Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

22 marzo
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Kubica: campione di vita

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Robert Kubica
Foto: Stefan Brending, Lizenz: Creative Commons by-sa-3.0 de

Il Corriere ci racconta la storia incredibile di un grande campione, Robert Kubica e di come sia stato costretto a “riprogrammarsi” dopo l’incidente.

Una grande lezione di vita sulla potenza dei nostri pensieri, che noi, fortunati, possiamo apprendere senza nemmeno dover sopportare tutto quel dolore.

Sempre vostro.

A.

19 settembre
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Ancora un po’ di coraggio

Scusatemi se insisto, ma credo che questa roba qui dovremmo ascoltarla almeno una volta a settimana.

 

15 settembre
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Odio in rete

imageGrazie a un post di un’amica su faccialibro ho letto questo bell’articolo sull’odio in rete di Lagioia.

Non è brevissimo, me ne rendo conto, ma pieno di spunti interessantissimi, uno fra tutti la riflessione su quanto questi attacchi siano il riflesso di un disagio personale di chi scrive e su come sia facile dare spunti agli haters, a volte anche senza accorgersene, solo per una leggerezza.

Comunque un bell’invito a “postare responsabilmente” o, meglio ancora, a usare internet in modo positivo

01 settembre
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Anno migliore 3 (una breve digressione): come fanno gli altri?

imageNella mia consueta spippolata mattutina su Internet in orari pre-gallici (nel senso di prima del canto del gallo) mi sono imbattuto in questo articolo di un autore americano di PNL (pubblicato sul world economic forum) che rappresenta un completo compendio di “pensiero positivo”, derivato dall’osservazione delle costanti comportamentali delle persone di successo [Per chi volesse sapere meglio cosa intendo per pensiero positivo secondo la PNL (in inglese NLP) è sufficiente che segua il tag in fondo al post e troverà tutti i precedenti post sull'argomento].

Quanto si legge nell’articolo è legato al tema “anno migliore” perché raccontandoci quali sono i comportamenti comuni delle persone di successo, nella sostanza, ci mostra quali siano gli atteggiamenti da adottare e la modalità in cui porsi rispetto al mondo per ottenere il massimo dalle proprie capacità.

Se vogliamo far sì che questo anno che viene sia il nostro anno migliore, dobbiamo quindi riflettere su questi atteggiamenti e, soprattutto, fare propri i comportamenti in esso indicati, in modo da garantirci il miglior risultato possibile. D’altro canto, in omaggio a uno dei principi fondativi della PNL, mi sembra abbastanza chiaro che, se quest’anno vogliamo ottenere risultati migliori e quindi diversi, non abbiamo altra strada che adottare comportamenti diversi da quelli tenuti fino ad oggi, seconudo la regola riassumibile in questa semplice formula:

comportamenti uguali=risultati uguali; comportamenti diversi=risultati diversi.

Tutto questo per convincervi a spendere 15 minuti del vostro prezioso tempo a leggerle l’articolo. Poi, giuro, ricominciamo da dove eravamo rimasti.

30 agosto
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Anno nuovo, vita nuova (puntata 2) – first: celebrate!

Prima di affrontare i propositi per il nuovo anno, fatemi spendere due parole sull’anno passato.

Per avere le energie psichiche per affrontare i nuovi propositi senza essere sopraffatti da una sensazione di inadeguatezza, occorre, infatti, “celebrarsi” – to celebrate è il termine americano, derivato dalla Pnl – riconoscendo i propri risultati positivi ottenuti l’anno precedente. Questo serve, non solo ad accrescere la propria autostima, ma a far realizzare al nostro inconscio che siamo in grado di fare qualcosa di buono e ottenere risultati positivi, e che quindi i buoni propositi non sono da archiviare fra i “sogni”, ma si riferiscono a obiettivi reali che, come tali, possono di essere realizzati attraverso comportamenti concreti.

Se guardo al mio anno “scolastico” passato, non posso nascondere che sia stato faticoso. In particolare, un evento terribile imprevisto ne ha segnato gran parte della durata.

Non voglio parlarne. Sicuramente però è uno di quegli eventi che io definisco “prima e dopo”, nel senso che hanno forza di caratterizzare la tua esistenza in termini di prima e dopo di esso.

