Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

05 dicembre
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05 dicembre
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Contenti voi…

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27 novembre
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Voto si, anche per riallineare la costituzione reale a quella materiale

Qualcuno più autorevole di me ha scritto che la riforma su cui si va a discutere ha il pregio di riallineare la costituzione reale a quella materiale, anche allo scopo di ridurre il potere interpretativo della Corte costituzionale, il cui plotone dei presidenti emeriti (emeriti in quanto a macchina con autista) guarda caso è schierato sul fronte del no.

Ho letto la sentenza della Corte costituzionale n. 251/2016 sulla riforma Madia, e mi pare caschi a fagiolo.

Vi segnalo questo passaggio “È pur vero che questa Corte ha più volte affermato che il principio di leale collaborazione non si impone al procedimento legislativo. Là dove, tuttavia ….”.

In italiano: “è vero che abbiamo sempre detto l’opposto, ma stavolta abbiamo cambiato idea”.

Direi, grande spottone a favore del SI

14 novembre
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Gli inglesi sono arrabbiati, gli americani sono arrabbiati, anche gli italiani sono arrabbiati: brutto momento per fare un referendum

imagesLa lunga via crucis che ci sta portando verso il referendum costituzionale sta giungendo a compimento e ho il terrore che si concluda sul Golgota.

Le recenti votazioni popolari, in particolar modo il referendum per Brexit e le presidenziali USA, ci stanno facendo vedere una larga fetta della popolazione incazzata, che, non sapendo chi accusare per lo stato in cui si trova, colpisce a casaccio, in base agli umori di pancia (Grillo ha addirittura legittimato questo tipo di votazione per il referendum costituzionale), puntando al politico di turno al potere.

Nessuno vuol ragionare. Come ha ben chiarito Moore per Trump, si tratta del vaffa più grande della storia.

A questo vaffa, in Italia, si aggiungono anche:

- i teorici dello spaccamento del cappello in 4, tipici della nostra sinistra, “benaltristi” per professione, che però portano allo stesso risultato disfattista;

- la pletora di rancorosi politici della vecchia guardia – sia anagrafica, che mentale – che pensano di sfruttare l’occasione per tornare alla prima repubblica;

- tutta una serie più disparata di politici e intellettuali “sciolti” che non hanno niente in comune se non l’odio per Renzi, che strumentalizzano argomenti tecnici fingendo di avere un’opposizione al merito della riforma (si pensi che CasaPound, e dico CASA POUND, teme la deriva autoritaria della riforma e si erge, assieme all’ANPI, a tutela della costituzione, così come la teme lo stesso Berlusconi, che, però, nel 2006 aveva previsto, nella SUA riforma costituzionale – bocciata dagli elettori – che il premier potesse sciogliere le Camere :-D ).

Sarò anziano (si nasce incendiari e si muore pompieri), ma” rovesciare il tavolo” non mi pare un grande obiettivo, specie in questo momento delicato.

Per questo ho paura per il 4 dicembre, perché nessuno si sta chiedendo chi raccatterà i cocci.

Sempre per la stessa ragione non finirò mai di maledire l’errore politico di un uomo che, non essendocene bisogno, è andato a cacciarsi in questo cul-de-sac: oramai nessuno lo ricorda più, ma se siamo a votare il referendum è per la raccolta di firme del comitato del sì, perché quelli del no hanno invece fallito l’obiettivo. Si è così stravolto l’istituto del referendum costituzionale che sarebbe “oppositivo”, nel senso che è posto a tutela della minoranze, per rovesciare l’esito della votazione in parlamento, ed invece è stato voluto in questa occasione a scopo “confermativo”, a “glorificazione” del voto già espresso dalla maggioranza.

Ce n’era bisogno? Nell’epoca del qualunquismo imperante e della rabbia di pancia, credo proprio di no. Chiedete a Cameron ;-)

Fingers crossed

 

 

 

03 novembre
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12 ragioni per votare sì al referendum

Trovo questo dodecalogo per il sì, che mi sento di sottoscrivere integralmente.

 

03 novembre
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Sul referendum costituzionale: un’altra parentesi sulla legge elettorale

38_brancaleoneDa i commenti che raccolgo in giro, credo di dover tornare a parlare di Italicum, perché sto leggendo delle castronerie sesquipedali.

Premetto che, come cittadini, siamo chiamati a votare sulla riforma costituzionale e non sulla legge elettorale: pare lapalissiano ma, evidentemente, per molti così non è.

