Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

06 dicembre
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Questo è il M5S!

webeteL’ho pensato, l’ho temuto, ma non l’ho detto, per timore del potere evocativo delle parole.

Nonostante questo è successo: l’hanno detto!

Renzi aveva creato un team di persone con il compito di rimettere mani alla P.A. digitale (che, da quello che vedo, è un gran marasma).

Inizialmente, da quello che ho capito, girava tutto attorno a Paolo Barberis, (fondatore, assieme ad altri amici, dei DADA e, più di recente, di un incubatore di start-up), che GRATUITAMENTE si era messo al servizio del paese, per farlo ripartire.

Recentemente, il Team era divenuto un vero e proprio A-TEAM, perché avevano convinto a farne parte, ALTRETTANTO GRATUITAMENTE, tale Piacentini – che nella sua vita ha lavorato negli USA, per 13 anni alla Apple, e per 16 anni in Amazon, fino a diventarne Vice Presidente – per  ”regalare due anni all’Italia” .

Bene. Chiuso il capitolo referendum, quei webeti dei grillini presenti nella Commissione Trasporti – che tanto si sciacquano la bocca con internet & co. – vorrebbero mandare tutto a monte, perché loro saprebbero fare di meglio.

Giuro, non è una barzelletta, e, purtroppo, non c’è niente da ridere: qui trovate la notizia.

Mala tempora currunt!

11 ottobre
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come fossero parole mie

Fassino alla direzione nazionale sono dieci minuti.

Vi chiedo solo di ascoltarlo

11 ottobre
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Sul referendum costituzionale: una parentesi sulla legge elettorale

Perdonatemi: prima di continuare a parlare del parlamento, due parole sulla legge elettorale.

Alla direzione del PD si sono scoperte le carte e la minoranza ha dovuto fare un bagno di realtà ad opera di Fassino (ho beccato per caso in diretta la conclusione del suo intervento).

È stato detto: volete cambiare italicum? Bene! Siamo franchi e diciamoci che significa, smettiamo di parlare in teoria:

1) andare verso il premio di coalizione e non di lista significa obbligare al ritorno dei governi di coalizione. Dite agli elettori con chi li volte fare questi governi? Verdini puzza. Allora Alfano? Vendola? Salvini? Grillo? Con chi???

2) idem per cambiare la legge elettorale: volete cambiarla? A chi andate a chiedere i voti? Grillo? Forza italia? fratelli d’italia? lega?

Finiamola di dire buffonate, per favore

08 ottobre
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Sul referendum costituzionale: il bicameralismo perfetto

La riforma costituzionale si pone il problema del superamento del c.d. “bicameralismo perfetto”, cioè il principio secondo cui esistono due rami del parlamento (Camera e Senato) che hanno gli stessi poteri nella formazione di una legge, per cui questa può essere approvata solo se entrambi i rami concordano sul medesimo testo.

Il bicameralismo, infatti, aveva prodotto il c.d. “effetto navetta“, per cui le proposte di legge fanno la spola da una ramo a un altro del parlamento per cercare di ottenere l’assenso su un testo comune. In Italia, a differenza della Francia, non c’è un limite alle modifiche, per cui la navetta, nella sostanza, può essere infinita e portare a tempi lunghissimi, se non alla paralisi legislativa (oggi ormai il parlamento italiano riesce solo a convertire i D.L., di iniziativa governativa).

Guardando il dibattito Renzi/Zagreblesky, che ho già postato, sono rimasto letteralmente sconvolto nel sentire Zag, prof. di diritto costituzionale, che è stato membro e presidente della Corte costituzionale che candidamente, come un qualsiasi Travaglio, ha affermato delle vere e proprie panzane giuridiche, che sapeva chiaramente essere tali viste le sue particolari conoscenze di diritto costituzionale:

1) “il bicameralismo perfetto esiste anche in altri paesi“. E ha fatto l’esempio di Francia e Stati Uniti.

FALSO per la Francia, vi ho già messo il link: la navetta è limitata dalla prevalenza del Governo e della Assemblea Nazionale sul Senato (leggetevi l’art. 45 della loro costituzione). VERO IN PARTE per gli USA: esiste il bicameralismo, ma è mitigato dai poteri di veto del Presidente.

2) “i due rami del parlamento non hanno uguali poteri, sono uno il controllore dell’altro“. E ha fatto l’esempio del giudice di appello per dimostrare che un sistema in cui l’uno controlla l’altro è perfettamente legittimo.

