siamo noi

imageUn recente fatto di cronaca svela quale sia il vero male italiano: giudichiamo come inflessibili censori il comportamento altrui, salvo comportarsi allo stesso modo appena ne abbiamo l’opportunità.

Emblematico era già stato il caso dei furbetti del cartellino genovesi che,  affetti da schizzofrenia, truffavano il Comune con finte presenze, salvo inveire sui social contro i politici fancazzisti e con post “anticasta“.

Oggi leggo che l’80% degli autisti ATAC che si erano dati malati per non guidare (e non guidavano), a una visita di controllo sono risultati idonei. D’altro canto, gli autisti ATAC erano già stati tristemente famosi per aver fatto sciopero durante la partita dell’Italia

Ma gli esempi son innumerevoli e sotto gli occhi di tutti e sono certo che ciascuno di voi ne avrà incontrato uno nella vita. Sono tutti riconducibili sotto lo stesso assunto di fondo: lo Stato non siamo noi. Lo Stato è un nemico che, come tale, va fottuto.

Nei paesi che funzionano il principio è l’opposto.

Finché non si cambierà questa mentalità (nei comportamenti, e non a parole o, peggio, con ipocriti post sui social) , non ci sarà riforma capace di salvare il paese.

Vi dirò di più: se cambiasse questa mentalità, le riforme verrebbero da sole.

09 settembre
0Comments

#dodiciminutietresecondi

Non so come la pensiate sulla riforma costituzionale e sul Movimento 5 Stelle.

Però vi chiedo una cortesia. Fatelo per me.

Mettetevi a sedere e concedetemi 12 minuti e 3 secondi del vostro tempo e guardatevi questo video.

Grazie

 

21 luglio
0Comments

Rivoluzione digitale: una culata per terra!

Quando vedo questi dati (scorrete la pagina fino a trovare le regioni italiane) sull’analfabetismo digitale mi atterrisco: prima della rivoluzione digitale, mi sa che dovremmo fare in modo che gli Italiani si avvicinino a un computer almeno una volta nella vita!!

21 luglio
0Comments

“Buttare il termometro non è il modo migliore per far passare la febbre”

Oggi Massimo Russo su La Stampa da qualche numero.

Il governo, anziché prendere atto delle diversità fra scuole e università, abolendo il valore legale del titolo di studio e consentendo incentivi ai virtuosi, fa lo struzzo, in una gara al ribasso deleteria per il Paese.

In questo modo è chiaro che i migliori continueranno ad andarsene e che la PA, priva di un potere di scelta, continuerà a essere rifugio dei peggiori: scartati dal mondo e scartati dal privato.

Come possa tutto questo risollevare l’Italia, sinceramente, mi è oscuro.

image

 

image

29 giugno
0Comments

Ancora sulla riforma della scuola

Un bel passaggio di Paolo Giordano su “La lettura” del Corriere

image

20 giugno
0Comments
09 giugno
0Comments

Sciopero (a pancia piena)

Nemmeno le palle di un vero sciopero della fame: ora si va di “digiuno simbolico” “a staffetta”.

l’Italia dei compromessi

image

02 giugno
0Comments

Appunto!

image

21 maggio
0Comments

Pensioni

imageSinceramente mi pare che sulla questione delle pensioni non si stia affrontando il tema centrale e l’unico per cui, a mio avviso, avrebbe senso fare un distinguo.

Come è noto, esistono due tipi di pensioni: quelle retributive e quelle contributive. Le prime sono parametrate sugli ultimi stipendi percepiti, le altre sui contributi versati.

Dovendosi dare una “stretta” per ragioni contabili e di equità sociale e generazionale, mi parrebbe logico, piuttosto che tagliare indiscriminatamente sopra una certa soglia, mettere le mani sulle prime e non  sulle seconde, perché quest’ultime non sono altro che la “restituzione” di quanto versato dal lavoratore nel corso della sua vita lavorativa.

Le pensioni retributive, al contrario, sono state utilizzate in passato proprio per garantire pensioni altrimenti ingiustificate su base contributiva, ancorandole a stipendi (guarda caso) magicamente lievitati in prossimità della pensione.

Per queste ipotesi, la teoria dei “diritti quesiti” mi pare che potrebbe più facilmente essere mandata a farsi bendire, dovendosi più correttamente parlare di fine di un ingiustificato, e di questi tempi odioso, “privilegio”.

14 maggio
0Comments

La riforma della scuola

imageSicuramente la riforma della scuola proposta da R. non sarà la migliore possibile.