Premetto ancora che io, a differenza di Zag, sono fermamente convinto che il proporzionale non sia adatto all’Italia, perché ha prodotto un proliferamento di partiti minori, con la necessità di governi di ampia coalizione (e di corrispondenti ampi poteri di veto) e che, sempre a differenza di Zag, ritengo che la legge elettorale serva anche a individuare chi deve governare.

In questo specchietto predisposto dalla Camera dei Deputati è illustrato perfettamente come funziona l’Italicum.

Qui, invece, trovate come funziona il sistema elettorale dei Comuni, in particolar modo quello dei Comuni superiori a 15.000 abitanti.

Giochiamo a “trova le differenze”. Vi aiuto:

a) entrambi hanno la soglia di sbarramento al 3%. La differenza è che per il Consiglio comunale è applicata anche alla sola coalizione e non alla singola lista, nel senso che passano anche partiti sotto il 3, purché apparentati con altre liste sopra il 3. Questo mi pare corretto, perché serve a evitare la proliferazione di partiti minuscoli e micropoteri relativi;

b) entrambi hanno il premio di maggioranza (in prima battuta o a seguito di ballottaggio). La differenza è che, per la Camera, è attribuito a chi raggiunge il 40% e da diritto a 340 seggi (pari al 53,97% dei seggi), mentre per il Consiglio Comunale da diritto al 60% dei seggi

c) Nei comuni si elegge anche il Sindaco, mentre il Presidente del Consiglio - checché ne dicano i Grillini & co. - non è votato dagli italiani, né a costituzione vigente, né a costituzione oggetto di referendum, ma ottiene la fiducia del parlamento (oggi Camera e Senato, con la riforma, della sola Camera) e non importa nemmeno che sia parlamentare.

Mi chiedo quindi: dov’è lo scandalo? Perché per i Sindaci va bene e per il Parlamento no. Un governo che emerge da queste elezioni, per me, non ha più scuse: ha tutti i numeri per governare e per essere giudicato alle elezioni successive sulla base di quello che ha fatto, senza dover compiere scelte di compromesso per accontentare partiti minori, di coalizione o in appoggio esterno, che altrimenti possono far saltare il voto.

Dov’è stanno la deriva dittatoriale, il golpe o altre stronzate simili?. Abbiamo tutti sindaci golpisti in Italia? Perché se così è, lo è anche la Appendino di Torino che, al primo turno ha preso il 30,92% (contro il 41,83 di Fassino), al ballottaggio il 54,56% (contro il 45,44 di Fassino) e, nonostante questo, ha ottenuto 24 seggi, contro i 10 di Fassino, pari a più del doppio! Però, in questo modo, può governare, e non ha scuse: se sbaglia, al giro successivo non sarà rieletta.

Troppo semplice? E allora continuiamo a tenerci le grandi coalizioni all’armata Brancaleone, composte da gente che non ha niente in comune, salvo il nemico, e che quindi, una volta vinto, non è in grado di governare.

 

 

 

11 ottobre
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come fossero parole mie

Fassino alla direzione nazionale sono dieci minuti.

Vi chiedo solo di ascoltarlo

11 ottobre
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Sul referendum costituzionale: una parentesi sulla legge elettorale

Perdonatemi: prima di continuare a parlare del parlamento, due parole sulla legge elettorale.

Alla direzione del PD si sono scoperte le carte e la minoranza ha dovuto fare un bagno di realtà ad opera di Fassino (ho beccato per caso in diretta la conclusione del suo intervento).

È stato detto: volete cambiare italicum? Bene! Siamo franchi e diciamoci che significa, smettiamo di parlare in teoria:

1) andare verso il premio di coalizione e non di lista significa obbligare al ritorno dei governi di coalizione. Dite agli elettori con chi li volte fare questi governi? Verdini puzza. Allora Alfano? Vendola? Salvini? Grillo? Con chi???

2) idem per cambiare la legge elettorale: volete cambiarla? A chi andate a chiedere i voti? Grillo? Forza italia? fratelli d’italia? lega?

Finiamola di dire buffonate, per favore

08 ottobre
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Sul referendum costituzionale: il bicameralismo perfetto

La riforma costituzionale si pone il problema del superamento del c.d. “bicameralismo perfetto”, cioè il principio secondo cui esistono due rami del parlamento (Camera e Senato) che hanno gli stessi poteri nella formazione di una legge, per cui questa può essere approvata solo se entrambi i rami concordano sul medesimo testo.

