Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

01 settembre
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Anno migliore 3 (una breve digressione): come fanno gli altri?

imageNella mia consueta spippolata mattutina su Internet in orari pre-gallici (nel senso di prima del canto del gallo) mi sono imbattuto in questo articolo di un autore americano di PNL (pubblicato sul world economic forum) che rappresenta un completo compendio di “pensiero positivo”, derivato dall’osservazione delle costanti comportamentali delle persone di successo [Per chi volesse sapere meglio cosa intendo per pensiero positivo secondo la PNL (in inglese NLP) è sufficiente che segua il tag in fondo al post e troverà tutti i precedenti post sull'argomento].

Quanto si legge nell’articolo è legato al tema “anno migliore” perché raccontandoci quali sono i comportamenti comuni delle persone di successo, nella sostanza, ci mostra quali siano gli atteggiamenti da adottare e la modalità in cui porsi rispetto al mondo per ottenere il massimo dalle proprie capacità.

Se vogliamo far sì che questo anno che viene sia il nostro anno migliore, dobbiamo quindi riflettere su questi atteggiamenti e, soprattutto, fare propri i comportamenti in esso indicati, in modo da garantirci il miglior risultato possibile. D’altro canto, in omaggio a uno dei principi fondativi della PNL, mi sembra abbastanza chiaro che, se quest’anno vogliamo ottenere risultati migliori e quindi diversi, non abbiamo altra strada che adottare comportamenti diversi da quelli tenuti fino ad oggi, seconudo la regola riassumibile in questa semplice formula:

comportamenti uguali=risultati uguali; comportamenti diversi=risultati diversi.

Tutto questo per convincervi a spendere 15 minuti del vostro prezioso tempo a leggerle l’articolo. Poi, giuro, ricominciamo da dove eravamo rimasti.

30 agosto
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Anno nuovo, vita nuova (puntata 2) – first: celebrate!

Prima di affrontare i propositi per il nuovo anno, fatemi spendere due parole sull’anno passato.

Per avere le energie psichiche per affrontare i nuovi propositi senza essere sopraffatti da una sensazione di inadeguatezza, occorre, infatti, “celebrarsi” – to celebrate è il termine americano, derivato dalla Pnl – riconoscendo i propri risultati positivi ottenuti l’anno precedente. Questo serve, non solo ad accrescere la propria autostima, ma a far realizzare al nostro inconscio che siamo in grado di fare qualcosa di buono e ottenere risultati positivi, e che quindi i buoni propositi non sono da archiviare fra i “sogni”, ma si riferiscono a obiettivi reali che, come tali, possono di essere realizzati attraverso comportamenti concreti.

Se guardo al mio anno “scolastico” passato, non posso nascondere che sia stato faticoso. In particolare, un evento terribile imprevisto ne ha segnato gran parte della durata.

Non voglio parlarne. Sicuramente però è uno di quegli eventi che io definisco “prima e dopo”, nel senso che hanno forza di caratterizzare la tua esistenza in termini di prima e dopo di esso.

Ma siccome stiamo parlando di risultati positivi, se penso all’evento che più ha segnato positivamente l’anno passato e che sia dipeso da un mio comportamento volontario e non da meri “accidenti”, sicuramente  è stata la scelta – anche in conseguenza di quell’evento – di iniziare un percorso di analisi. Grazie anche a chi mi stava attorno, ho avuto la forza di mettermi nelle mani di qualcuno, spendendo tempo e denaro per conoscermi meglio.

Ecco: questa è stata sicuramente la scelta migliore che ho fatto nell’anno passato e che mi sento di celebrare con voi, perché per me non è stata, né semplice, né scontata e oggi ne vado fiero.

Così: let’s celebrate! (volume a palla!!)

 

 

23 novembre
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“…perché: finiamo un mandato e poi preoccupiamoci del resto!”

La P.N.L. distingue le persone secondo schemi di comportamento standardizzati inconsci, definiti “metaprogrammi”, veri e propri filtri “software” con cui il nostro cervello gestisce inconsciamente le informazioni e determina le nostre reazioni e i nostri comportamenti.

Una distinzione è quella fra personalità “opzionali” e personalità “procedurali”: le prime sono quelle che reagiscono immediatamente a uno stimolo e per questo sono affascinati dalle nuove sfide, nelle quali si lanciano con ardore e impegno, riuscendo a trascinare gli altri. Dei veri e propri “pionieri”. Il lato negativo di queste personalità è che raggiunta la meta, sia annoiano e pensano già a quella successiva.