Ma siccome stiamo parlando di risultati positivi, se penso all’evento che più ha segnato positivamente l’anno passato e che sia dipeso da un mio comportamento volontario e non da meri “accidenti”, sicuramente  è stata la scelta – anche in conseguenza di quell’evento – di iniziare un percorso di analisi. Grazie anche a chi mi stava attorno, ho avuto la forza di mettermi nelle mani di qualcuno, spendendo tempo e denaro per conoscermi meglio.

Ecco: questa è stata sicuramente la scelta migliore che ho fatto nell’anno passato e che mi sento di celebrare con voi, perché per me non è stata, né semplice, né scontata e oggi ne vado fiero.

Così: let’s celebrate! (volume a palla!!)

 

 

26 agosto
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Buoni propositi per l’inizio dell’anno

New-Year-theme-postOramai mi sono rassegnato: sono rimasto fermo ai cicli scolastici, per cui per me l’inizio dell’anno è settembre.

A settembre, ritemprato dalle ferie estive, carico di sole e di mare, pieno di energia positiva, immediatamente parte la modalità “buoni propositi”.

E siccome, come immagino molti di voi, i buoni propositi sono sempre gli stessi, ho realizzato che evidentemente nel corso dell’anno mi perdo un po’ per strada (per usare un eufemismo).

Nasce così l’idea del “buon proposito” sui “buoni propositi, una sorta di buon proposito alla seconda: farò di quest’anno il mio “anno migliore”, fissando obiettivi e individuando metodi concreti per raggiungerli e per far sì che vengano rispettati ho pensato di rispolverare questo blog e rendervi partecipi dei miei “goals”, in modo da impegnarmi di fronte al “popolo di internet”.

Inizierò elencando i risultati positivi che sono riusciti a ottenere l’anno scorso, giusto per darmi un po’ di carica, per poi passare all’azione sul nuovo anno.

Chi mi ama mi segua: che lo sputtanamento abbia inizio!

04 febbraio
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Si sta come d’autunno… (promemoria per piccole pulci)

L’organizzatore di questa baracca è da tempo che mi sta mettendo alla prova, per dimostrarmi quanto poco considera noi umani (più o meno al livello di insignificanti pulci da scrollarci dalla groppa).

Ieri, poi, mi ha sferrato veramente un brutto colpo.

Per ripartire, ho bisogno di riderci sopra e, per questo, George Carlin, è sicuramente uno dei migliori: fatevi due risate!

30 gennaio
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Think positive!

image

Ph. Justin Brown on flickr

In queste giornate fredde ma politicamente caldissime in cui Renzi si appresta a trombare anche B., confermando la costante della sua carriera per cui gli accordi servono a preparare la strada per fotterti (#silviostaisereno), mi sento di spezzare una lancia a favore di R., riconoscendogli il merito del cambiamento in città, come testimonia questa entusiasta canadese.

Come sa chi mi conosce, sulla pedonalizzazione del duomo la penso diversamente, nel senso che io non avrei visto nulla di male a combinarla con il passaggio del (solo) tram, in modo da impedire tutti quegli inutili giri dei mezzi e l’abbandono del centro ai turisti.

Però, il merito della “scossa” va riconosciuto.

05 marzo
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You can do it!

“Credo che ognuno di noi potrebbe attraversare un oceano a remi. A due sole condizioni però: avere una forte motivazione e credere nel potere della mente” Alex Bellini

07 febbraio
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Piccolo promemoria

«Tutti dobbiamo morire, non possiamo decidere né come, né quando.

Però possiamo decidere come vivere. Perciò fallo! Decidi!

E’ questa la vita che vuoi vivere?

E’ questa la persona che vuoi amare?

Potresti esser migliore di così?

Potresti esser più forte?

Più gentile…più comprensivo?

Decidi!

Inspira… espira… e decidi!»

Grey’s Anatomy – Stag. 10, ep.1

21 novembre
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11 novembre
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Andiamo!

imageCi sono frasi, come quella dell’immagine, che ci dovremmo ripetere ogni giorno, come un mantra.
“Vivi la tua vita” è certamente un’altra di quelle.