SUPERPANZANA: non credo occorra essere esperti di diritto per rendersi conto che il paragone non calza. Il giudice d’appello non ha gli stessi poteri del giudice di primo grado, per il semplice motivo che è a lui sovraordinato è ha il potere di rivedere la decisione senza sentire il giudice di primo grado. Per rimanere in metafora, è come se il giudice di appello dovesse riscrive la sentenza d’accordo con il giudice di primo grado, utilizzando le stesse parole.

La realtà è un’altra: la costituzione italiana è “più bella del mondo” sicuramente per la parte prima, ma per quanto riguarda la seconda, è stata scritta con la paura del passato fascismo, per cui ci si è preoccupati, non solo, che esistessero dei contrappesi fra i vari organi costituzionali, a garantirne l’autonomia e indipendenza – ma fra questo vi era anche l’immunità parlamentare, a mio giudizio fatta fuori ingiustificatamente, per spinte populiste (discorso lungo v. qui) – ma che non potesse esistere alcun potere prevalente, nemmeno uno dei due rami del parlamento che, nononostante fossero organo collegiale, comunque rappresentavano elettorati diversi.

Tantomeno si è voluto attribuire un minimo potere in capo a figure uniche o a composizione ridotta, come il presidente del consiglio e il suo Governo, che in Italia, a differenza di altri paesi, contano come il due di picche.

E’ chiaro, però, che così si è sacrificata l’efficienza.

Non volendo toccare la riforma i poteri del PdC e del Governo, che avrebbe attirato ancor più gli strali contro Renzi, come accadde per B., si è solo semplificato il procedimento legislativo, per evitare almeno la navetta parlamentare e stabilendo poi che il Governo (v. nuovo u.c. art. 72)  possa chiedere che “un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo” sia esaminato prioritariamente e deciso in merito dalla Camera entro 60 gg..

Si poteva fare di meglio? Forse sì. Quello sempre. Ma non certo seguendo le obiezioni portate oggi dal NO

(segue)

02 giugno
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14 maggio
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La riforma della scuola

imageSicuramente la riforma della scuola proposta da R. non sarà la migliore possibile.

Mi pare però che avesse un grande merito: quello di introdurre il concetto che anche gli insegnanti, deo gratia, possono essere giudicati.

Chiunque di voi ha figli a scuola sa di cosa sto parlando e, per assurdo, di quanto una simile idea sia rivoluzionaria per il nostro paese, nonostante sia scontata e ordinaria per il resto del mondo.

Ho già scritto in proposito, per cui non sto a ripetermi.

Vi segnalo solo questo sito del ministro dell’istruzione inglese, ricordato in questo ottimo post Oscariano, giusto per avere un’idea di come gira il resto del mondo.

Purtroppo i sindacati hanno già fatto muro, coinvolgendo gli stessi studenti, cinicamente arruolati nella finta battaglia ideologica, che altro non è che il tentativo di conservazione di odiosi privilegi, nella speranza che, grazie al milione di voti che rappresenta la scuola, riescano a ottenere quella vendetta oramai da troppo tempo covata contro R., reo di aver puntato il dito contro la casta che oramai il sindacato rappresenta in Italia.

Continuiamo così: facciamoci del male!

17 aprile
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Paita: una cagata pazzesca?

imageScusate, ma sono solo io a ritenere l’indagine contro la Paita una “cagata pazzesca”?

Come può un assessore, organo politico, essere responsabile giuridicamente (e non politicamente) per mancato allarme per l’alluvione?

E soprattutto, c’è qualcuno che crede una simile iniziativa della procura, in prossimità delle elezioni, sia in buona fede?

E in ultimo, perché Renzi non si sta rivoltando violentemente contro questa folle iniziativa, additandola all’opinione pubblica come tale? Ha paura di fare la fine di B.?

 

12 febbraio
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01 febbraio
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La macchina del fango

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ph. sportmediaset.mediaset.it

Come ben sa chi mi conosce, non condivido totalmente (per usare un eufemismo) lo stile di Renzi, ma ancor meno comprendo questo desiderio di buttarla sempre in vacca di molti giornalisti italiani, al solo evidente (anche se non dichiarato) scopo di cavalcare l’onda di un qualunquismo da Facebook.

Credo che nessun persona sana di mente o in buona fede possa mettere in dubbio la rettitudine morale di Mattarella, come le azioni, più che le parole (i siciliani non amano parlare molto) dimostreranno (v. già qui).

Proprio la levatura morale dell’uomo è stata la mossa politica vincente di R., che ha messo in crisi B., i grillini, nonché la stessa corrente minoritaria di sinistra, non essendoci ragioni reali per non votarlo.