Il bicameralismo, infatti, aveva prodotto il c.d. “effetto navetta“, per cui le proposte di legge fanno la spola da una ramo a un altro del parlamento per cercare di ottenere l’assenso su un testo comune. In Italia, a differenza della Francia, non c’è un limite alle modifiche, per cui la navetta, nella sostanza, può essere infinita e portare a tempi lunghissimi, se non alla paralisi legislativa (oggi ormai il parlamento italiano riesce solo a convertire i D.L., di iniziativa governativa).

Guardando il dibattito Renzi/Zagreblesky, che ho già postato, sono rimasto letteralmente sconvolto nel sentire Zag, prof. di diritto costituzionale, che è stato membro e presidente della Corte costituzionale che candidamente, come un qualsiasi Travaglio, ha affermato delle vere e proprie panzane giuridiche, che sapeva chiaramente essere tali viste le sue particolari conoscenze di diritto costituzionale:

1) “il bicameralismo perfetto esiste anche in altri paesi“. E ha fatto l’esempio di Francia e Stati Uniti.

FALSO per la Francia, vi ho già messo il link: la navetta è limitata dalla prevalenza del Governo e della Assemblea Nazionale sul Senato (leggetevi l’art. 45 della loro costituzione). VERO IN PARTE per gli USA: esiste il bicameralismo, ma è mitigato dai poteri di veto del Presidente.

2) “i due rami del parlamento non hanno uguali poteri, sono uno il controllore dell’altro“. E ha fatto l’esempio del giudice di appello per dimostrare che un sistema in cui l’uno controlla l’altro è perfettamente legittimo.

SUPERPANZANA: non credo occorra essere esperti di diritto per rendersi conto che il paragone non calza. Il giudice d’appello non ha gli stessi poteri del giudice di primo grado, per il semplice motivo che è a lui sovraordinato è ha il potere di rivedere la decisione senza sentire il giudice di primo grado. Per rimanere in metafora, è come se il giudice di appello dovesse riscrive la sentenza d’accordo con il giudice di primo grado, utilizzando le stesse parole.

La realtà è un’altra: la costituzione italiana è “più bella del mondo” sicuramente per la parte prima, ma per quanto riguarda la seconda, è stata scritta con la paura del passato fascismo, per cui ci si è preoccupati, non solo, che esistessero dei contrappesi fra i vari organi costituzionali, a garantirne l’autonomia e indipendenza – ma fra questo vi era anche l’immunità parlamentare, a mio giudizio fatta fuori ingiustificatamente, per spinte populiste (discorso lungo v. qui) – ma che non potesse esistere alcun potere prevalente, nemmeno uno dei due rami del parlamento che, nononostante fossero organo collegiale, comunque rappresentavano elettorati diversi.

Tantomeno si è voluto attribuire un minimo potere in capo a figure uniche o a composizione ridotta, come il presidente del consiglio e il suo Governo, che in Italia, a differenza di altri paesi, contano come il due di picche.

E’ chiaro, però, che così si è sacrificata l’efficienza.

Non volendo toccare la riforma i poteri del PdC e del Governo, che avrebbe attirato ancor più gli strali contro Renzi, come accadde per B., si è solo semplificato il procedimento legislativo, per evitare almeno la navetta parlamentare e stabilendo poi che il Governo (v. nuovo u.c. art. 72)  possa chiedere che “un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo” sia esaminato prioritariamente e deciso in merito dalla Camera entro 60 gg..

Si poteva fare di meglio? Forse sì. Quello sempre. Ma non certo seguendo le obiezioni portate oggi dal NO

(segue)

06 ottobre
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Sul referendum costituzionale: le modifiche aumentano i poteri del premier? (segue…)

La prima critica mossa alla riforma è che aumentano i poteri del Presidente del Consiglio.

FALSO: la parte della costituzione relativa ai poteri del Presidente del Consiglio non è toccata. Il Presidente del Consiglio anche dopo la riforma continuerà avere gli stessi poteri previsti dall’art. 95, che non è toccato dalla riforma, e, cioè, praticamente nessuno, solo poteri c.d. di “personal suasion”: non nomina i ministri, non li può revocare, non ha nessun controllo del parlamento. Niente di niente. Ne ora, ne domani, se passa la riforma.

La tesi di chi osteggia il referendum, portata avanti da Travaglio e sposata anche da Zagrebelsky (v. puntata di Mentana sotto, intorno al minuto 19) è che la riforma va letta assieme alla legge elettorale, perché le costituzioni vanno lette nel contesto (?!).