Così come, “mi amo e mi accetto così come sono”.

Ci sono personaggi che questo l’hanno capito benissimo, e sentono il dover di ricordarcelo.

“Ho perdonato errori quasi imperdonabili. Ho provato a sostituire persone insostituibili. Ho cercato di dimenticare persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare. Ma anch’io ho deluso quelli che amo. Ho riso in momenti inopportuni Mi sono fatto degli amici che ora sono amici per la vita. Ho urlato e saltato per la gioia. Ho amato e sono stato amato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho ricambiato. Ho vissuto d’amore e fatto promesse di amore eterno. Ho avuto il cuore spezzato tante volte.. Ho pianto ascoltando la musica e guardando vecchie foto. Ho telefonato a qualcuno solo per ascoltare una voce. Mi sono innamorato di un sorriso. A volte ho pensato di morire perché qualcuno mi mancava troppo. Altre volte ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale che ho finito per perdere.
Ma ho vissuto.
Ma continuo a vivere ogni giorno.
Non mi limito a passare attraverso la vita e non dovresti farlo nemmeno tu: Vivi!
La cosa più bella della vita è andare avanti con i propri piani e i propri sogni, abbracciare la vita e vivere con passione, fallire e ancora mantenere la speranza, e vincere mantenendo l’umiltà.
Perché il mondo appartiene a chi osa e perché la vita è troppo breve per essere insignificante”. (Charlie Chaplin)

03 ottobre
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speechless

Lezione da tenere presente, che tutti dovremmo ascoltare prima di affrontare una nuova giornata

Fatelo vedere ai vostri figli.

Think positive (I love U)

21 dicembre
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Un bilancio e un augurio

Più passano le ore e più che mi convinco che i Maya non sono stati compresi: la fine si sta veramente avvicinando, ma non come ce l’aspettavamo.

Per come si stanno evolvendo le cose è oramai chiaro che la sciagura non è rappresentata dal morire, ma dal rimanere in vita ed essere costretti a sopportare ‘sto schifo.

Ma non voglio indugiare in facili lamentazioni, scaricando su altri la responsabilità.

Volendo fare un bilancio, infatti, mi ritengo moderatamente soddisfatto di come mi sono comportato. Potevo far meglio? certamente. Ma potevo anche fare molto peggio.

Posso essere fiero di avere due bambini stupendi che stanno venendo su belli, sani e intelligenti. Tutto questo, sia chiaro, è in gran parte merito di mia moglie, che una buona stella mi ha fatto incontrare, e che ho saputo vedere e desiderare in un momento, al tempo, di rara lucidità: con salti mortali e tripli avvitamenti, riesce sempre a tenerli sempre sott’occhio, con un controllo vigile ma mai soffocante, e a trasmettergli un sano approccio alla vita.

Sul lavoro non è stato semplice, ma credo di aver saputo reagire, approfittando del momento per mettere a segno qualche cambiamento di marcia e nuovi obiettivi.

Il piano “B” non è ancora emerso, ma confido, continuando a pensarci, di trovarlo presto.

L’augurio per il prossimo anno – ‘ntu cuolo ai Maya, appunto – che faccio a me, ma che rivolgo anche a voi tutti, è quello di mantenere vigile l’attenzione e l’energia, consapevole che in un momento di così rapidi cambiamenti, l’unico modo per cavarsela è essere disposti ad accettarli, agili come gatti, presenti a se stessi e agli eventi, perché, non dobbiamo mai scordarcelo, è lo stare fermi a essere innaturale.

08 novembre
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Averne!

Il discorso di Obama dopo la rielezione: un capolavoro di umiltà, speranza ed energia positiva, che ridà fiducia in un futuro sempre migliore.

Perché “la vita non è aspettare che passi la tempesta… ma imparare a ballare sotto la pioggia.” (Ghandi)

“Grazie mille. Stanotte, a più di 200 anni dopo che una ex colonia si è conquistata il diritto di determinare da sola il suo destino, l’impegno nel perfezionamento dell’unione continua. Va avanti grazie a voi. Va avanti perché avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, lo spirito che ha sollevato questo paese dagli abissi della disperazione fino alle alte vette della speranza, la ferma convinzione che, mentre ognuno di noi insegue il proprio sogno personale, insieme siamo una famiglia americana e insieme trionferemo o cadremo come una sola nazione e un solo popolo.