Sarà anche un democristiano, ma è di tradizione morotea. Di quella razza che non ha avuto problemi a sbattere la porta in faccia (ma senza bisogno di alzare la voce) al suo P.d.C. (Andreotti) quando si trattava di votare la Mammì.

Buttare lì, poi, nello stile tipico de Il Fatto, velate accuse di mafiosità, nei confronti di un uomo che ha visto morire fra le braccia il fratello, presidente della Regione siciliana proprio perché stava cercando di contrastare la mafia, l’ho trovata una meschinità bella e buona.

Per non parlare, del commento di Salvini, utile solo a fargli perdere in un colpo solo quella credibilità agli occhi di tutti gli italiani (e non solo dei fedeli leghisti) che stava cercando di conquistare a forza di felpe

30 gennaio
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Think positive!

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Ph. Justin Brown on flickr

In queste giornate fredde ma politicamente caldissime in cui Renzi si appresta a trombare anche B., confermando la costante della sua carriera per cui gli accordi servono a preparare la strada per fotterti (#silviostaisereno), mi sento di spezzare una lancia a favore di R., riconoscendogli il merito del cambiamento in città, come testimonia questa entusiasta canadese.

Come sa chi mi conosce, sulla pedonalizzazione del duomo la penso diversamente, nel senso che io non avrei visto nulla di male a combinarla con il passaggio del (solo) tram, in modo da impedire tutti quegli inutili giri dei mezzi e l’abbandono del centro ai turisti.

Però, il merito della “scossa” va riconosciuto.

31 marzo
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Perché l’efficienza della Giustizia non è una priorità?

Oggi, viaggio a vuoto a Firenze-Siena, in quel percorso di guerra che è l’Agiustizia_lumacautopalio, perché lo spostamento di udienza, disposto il 20 marzo, non mi era stato comunicato, visto che, nell’era di internet, consolle digitali, pec, mail, fax e telefono, la Cancelliera si limita a fare le comunicazioni prendendo i fascicoli che trova nell’armadio – “perché il computer spesso mi si blocca” – e il mio era fuori posto.

Vi tralascio le giustificazioni addotte dalla Cancelliera, perché sennò mi ci incazzo di nuovo.

A chi in questi giorni si sta occupando di fare ripartire il Paese, chiedo: dove vogliamo andare?

Sbaglio, o non ho sentito nessuno tuonare contro l’inefficienza della macchina della Giustizia, a parte mere affermazione di principio, condite con boutade sull’abolizione del Giudice amministrativo, colpevole di non lasciare liberi i Sindaci di lavorare, o peggio, semplici generalizzazione da Bar ?

Il fatto che nella classifica sull’efficienza della Giustizia siamo sempre gli ultimi, non è visto come un problema?

O, piuttosto, come ho scritto mille volte - tipo qui - chi tocca muore?!

Giusto per ricordare di cosa stiamo parlando: Firenze (no Burundi – senza offesa per gli abitanti di quel paese – o qualsiasi paesello della circumvesuviana – idem come sopra), attuale prima udienza della Corte d’appello: 2025/2026, cioè fra 11/12 anni, Tribunale, con rinvii di 1/2 anni, salvo, ovviamente i Giudici più efficienti e volenterosi che, guarda caso, riescono a tenere tempi più umani, senza alcun compromesso sulla qualità delle sentenze.

E tutto questo, con costi per l’accesso alla Giustizia esorbitanti.

Con questi presupposti, perché un imprenditore sano di mente dovrebbe investire in Italia? Perché una persona dovrebbe affittare casa, sapendo che il diritto al pagamento del canone e a vedersi restituire la casa, magari anche non a pezzi, non è garantito?

Quanti di voi, volendo fare una causa per un torto subito hanno preferito desistere, magari accettando accordi capestro, per i tempi lunghi e la scarsa fiducia nell’operato dei Tribunali?

Detto questo, continuiamo a occuparci delle riforme sui massimi sistemi del mondo, piuttosto che far funzionare i servizi di base.

28 marzo
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Foto del giorno (su La Stampa)

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24 marzo
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Effetto Renzi

Primarie del PD a Firenze: un successone!

Nel senso che ha votato poco meno del 3% della popolazione, senza nemmeno raggiungere quella soglia di 13.000, indicata prima delle votazioni come un successo nella partecipazione.

La ragione è semplice: fino a ieri nessuno poteva parlare di primarie, perché il padrepadrone di Firenze, campione mondiale del piede in tre staffe, aveva deciso che non si potessero fare visto che avrebbe partecipato alle elezioni e, quale sindaco uscente, aveva il diritto di essere considerato il candidato del PD, senza alcuna verifica popolare.