Ora, a prescindere da ogni considerazione sulla legge elettorale, resta il fatto che giudicare l’impostazione di una riforma costituzionale, perché letta, come si dice, “in combinato disposto” con una legge ordinaria (perché di fatto la legge elettorale è una legge ordinaria) e che peraltro in Italia dura, come si dice a Livorno, quanto un gatto sull’Aurelia, mi pare una boiata pazzesca.

Stiamo o non stiamo discutendo se confermare o meno una riforma della costituzionale destinata a durare, in teoria, a tempo indeterminato (la precedente riforma è del 2001, quella del Titolo V, ad opera della sola sinistra – ma si vede che allora, siccome l’aveva voluta D’Alema si poteva ;-) ). E allora perché dobbiamo giudicarla in base ad altra legge contingente, peraltro non ancora in vigore e che con buona probabilità non rimarrà o, comunque, potrà essere cambiata senza alcuna procedura rafforzata come una qualsiasi legge ordinaria?

In ogni caso, la prova che questa critica si basi su di un ragionamento assurdo è data dallo stesso Zag. (v. il filmato intorno al minuto 30) perché per sostenerla è costretto a dire che una legge elettorale non serve a individuare una forza politica che deve governare (?!), come se ogni governo debba essere costretto dalla legge elettorale a non aver i numeri per governare se non accorpando come è stato fino a oggi le forze politiche più disparate, istituzionalizzando così il governo per “compromesso”, grazie al quale non esistono scelte nette (giuste o sbagliate) su cui gli elettori possono giudicare alle elezioni successive, ma solo scelte di compromesso (sbagliate a prescindere).

Perché sia chiaro: per il me il proporzionale puro è come la corazzata Potemkin: una cagata pazzesca. Perché ha accentuato la parcellizzazione dei partiti, per ottenere l’accesso a finanziamenti pubblici, comportando la creazione di micropoteri che hanno paralizzato il paese, con l’assurdo risultato che non decideva la maggioranza ma il partito minore, “ago della bilancia”.

P.S. aggiungo, che Quagliarello ha contestato la riforma per ragioni opposte, perché il premier ha pochi poteri (giuro!!). Cito testualmente “si sarebbe dovuto disegnare un nuovo equilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo, rafforzando il ruolo e le prerogative del capo del governo” (l’intervento del 29 agosto è su Huffpost), apprezzando sul punto la riforma proposta da Berlusconi (e bocciata dal referendum del 2006), per la quale invece, a suo tempo, tutti si tracciarono le vesti perché dava al premier il potere di sciogliere le camere.

Insomma, la riforma di B. non andava bene perché dava troppi poteri al premier; quella di R. non va bene perché non dà poteri al premier, ma li darebbe in base alla legge elettorale (non in base alla riforma costituzionale ;-) ), e allora non va di nuovo bene. Siamo alle solite: malattia da “benaltrismo”, cioè sarebbero ben altre le riforme da approvare. L’importante è che non siano mai quelle proposte oggi. E così si va avanti all’infinito, alla ricerca di un chimerica “propostissima” di cui nessuno è nemmeno in grado di definirne il contenuto.

(segue)

05 ottobre
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Sul referendum costituzionale: parlo mai di astrofisica io? (segue…)

Giuro che non ne posso più.

Da tecnico del settore (passatemi la parola) non tollero più questo pressapochismo, questa cialtrona malafede con cui i fautori del No portano avanti le loro idee.

Accetterei più volentieri un “vogliomettereindifficoltàRenziperchémistasulcazzoelovogliomandareacasa”, piuttosto che paludamenti del medesimo pensiero con menzogne tecniche, buone da far ripetere a pappagallo ad una pletora di seguaci, nella speranza di spacciarle per vere.

Cercherò, quindi, di richiamare le principali accuse menzognere alla riforma per dimostrarne la smentita, a vantaggio di chi ancora sia indeciso e voglia affrontare la questione nel merito e non per barricate.

Metto subito le mani avanti: chi mi conosce sa che l’espressione “non amo Renzi”, se detta da me, è un grande eufemismo. credo però di essere abbastanza adulto per valutare la riforma indipendentemente dal soggetto che la propugna, se mi si chiede di esprimere il mio giudizio con un voto.

Tanto premesso, per adesso, (ri)beccatevi questa doverosa citazione. (Segue….)