Questa notte, in questa elezione, voi, popolo americano, ci avete ricordato che anche se il nostro cammino è stato duro, anche se il nostro viaggio è stato lungo, ci siamo fatti forza, abbiamo combattuto, e nei nostri cuori sappiamo che il meglio per gli Stati Uniti d’America deve ancora venire.

Voglio ringraziare ogni americano che ha partecipato a questa elezione, sia che abbia votato per la prima volta nella propria vita o aspettato in fila per molte ore – a proposito, a questo dobbiamo porre rimedio -, sia che abbia calpestato marciapiedi o alzato una cornetta, sia che abbia tenuto in mano un cartello per Obama oppure per Romney, ognuno di voi ha fatto sentire la propria voce e ha fatto la differenza.

Ho appena parlato con il governatore Romney e mi sono congratulato con lui e con Paul Ryan per una campagna duramente combattuta. Possiamo anche avere lottato con durezza, ma soltanto perché amiamo questo paese profondamente e il suo futuro ci sta molto a cuore.

Da George a Lenore fino al loro figlio, Mitt, la famiglia Romney ha scelto di restituire all’America molto con il proprio servizio. Questa è l’eredità che onoriamo e a cui plaudiamo stanotte. Nelle prossime settimane non vedo l’ora di mettermi attorno a un tavolo con il governatore Romney per discutere di come possiamo lavorare insieme per portare avanti questo Paese. Voglio ringraziare il mio amico e partner negli ultimi quattro anni, un felice combattente d’America, il miglior vice presidente che si possa desiderare, Joe Biden. E non sarei l’uomo che sono oggi senza la donna che vent’anni fa ha accettato di sposarmi.

Lasciamelo dire pubblicamente, Michelle: non ti ho mai amata tanto. Non sono mai stato più orgoglioso di vedere il resto dell’America innamorarsi di te come first lady di questa nazione. Sasha e Malia, davanti ai nostri occhi state crescendo e diventando due forti, intelligenti, bellissime giovani donne, proprio come vostra mamma. Sono davvero fiero di voi. Ma per ora credo che un cane sia più che sufficiente. Al miglior staff di una campagna e ai migliori volontari nella storia della politica, i migliori, i migliori di sempre.

Alcuni di voi erano nuovi, altri sono al mio fianco fin dall’inizio. Ma tutti voi siete una famiglia. Da dovunque veniate e qualsiasi cosa facciate, ricorderete la storia che abbiamo scritto insieme. E per tutta la vita avrete l’apprezzamento di un presidente che vi è grato. Grazie per averci creduto fino alla fine, attraversando valli e colline. Mi avete sorretto giorno dopo giorno e vi sarò per sempre grato per tutto quello che avete fatto e per l’incredibile lavoro svolto. So che le campagne politiche a volte sembrano piccole, persino stupide. E che forniscono ai cinici molto materiale per criticare, i cinici che ci dicono che la politica non è nulla più che una gara tra ego o territorio di interessi particolari.

Ma se mai avrete la possibilità di parlare alla gente che ha partecipato ai nostri comizi e si è ammassata dietro le ringhiere nella palestra di una scuola, o avete visto persone lavorare fino a tardi in un ufficio dell’organizzazione della campagna in qualche piccola contea lontano da casa, scoprirete che non è così. Sentirete la determinazione nella voce di un giovane organizzatore sul campo che sta cercando di costruirsi il futuro studiando al college e vuole che ogni bambino abbia la sua stessa opportunità. Sentirete l’orgoglio nella voce di una volontaria che va di porta in porta perché suo fratello è finalmente stato assunto quando la fabbrica di auto locale ha aggiunto un altro turno alla produzione.