Le personalità, procedurali, all’apposto sono quelle che ragionano per processi e, quindi, hanno bisogno di tempo per elaborare la realtà, per definire nei dettagli la procedura da seguire. Il lato positivo di questo secondo metaprogramma è che le personalità di questo tipo sono ben organizzate e sono in grado di determinare nel dettaglio le procedure per ottimizzare i comportamenti propri e del proprio team, per consolidare risultati raggiunti e renderli pienamente efficienti e efficaci. Il lato negativo è rappresentato dall’allergia alle novità e dalla lentezza con cui si adattano alle nuove situazioni.

Renzi è un tipico caso di personalità “opzionale”, al punto tale che, raggiunto un risultato, si annoia subito e già pensa al successivo.

In assoluto, quindi, la persona meno adatta a governare.

Come tutti, poi, è bravo a riconoscere negli altri i propri difetti.

Per fortuna (per il momento) la rete ancora ricorda.

08 agosto
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Essere o non essere (II parte)

Nel libro di Legrenzi  è accennato un altro aspetto interessante.

Come ho scritto ieri, secondo Ligrenzi, per compiere la scelta giusta si può utilizzare (ma non in maniera rigorosa e matematica) i principi economici dei “costi-opportunità” e costi sommersi, valutando i pro e i contro di ogni possibile strada.

Ma come si fa a essere certi di aver individuato tutte le possibili alternative e tutti i pro e contro di ognuna di esse?.

Per l’autore bisogna stare attenti a non farsi fregare da quello che chiama “focusing effect” (effetto di focalizzazione, in italiano anche se nella traduzione l’espressione perde un po’).

Il concetto è spiegato attraverso un esempio:

“Poniamo che una vostra amica, mentre state programmando una serata insieme, vi dica: «Andiamo al cinema oppure no?». Che cosa vi verrà in mente di domandarle per decidere come passare la serata? Vi verrà spontaneo chiedere informazioni sul tipo di film, sui protagonisti, sul regista, sugli orari dei cinema, e così via. Quello che si potrebbe fare in alternativa, quello che sta dietro il dubbio espresso da “oppure no”, viene approfondito in seguito: solo quando si scopre che non c’è nessun film che ci piacerebbe vedere. Se siamo insoddisfatti da quanto ci offre la proposta “cinema”, incominciamo a esplorare altri eventuali modi piacevoli di trascorrere la serata.

Tutto ciò può sembrare ovvio. Eppure è altrettanto ovvia l’obiezione che, procedendo in tal modo, vi potete perdere qualcosa. Vi può capitare che giudichiate esaustiva e soddisfacente la ricerca delle informazioni, e decidiate così di andare al cinema. Senza saperlo eliminate a priori, magari sbadatamente, modi diversi di passare la serata. E allora a che cosa serviva, nella domanda iniziale, quell’«oppure no?». Bastava domandare: «Che cosa c’è al cinema?».

Se conoscete la P.N.L – aprire quella porta significa entrare su un mondo fantastico, che, se non lo avete mai fatto, vi consiglio di esplorare – sapete che il “focus”, cioè dove poniamo attenzione nel ragionamento e nelle azioni, condiziona il nostro modo di pensare e di agire. Questo è stabilito, comunque e costantemente, anche in assenza di un atto volontario, dal nostro inconscio attraverso un continuo dialogo interiore, basato su domande che ci poniamo mentalmente (e a cui ci rispondiamo).

Bene. Sempre secondo la P.N.L. esistono modi corretti e modi sbagliati di porsi simili domande, perché certe domande hanno insita la risposta, per cui, imparare a controllarle, consente di forzare il nostri ragionamento su domande chiamate “potenzianti”,  che generano risposte positive, eliminando quelle “depotenzianti”, che non ci aiutano.

L’esempio di Legrenzi è neutro, rispetto a questo concetto, ma rende bene l’idea.

E’ chiaro a tutti che la domanda “andiamo al cinema oppure no?” è diversa da quella “che facciamo stasera?”, in cui non è data preferenza ad una specifica attività, oppure ad un: “usciamo stasera o no”, in cui, per la stessa ragione illustrata sopra, è data la priorità all’uscire.

Così, chi conosce la P.N.L. è in grado così di orientare se stesso, e gli altri, solo ponendosi le domande giuste.

Di fronte a un problema, è, infatti, chiaramente diverso pensare “come faccio a risolverlo”, piuttosto che “ma perché tutti i problemi capitano a me”.

 (to be continued…)