Poi si sa le cose come sono andate, e Firenze ha dovuto rabberciare in fretta e furia delle primarie farsa, per incoronare il delfino designato.

E ora sono tutti contenti.

11 marzo
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Sgravi irpef/irap: una interessante chiave di lettura

Mi pare che Renzi abbia già deciso, scegliendo l’irpef .

Secondo questa lettura, quindi, è un conservatore.

Perché non mi stupisco?

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25 febbraio
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La giustizia amministrativa (parlandone seriamente)

Riporto la sintesi dell’intervento del Presidente della neonata Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti, Umberto Fantigrossi a una Tavola Rotonda di ieri a Firenze, mentre giungeva l’eco della furia iconoclastica del nuovo governo.

«La nascita dell’unione nazionale degli avvocati specialisti in diritto amministrativo coincide con un momento particolare del dibattito politico ed istituzionale nel nostro paese nell’ambito del quale si sono recentemente registrati reiterati attacchi alla giustizia amministrativa. In nome della semplificazione si invoca da più parti la stessa abolizione di istituti fondamentali del nostro processo, come la tutela cautelare, e si arriva ad auspicare il forte ridimensionamento delle competenze dei TAR e del Consiglio di Stato. A ben guardare questo fuoco incrociato viene da due diverse angolazioni. Acuendo ancora lo sguardo non è difficile capire che c’è anche un forse inconsapevole “fuoco amico”. Quanto alla prima delle due angolazioni, quella da cui arrivano le cannonate più forti, si tratta della storica avversione di chi detiene il potere o di chi lo sta conquistando per ogni forma di controllo o peggio di annullamento delle proprie decisioni. Il “sovrano” anche dopo due secoli di vita dello Stato di diritto vorrebbe tornare ad essere legibus solutus e come tale allo stesso modo sottratto al sindacato giurisdizionale. Non credo infatti a che il vero obiettivo di questo attacco sia il passaggio di questo tipo di contenzioso al giudice ordinario – passaggio che non farebbe che aggravare le pessime condizioni della giustizia civile – ma piuttosto sottrarre ancor più ambiti dell’azione amministrativa al controllo dei giudice. Al riguardo non c’è molto da dire se non auspicare che siano i cittadini-elettori a esercitare meglio il proprio potere di scelta degli eletti orientando il proprio voto su coloro che almeno nelle intenzioni risultino più affidabili quanto a rispetto dei principi della costituzione e dell’Unione europea. Quanto al secondo fronte, si tratta del mondo della comunicazione. Qui dobbiamo registrare una scarsissima conoscenza della realtà della giustizia amministrativa che obiettivamente non gode di “buona stampa”. Su questo fronte l’Unione dovrà mettere in cantiere efficaci interventi, anche formativi, perché non si leggano più, anche su quotidiani a diffusione nazionale, madornali strafalcioni sulla realtà del processo amministrativo, sulle sue funzioni e sui limiti del relativo sindacato. Il terzo fronte, quello più delicato, e’ quello interno, rappresentato da una tendenza, ancora molto forte, a difendere il sistema così come si è consolidato e a non voler cogliere le imprescindibili esigenze di cambiamento. Penso in particolare ai temi dell’accessibilità alla giustizia, anche sotto il profilo economico, dell’eccessivo accentramento territoriale delle competenze, dell’ancora embrionale informatizzazione. Sono queste le sfide sulle quali gli avvocati si offrono per un confronto ed una positiva collaborazione con la magistratura amministrativa, consapevoli che solo uscendo da una logica di parte e mettendosi dalla parte del sistema si possono determinare riforme davvero incisive come quello di cui il paese ha bisogno estremo.»

 

25 febbraio
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Come se fosse antani

Ho il terrore che a questo giro la supercazzola prematurata non stia funzionando:

Renzi – 24 febbraio 2014: votanti 309, favorevoli 169

Letta – 11 dicembre 2013: votanti 300, favorevoli 173

Che dio ce la mandi buona!