Mi pare però che avesse un grande merito: quello di introdurre il concetto che anche gli insegnanti, deo gratia, possono essere giudicati.

Chiunque di voi ha figli a scuola sa di cosa sto parlando e, per assurdo, di quanto una simile idea sia rivoluzionaria per il nostro paese, nonostante sia scontata e ordinaria per il resto del mondo.

Ho già scritto in proposito, per cui non sto a ripetermi.

Vi segnalo solo questo sito del ministro dell’istruzione inglese, ricordato in questo ottimo post Oscariano, giusto per avere un’idea di come gira il resto del mondo.

Purtroppo i sindacati hanno già fatto muro, coinvolgendo gli stessi studenti, cinicamente arruolati nella finta battaglia ideologica, che altro non è che il tentativo di conservazione di odiosi privilegi, nella speranza che, grazie al milione di voti che rappresenta la scuola, riescano a ottenere quella vendetta oramai da troppo tempo covata contro R., reo di aver puntato il dito contro la casta che oramai il sindacato rappresenta in Italia.

Continuiamo così: facciamoci del male!

20 marzo
0Comments
09 aprile
Commenti disabilitati

Se si parla di riforme, sappiatelo: così non si può andare più avanti

Oggi ho ricevuto la notifica di questo atto.

anticipazione

Mi pare che rappresenti la fotografia migliore dello stato pietoso in cui versa la giustizia in Italia e dello stato di disperazione degli utenti-sudditi.

Se vogliamo parlare di riforme, sicuramente quella della Giustizia sta in prima posizione, perché uno Stato in queste condizioni non ha diritto di chiamarsi civile.

P.S.: per completezza dell’informazione, sappiate che l’anticipazione è stata data: 7 aprile 2015. Sappiate anche che, in base all’art. 2 della L. n. 89 del 2001 (c.d. Legge Pinto) Si considera rispettoso del diritto a una durata ragionevole di un processo, stabilito dall’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali – oltre il quale scatta il diritto ad una equa riparazione – un processo che non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado.

Bene. In questo caso, nonostante l’anticipazione di udienza, questa si terrà oltre tre anni dal suo avvio!

31 marzo
Commenti disabilitati

Perché l’efficienza della Giustizia non è una priorità?

Oggi, viaggio a vuoto a Firenze-Siena, in quel percorso di guerra che è l’Agiustizia_lumacautopalio, perché lo spostamento di udienza, disposto il 20 marzo, non mi era stato comunicato, visto che, nell’era di internet, consolle digitali, pec, mail, fax e telefono, la Cancelliera si limita a fare le comunicazioni prendendo i fascicoli che trova nell’armadio – “perché il computer spesso mi si blocca” – e il mio era fuori posto.

Vi tralascio le giustificazioni addotte dalla Cancelliera, perché sennò mi ci incazzo di nuovo.

A chi in questi giorni si sta occupando di fare ripartire il Paese, chiedo: dove vogliamo andare?

Sbaglio, o non ho sentito nessuno tuonare contro l’inefficienza della macchina della Giustizia, a parte mere affermazione di principio, condite con boutade sull’abolizione del Giudice amministrativo, colpevole di non lasciare liberi i Sindaci di lavorare, o peggio, semplici generalizzazione da Bar ?

Il fatto che nella classifica sull’efficienza della Giustizia siamo sempre gli ultimi, non è visto come un problema?

O, piuttosto, come ho scritto mille volte - tipo qui - chi tocca muore?!

Giusto per ricordare di cosa stiamo parlando: Firenze (no Burundi – senza offesa per gli abitanti di quel paese – o qualsiasi paesello della circumvesuviana – idem come sopra), attuale prima udienza della Corte d’appello: 2025/2026, cioè fra 11/12 anni, Tribunale, con rinvii di 1/2 anni, salvo, ovviamente i Giudici più efficienti e volenterosi che, guarda caso, riescono a tenere tempi più umani, senza alcun compromesso sulla qualità delle sentenze.

E tutto questo, con costi per l’accesso alla Giustizia esorbitanti.

Con questi presupposti, perché un imprenditore sano di mente dovrebbe investire in Italia? Perché una persona dovrebbe affittare casa, sapendo che il diritto al pagamento del canone e a vedersi restituire la casa, magari anche non a pezzi, non è garantito?

Quanti di voi, volendo fare una causa per un torto subito hanno preferito desistere, magari accettando accordi capestro, per i tempi lunghi e la scarsa fiducia nell’operato dei Tribunali?

Detto questo, continuiamo a occuparci delle riforme sui massimi sistemi del mondo, piuttosto che far funzionare i servizi di base.