Sentirete il profondo patriottismo nella voce della moglie di un militare che sta ai centralini fino a tarda notte per assicurarsi che nessuno che combatte per questo paese debba mai combattere per un lavoro o un tetto sulla testa quando torna a casa. Ecco perché noi lo facciamo. Ecco cosa può essere la politica. Ecco perché le elezioni contano. Non è cosa da poco, è una cosa grande. È importante. La democrazia in una nazione di 300 milioni di persone può essere rumorosa, caotica e complicata. Ognuno di noi ha la propria opinione. Ognuno ha cose in cui crede profondamente. E quando attraversiamo momenti difficili, quando come paese prendiamo decisioni importanti, questo necessariamente suscita passioni e controversie. Tutto questo non cambierà dopo stanotte. E non deve farlo.

Tutte queste discussioni sono il marchio della nostra libertà, e non possiamo dimenticare che proprio ora, mentre parliamo, persone in Paesi lontani rischiano la vita per conquistare la possibilità di discutere sulle cose che contano, la possibilità di esprimere il loro voto, come noi abbiamo fatto oggi. Ma nonostante le nostre differenza, la maggioranza di noi condivide le stesse speranze per il futuro dell’America. Vogliamo che i nostri figli crescano in un Paese in cui abbiano accesso alle migliori scuole con i migliori docenti, un Paese che continui ad onorare la propria leadership globale nella tecnologia, nelle scoperte e nell’innovazione, con tutti i buoni posti di lavoro e la nascita di nuove imprese che ne conseguono.

Vogliamo che i nostri figli vivano un America che non sia oberata dai debiti, che non sia indebolita dalle disuguaglianze, che non sia minacciata dal potere distruttivo del riscaldamento globale. Vogliamo mettere nelle mani delle future generazioni un Paese sicuro e rispettato e ammirato nel mondo, una nazione difesa dall’esercito più forte della terra e dalle truppe migliori che questo… che questo mondo abbia conosciuto, ma anche un Paese che si superi fiducioso questi tempi di guerra per realizzare una pace costruita sulla promessa di libertà e dignità per ogni essere umano.

Crediamo in un’America generosa, in un’America che ha compassione, in un’America tollerante aperta ai sogni della figlia di un immigrato che studia nelle nostre scuole e crede nella nostra bandiera, a un giovane dei quartieri più poveri di Chicago che possa pensare a una vita oltre l’angolo della sua strada, al figlio di un falegname del Nord Carolina che vuole diventare un medico o uno scienziato, un ingegnere o un imprenditore, un diplomatico o persino un presidente. Questo è il futuro che vogliamo. Questa la visione che condividiamo. Ecco verso cosa dobbiamo andare: avanti. Ecco dove dobbiamo andare. Ora, saremo in disaccordo, spesso duramente, su come arrivarci. Come è stato per più di due secoli, il progresso avrà partenze e arresti.

Non sarà sempre una linea retta. Non sempre il cammino sarà agevole. Sapere che abbiamo speranze e sogni comuni non metterà termine ai nodi né risolverà tutti i nostri problemi o sostituirà il faticoso compito di costruire il consenso e i difficili compromessi necessari per portare avanti questo Paese. Ma il legame che condividiamo è il punto da cui iniziare. La nostra economia sta migliorando. Un decennio di guerra sta finendo. Una lunga campagna si è appena conclusa. E che io abbia meritato o meno il vostro voto, vi ho ascoltato. Da voi ho imparato. Avete fatto di me un presidente migliore. E con le vostre storie e le vostre lotte, torno alla Casa Bianca più determinato e ispirato che mai a svolgere il lavoro che deve essere fatto e affrontare il futuro è di fronte a noi. Stanotte avete votato per agire, non per la politica come avviene di solito. Ci avete eletto per concentrarci sul vostro lavoro, non sul nostro.

E nelle prossime settimane e mesi desidero lavorare con i leader di entrambi i partiti per affrontare le sfide che possiamo risolvere soltanto uniti: ridurre il deficit, riformare il sistema fiscale, sistemare il nostro sistema di immigrazione, fare a meno del petrolio straniero. Abbiamo ancora molto lavoro da fare. Ma questo non significa che il vostro lavoro sia finito. Il ruolo dei cittadini nella nostra democrazia non finisce con il voto. Non abbiamo mai pensato a cosa l’America possa fare per noi, ma a cosa possiamo fare insieme, con il lavoro duro e frustrante, ma necessario, dell’auto-governo. Ecco il principio su cui ci fondiamo.