 

24 febbraio
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Poveri noi! (breaking news)

“Credo sia arrivato il momento di mettere nel mese di giugno (sarà compito del Ministro competente) all’attenzione di questo Parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente. Parto dalla giustizia amministrativa. Siamo un Paese in cui – lasciatevelo dire da chi costantemente ci batte la testa – lavorano più, negli appalti pubblici, gli avvocati che i muratori. (Applausi dai Gruppi PD e Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e dei senatori Carraro, Dalla Zuanna e Di Biagio). Negli appalti pubblici non c’è alternativa al ricorso sul controricorso con la sospensiva. Siamo al punto che i tribunali amministrativi regionali discettare di tutto. Siamo al punto che un provvedimento di un sindaco (in alcuni casi, anche del Parlamento) è comunque costantemente rimesso in discussione in una corsa ad ostacoli impressionante. Ma come possiamo dare certezza del diritto se noi per primi abbiamo un sistema (sono partito da quello amministrativo) che crea inquietudine non già soltanto agli investitori stranieri, ma agli stessi operatori del diritto, a partire dai giudici amministrativi che in più circostanze hanno sottolineato la necessità di riforme strutturali?” – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Governo-il-discorso-integrale-di-Matteo-Renzi-che-chiede-la-fiducia-al-Senato-341c1406-8ad6-46db-9c8e-6efcd66b777f.html#sthash.BE3842jt.dpuf

18 febbraio
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Suggerimenti non richiesti, per chi non è solito ascoltare.

Da quello che trapela sui giornali, parrebbe che nella “Agenda” del futuro Governo Renzi, non vi sia posto per un intervento correttivo sulla Giustizia Civile e Amministrativa.

Capisco che in Italia “chi tocca muore”, ma proprio dalla spregiudicatezza che caratterizza il personaggio, mi aspettavo almeno due parole sull’esigenza di mettere mano al nostro sistema giudiziario civile e amministrativo, che fa acqua da tutte le parti, e che fino oggi non è stato oggetto di attenzione, per la sovraesposizione di quello penale.

Così, di botto, mi verrebbe di mettere le mani su questi aspetti:

- costo di accesso alla giustizia: il contributo unificato e marche da bollo, sono chiaramente esosi e imposti per il malcelato scopo di “filtrare” l’accesso alla giustizia, specie nell’amministrativo

- tempi della giustizia folli: a Firenze (non nel profondo sud, con tutto il rispetto per il profondo sud, espresso da chi ha un padre siciliano) l’attuale prima udienza della Corte di Appello civile è 2024/2025 (e poi rimane la Cassazione). Dell’amministrativo neanche a parlarne, visto che provvedimenti cautelari non vengono quasi più concessi e per la discussione si attende anche 10 anni.

E’ chiaro che, se vogliamo attirare investimenti dall’estero ed evitare la fuga di capitali, bisogna pensare a un sistema giudiziario che dia risposte in tempi umani e non stellari.

Per quale motivo un imprenditore dovrebbe investire in Italia se il tempo medio di recupero di un credito è 1.200 giorni, quando la media europea è di 400?

16 febbraio
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Renzhatcher

imageA questo punto c’è solo da piegarsi all’ineluttabile e sperare che Renzi possa trasformarsi nella nostra Thatcher, infliggendo all’Italia quella cura da cavallo di cui ha bisogno, anche se in Italia sarà dura visto che, a differenza dell’Inghilterra, il Presidente del Consiglio non conta un cazzo.

Di questo si era lamentato anche Berlusconi, cercando di porvi rimedio, così come all’incontrollato potere delle Procure; senza ottenere alcun risultato per la storica incapacità degli Italiani di ragionare prescindendo dalle barricate e dalle persone.

Questo Renzi l’ha capito subito, scegliendo di ribattezzare “di sinistra” la sua politica in realtà di destra, distruggendo l’opposizione di sinistra dall’interno.

Sbagliavo quindi quando dicevo che nelle primarie Renzi doveva stare a destra. Non avevo capito il suo piano: distruggere il blocco del vecchio apparato sinistrorso dall’interno, per non avere più quel nemico in casa che tanti danni ha fatto in passato, introducendo una nuova divisione degli Italiani fra “nuova destra proponibile” (PD, che chiamerei a questo punto NDP) e “destra improponibile” (Forza Italia, LEGA & c., che chiamerei NDI), fottendo così anche il NCD – che già contava come il due di picche, appeso all’umore dell’attempato erotomane di Arcore – è i grillini, spesso bravi nei contenuti ma improponibili sul piano politico per i loro folli burattinai.

Chi vivrà, vedrà!

13 febbraio
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Amen

Da fiorentino, constato con dispiacere che, grazie alla politica del #piedesuduestaffe (o forse erano tre?) del nostro #sotuttoiofacciotuttoio Renzi, Firenze, snobbata all’ultimo secondo per un boccone più allettante, si trova a non aver più i tempi per fare delle #primarie serie. Così imparate a fidarvi di chi è mosso solo da un’ambizione personale smisurata.

Con buona pace del #benecomune.

(ora, mi raccomando, riditemi che è il meno peggio, così mi incazzo ancor di più)