16 febbraio
Commenti disabilitati

Renzhatcher

imageA questo punto c’è solo da piegarsi all’ineluttabile e sperare che Renzi possa trasformarsi nella nostra Thatcher, infliggendo all’Italia quella cura da cavallo di cui ha bisogno, anche se in Italia sarà dura visto che, a differenza dell’Inghilterra, il Presidente del Consiglio non conta un cazzo.

Di questo si era lamentato anche Berlusconi, cercando di porvi rimedio, così come all’incontrollato potere delle Procure; senza ottenere alcun risultato per la storica incapacità degli Italiani di ragionare prescindendo dalle barricate e dalle persone.

Questo Renzi l’ha capito subito, scegliendo di ribattezzare “di sinistra” la sua politica in realtà di destra, distruggendo l’opposizione di sinistra dall’interno.

Sbagliavo quindi quando dicevo che nelle primarie Renzi doveva stare a destra. Non avevo capito il suo piano: distruggere il blocco del vecchio apparato sinistrorso dall’interno, per non avere più quel nemico in casa che tanti danni ha fatto in passato, introducendo una nuova divisione degli Italiani fra “nuova destra proponibile” (PD, che chiamerei a questo punto NDP) e “destra improponibile” (Forza Italia, LEGA & c., che chiamerei NDI), fottendo così anche il NCD – che già contava come il due di picche, appeso all’umore dell’attempato erotomane di Arcore – è i grillini, spesso bravi nei contenuti ma improponibili sul piano politico per i loro folli burattinai.

Chi vivrà, vedrà!

27 dicembre
Commenti disabilitati

Scelte dolorose ma necessarie

imageL’Italia è nella scomoda situazione di dover pagare un lungo conto (perché) rimandato per troppo tempo.
Oramai occorre una cura da cavallo.
Non si può agire di cesello, occorre la motosega.
Ė chiaro a tutti che bisogna sacrificare molte situazioni, per salvare chi rimarrà (e l’Italia con loro)
Altrimenti non c’è speranza che si riparta.
Un esempio per tutti: questi i numeri dell’ATAC romano, che ricavo dal corriere:
- 11.804 dipendenti, di cui solo 5900 autisti, 70 controllori. 1.400 (dico 1.400) sono amministrativi;
- 744 milioni di debiti.
E in tutto questo, si parla di 5 milioni di euro di buonuscite per mandar via quei manager incapaci assunti da Alemanno (direi, meglio, Ale-danno, o Ale-magno).
Così, per avere un’elemento di raffronto, mi dicono che tutta la geox va avanti (e bene), in tutto il mondo, con 40 amministrativi.
Il solo maggio musicale fiorentino, ne ha invece 45!
E di questi esempi l’Italia è piena.
Perché dovrei pagare ancora, buttando soldi in questi buchi neri?
Perché l’Alitalia deve essere salvata con i nostri soldi delle Poste, unico ente che può essere obbligato a non fare nemmeno un licenziamento (e perché mai dovrebbe andare meglio se non può essere, per questo, ristrutturata); perché gli immobili devono essere venduti sì, ma alla Cassa depositi e prestiti.
Senza una nostra Tatcher, non avremo la nuova Inghilterra dell’attuale boom economico!

10 settembre
0Comments

“La verità è che non ce state a capi’ più un cazzo, ma da mo!’”

E’ vero, non ne volevo parlare più, ma non è colpa mia se mi ci tirate per i capelli.

Berlusconi.

Ancora stiamo lì a strapparci le vesti perché non è stato messo in galera. Per B. diventiamo tutti fini giuristi esperti di diritto costituzionale, così come per i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, in grado di disquisire – e meglio del disgraziato CT di turno – di formazioni e schemi di gioco.

La realtà, purtroppo, come direbbe il destroide Ennio Fantastichini “è che non ci state a capi’ più un cazzo, ma da mo’! “

Non ci sono bastati 20 anni di Berlusconismo per farci capire che B. ha avuto tutto questo successo anche (e soprattutto) perché era un ottimo collante e “ombrello” per la sinistra, che, in questo modo si è potuta permettere di vivacchiare, limitandosi ogni tanto a puntare il dito contro il puzzone.

Con questo, sia chiaro: B. è indifendibile, ma, lo è allo stesso modo in cui lo sono D’Alema, Amato, Rutelli, Formigoni & c.