Questo Paese ha più ricchezze di qualsiasi altra nazione, ma non è questo a renderci ricchi. Abbiamo l’esercito più potente della storia, ma non è questo che ci fa forti. Le nostre università, la nostra cultura sono l’invidia del mondo, ma non è questo che continua a fare approdare il mondo sulle nostre coste. Quello che rende eccezionale l’America sono i legami che tengono insieme la nazione più unica al mondo, la certezza che il nostro destino è condiviso, che questo Paese funziona solo se accettiamo di avere certi obblighi gli uni nei confronti degli altri e verso le generazioni future. Affinché la libertà per cui così tanti americani hanno combattuto e sono morti comporta tanto diritti quanto responsabilità. E tra i diritti ci sono amore, carità, dovere e patriottismo. Ecco che cosa fa grande l’America. Stanotte sono pieno di speranza perché ho visto questo spirito in azione in America.

L’ho visto nelle aziende a conduzione familiare i cui proprietari preferiscono tagliarsi lo stipendio che lasciare a casa i collaboratori, e negli operai che si decurtano le ore di lavoro piuttosto che vedere un amico che lo perde il lavoro. L’ho visto nei soldati che si riarruolano in lista dopo avere perso un arto e nei Seal che fanno si avventurano per scale buie e piene di insidie perché sanno di avere un compagno che protegge la schiena. L’ho visto sulle spiagge del New Jersey e di New York, dove i leader di tutti i partiti e gli uomini del governo a qualsiasi livello hanno messo da parte le loro differenze per aiutare una comunità a rimettersi in piedi dopo i disastri di un uragano terribile. E l’ho visto l’altro giorno a Mentor, in Ohio, dove un padre ha raccontato la storia della figlia di otto anni, la cui lunga battaglia contro la leucemia non è costata tutto alla famiglia solo per la riforma della sanità, approvata pochi mesi prima che la compagnia assicurativa smettesse di pagare per le cure. Ho avuto l’opportunità non solo di parlare con il padre ma anche di incontrare la sua straordinaria figlia.

E quando lui ha parlato alla folla, ascoltando la storia dei quel padre ogni genitore in quella stanza aveva le lacrime agli occhi, perché sapevamo che quella bambina poteva essere nostra figlia. E so che ogni americana vuole un futuro luminoso come quello di quella bambina. Ecco chi siamo. Ecco il Paese che sono fiero di guidare come presidente. E stanotte, nonostante tutte le difficoltà che abbiamo passato, nonostante tutte le frustrazioni di Washington, non sono mai stato più fiducioso riguardo al futuro. Riguardo all’America. E vi chiedo di sostenere questa speranza. Non sto parlando di cieco ottimismo, di quella speranza che ignora l’enormità delle sfide o gli ostacoli sul nostro cammino. Né dell’idealismo delle buone intenzioni che ci consente di sederci ai bordi della strada e sottrarci a una sfida.

Ho sempre creduto che la speranza è quella cosa testarda dentro di noi che ci ripete che, nonostante ogni prova del contrario, ci aspetta qualcosa di meglio, se abbiamo il coraggio di continuare a provarci, di continuare a lavorare, di continuare a lottare. America, io credo che possiamo costruire sul progresso che abbiamo ottenuto e continuare a lottare per nuovi posti di lavoro e nuove opportunità e nuova sicurezza per la middle class. Credo che possiamo mantenere le promesse dei principi su cui ci fondiamo, nell’idea che se si è disposti a lavorare sodo, non importa chi sei o da dove vieni o che faccia hai o chi ami.

Non importa se sei nero o bianco o ispanico o asiatico nativo americano o giovane o vecchio o ricco o povero, abile, disabile, gay o etero. Se vuoi provarci in America puoi farcela. Credo che possiamo afferrare il futuro insieme perché non siamo divisi come suggerisce la nostra politica. Non siamo cinici come credono i guru. Siamo più grandi della somma delle nostre ambizioni individuali, e siamo più di una manciata di stati rossi e blu. Siamo e saremo per sempre gli Stati Uniti d’America. E con il vostro aiuto e la grazia di Dio continueremo il viaggio e ricorderemo al mondo perché viviamo nella nazione più grande della terra. Grazie, America. Dio vi benedica. Dio benedica questi Stati Uniti.”