Rispetto a questi personaggi, la differenza far destra e sinistra nella condotta politica e di governo è impalpabile: praticamente hanno fatto – e continuano a fare – le stesse cose. Con la differenza che nel frattempo i secondi ti fanno anche la predica, dato che sino a oggi, stranamente, sono rimasti impuniti.

Quello che rifiuto categoricamente è la divisione manichea fra buoni e cattivi che la peggiore sinistra ha imposto.

Da dove vogliamo cominciare?

Dalla legge elettorale? Il famoso porcellum, per cui tanto la sx si straccia la vesti a Roma – solo a parole, visto che Letta ancora ‘sta riforma della legge elettorale, per cui, principalmente, ha ricevuto il mandato da Napolitano, non l’ha fatta – non è altro che la legge regionale toscana, nata prima di quella nazionale. Ma il cinghialum, come la chiama Renzi, in Toscana va bene, perché in Toscana si vince noi.

O forse vogliamo parlare di riforme costituzionali? Quante volte avete sentito dire che la sacra Carta costituzionale, per cui la sx manifesta in piazza in caso di difficoltà, per alternare un po’ rispetto all’additamento continuo del puzzone, non si poteva toccare con riforme unilaterali non condivise? Peccato che quando ha potuto, la sx – da sola – l’ha modificata. Mi riferisco a quella scellerata riforma del titolo V della Costituzione, non approvata dai 2/3 del Parlamento e per questo oggetto di referendum, effettuata dal Governo dell’Ulivo quasi a fine legislatura, di cui, ancora oggi se ne paga le conseguenze con continui ricorsi alla Corte costituzionale per conflitti di attribuzione far Governo e Enti locali. Nonostante questo, 4 anni dopo, improvvisamente, le riforme unilaterali non andavano più bene, al punto che si è paralizzata la riforma del Governo B. del 2005, nonostante che -a differenza di quella del 2001 – fosse stata approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento, mettendo in piedi una sollevazione popolare, conclusasi con il rigetto del referendum confermativo (v. stesso link sopra).

Oppure, infine, vogliamo parlare di scandali finanziari e nomine pilotate? Perché nessuno si chiede come mai, dopo che è saltato il coperchio del MPS, D’Alema parla ancora, con quel fare da primo della classe, e non è in esilio in una sua Hammamet? Era un segreto di pulcinella il fatto che a Siena non si muoveva foglia se d’Alema non voleva. Dalla Banca alla Fondazione e poi, a cascata, in Comune e Provincia, fino ad arrivare alle squadre di calcio e di basket. Come mai non leggo continuamente sui giornali di intercettazioni e fughe di notizie relative alle indagini MPS: forse che il segreto istruttorio, ancora una volta, vale solo da una parte?

In conclusione, e in estrema sintesi, cari amici, anch’io ritengo che B. si un puzzone, ma non accetto che sia a dirmelo chi lo è stato altrettanto, quando ha potuto, e per di più, grazie a una “divina” impunità, definitivamente consolidata in era di tangentopoli e che valse un seggio sicuro di sinistra nel Mugello al buon Di Pietro.

La realtà è che, se non sono mai state fatte la riforma della legge elettorale, una legge sul conflitto di interessi e altre riforme strutturali, è solo perché in parlamento e al governo non c’è stato mai nessuno che abbia potuto alzare il dito a dire che “il re è nudo”, visto che mancava anche lui dei vestiti. In questo Giuliano Ferrara ha tragicamente ragione: la politica oramai è avvitata in un circolo vizioso, per cui coopta solo soggetti compromessi, in modo che possano essere ricattabili.

Motivo per cui, se vogliamo uscirne, smettiamola di chiedere che B. vada in galera, perché oramai non cambierebbe di una virgola la situazione del paese e cominciamo a chiedere piuttosto conto ai nostri governanti di quello che stanno facendo per il bene del paese, stappandogli con forza la foglia di fico del puzzone con cui si stanno coprendo da vent’anni, per nascondere,  che non ce stanno a capi’ più un cazzo, ma da mo’!

12 settembre
0Comments

E QUESTI CHI LI TOCCA?

Si parla di riforme nel nostro paese, come non se ne era mai parlato prima.

E questo è comunque un bene.

Se ne sentono tante.

Io sto tenendo d’occhio quelli di fermare il declino (a destra trovate il link), nati da un’idea di Oscar Giannino, anche se non ho molto apprezzato l’avvicinamento a Italia Futura.

Se si vuole parlare di riforme, bisogna però cominciare a mettere mano anche a questa situazione, denunciata da Edoardo Mori, uno “schifato” ex giudice. Situazione che, credetemi, vista da qua, è veramente vergognosa.