17 ottobre
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Un piccolo esercizio di pensiero positivo: che la forza sia con voi!

Vi segnalo sul corriere di oggi un bellissimo articolo di Steven Kotler, il co-autore di “Abundance: the future it’s better than you think“, che ribalta il pessimismo sul futuro che tanto piace ai nostri media.

Giusto per avere un idea, scrive Kotler:

“Oggi, infatti, grazie all’accelerazione esponenziale del progresso tecnologico e ad altre forze emergenti, siamo alla vigilia di un domani migliore di come viene descritto. I progressi nell’intelligenza artificiale e nella robotica, la rapida diffusione delle reti a banda larga, delle nanotecnologie, della biologia sintetica e di molte altre tecnologie rivoluzionarie ci consentiranno di fare più progressi nei prossimi vent’anni di quanti ne abbiamo fatti negli ultimi duecento. Presto saremo in grado di soddisfare pienamente i bisogni primari di ogni uomo, donna e bambino sul pianeta: l’abbondanza per tutti è davvero alla nostra portata.
Bisogna chiedersi: come va il mondo realmente? Molto meglio di quanto la maggior parte di noi sospetti. La violenza è ai minimi storici e la libertà personale ai suoi massimi. Nell’ultimo secolo la mortalità infantile è diminuita del 90%, quella da parto del 99% e l’aspettativa di vita media è aumentata del 100%. Il cibo è più economico e abbondante che mai (buona parte dei generi alimentari, ad esempio, costa 13 volte meno che nel 1870). La povertà è diminuita più negli ultimi 50 anni che nei precedenti 500: aggiustati all’inflazione, infatti, i redditi sono triplicati nell’ultimo mezzo secolo. Inoltre, molti di quanti oggi vivono sotto la soglia di povertà hanno comunque accesso al telefono, ai servizi igienici, alla televisione, all’acqua corrente, all’aria condizionata e persino all’automobile. Un secolo e mezzo fa, i più ricchi tra gli europei non avrebbero nemmeno sognato un simile benessere.
E questi cambiamenti non sono limitati al mondo sviluppato. Oggi, in Africa, un guerriero masai munito di telefono cellulare può comunicare meglio di quanto potesse fare il presidente degli Stati Uniti 25 anni fa; se ha uno smartphone e Google, ha accesso a una mole di informazioni maggiore di quella alla portata del presidente appena 15 anni fa. Inoltre, può guardare e realizzare video, ascoltare e registrare contenuti sonori, localizzare ed essere localizzato con il gps, parlare in videoconferenza, attingere a vasti archivi di libri, film, giochi e musica. Solo 20 anni fa, questi stessi beni e servizi sarebbero costati oltre un milione di dollari.”

Tutto questo, secondo Kotler, si otterrà grazie a 4 forze: il progreso tecnologico, la potenza del fai da te, i (tanti) soldi impiegati dai tecnofilantropi ed, infine, i più poveri tra i poveri, il cosiddetto «miliardo degli ultimi».

Ma non voglio anticiparvi troppo.

Aggiungo solo che, secondo me, il motore di tutto questo è l’ottimismo e la conservazione della capacità di sognare.

Quindi: rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo a vedere il bicchiere mezzo pieno e a rincorrere i nostri sogni.

Think positive!

A.

08 ottobre
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Sempre più in alto! (per aspera ad astra)

E’ questo lo spirito che vorrei mi/ci muovesse tutti i giorni.

Pensare al limite come a una sfida.

Ai problemi come a una palestra.

Dopotutto, non è certo una novità: i latini c’erano arrivati da ‘mo!

 

06 settembre
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Coraggio!

Capita a tutti di sentirsi giù, di avere la giornata storta. Pensare che il mondo sia contro di voi e che le sciagure vi vengano a cercare.

Addirittura ci sono persone che fanno di questi pensieri il loro consueto abito mentale (vi lascio immaginare con quali risultati).

Poi ci sono persone così

Bene. Non so voi, ma io è da questo tipo di persone che voglio imparare.