Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

19 giugno
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La nostra sinistra. (Sottotitolo: non si inventa nulla)

I grandi Monty Python, di un’attualità agghiacciante

11 ottobre
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come fossero parole mie

Fassino alla direzione nazionale sono dieci minuti.

Vi chiedo solo di ascoltarlo

11 ottobre
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Sul referendum costituzionale: una parentesi sulla legge elettorale

Perdonatemi: prima di continuare a parlare del parlamento, due parole sulla legge elettorale.

Alla direzione del PD si sono scoperte le carte e la minoranza ha dovuto fare un bagno di realtà ad opera di Fassino (ho beccato per caso in diretta la conclusione del suo intervento).

È stato detto: volete cambiare italicum? Bene! Siamo franchi e diciamoci che significa, smettiamo di parlare in teoria:

1) andare verso il premio di coalizione e non di lista significa obbligare al ritorno dei governi di coalizione. Dite agli elettori con chi li volte fare questi governi? Verdini puzza. Allora Alfano? Vendola? Salvini? Grillo? Con chi???

2) idem per cambiare la legge elettorale: volete cambiarla? A chi andate a chiedere i voti? Grillo? Forza italia? fratelli d’italia? lega?

Finiamola di dire buffonate, per favore

01 luglio
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Eppure parrebbe un concetto così semplice

Diversi ma uguali: quando la superiorità morale del PD scompare e destra e sinistra finiscono per comportarsi allo stesso modo, salvo per il fatto che, nel frattempo, la sinistra pretende ancora di farti la predica.

Il massimo si raggiunge poi quando si tratta di ex magistrati, campioni mondiali del rigore morale (però solo quando riguarda gli altri!)

Che pietà!

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01 febbraio
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La macchina del fango

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ph. sportmediaset.mediaset.it

Come ben sa chi mi conosce, non condivido totalmente (per usare un eufemismo) lo stile di Renzi, ma ancor meno comprendo questo desiderio di buttarla sempre in vacca di molti giornalisti italiani, al solo evidente (anche se non dichiarato) scopo di cavalcare l’onda di un qualunquismo da Facebook.

Credo che nessun persona sana di mente o in buona fede possa mettere in dubbio la rettitudine morale di Mattarella, come le azioni, più che le parole (i siciliani non amano parlare molto) dimostreranno (v. già qui).

Proprio la levatura morale dell’uomo è stata la mossa politica vincente di R., che ha messo in crisi B., i grillini, nonché la stessa corrente minoritaria di sinistra, non essendoci ragioni reali per non votarlo.

Sarà anche un democristiano, ma è di tradizione morotea. Di quella razza che non ha avuto problemi a sbattere la porta in faccia (ma senza bisogno di alzare la voce) al suo P.d.C. (Andreotti) quando si trattava di votare la Mammì.

Buttare lì, poi, nello stile tipico de Il Fatto, velate accuse di mafiosità, nei confronti di un uomo che ha visto morire fra le braccia il fratello, presidente della Regione siciliana proprio perché stava cercando di contrastare la mafia, l’ho trovata una meschinità bella e buona.

Per non parlare, del commento di Salvini, utile solo a fargli perdere in un colpo solo quella credibilità agli occhi di tutti gli italiani (e non solo dei fedeli leghisti) che stava cercando di conquistare a forza di felpe

24 marzo
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Effetto Renzi

Primarie del PD a Firenze: un successone!

Nel senso che ha votato poco meno del 3% della popolazione, senza nemmeno raggiungere quella soglia di 13.000, indicata prima delle votazioni come un successo nella partecipazione.

La ragione è semplice: fino a ieri nessuno poteva parlare di primarie, perché il padrepadrone di Firenze, campione mondiale del piede in tre staffe, aveva deciso che non si potessero fare visto che avrebbe partecipato alle elezioni e, quale sindaco uscente, aveva il diritto di essere considerato il candidato del PD, senza alcuna verifica popolare.

Poi si sa le cose come sono andate, e Firenze ha dovuto rabberciare in fretta e furia delle primarie farsa, per incoronare il delfino designato.

E ora sono tutti contenti.

23 gennaio
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Il Cavaliere Nero

E’ da ieri che mi assilla.

Da quando su Spinoza è uscito quel fantastico “Direzione Pd, Renzi chiarisce la sua posizione: “Non mi dovete rompere il cazzo””.

Non mi esce dalla testa.

Così lo pubblico. Cercando di liberarmene (convinto, peraltro, che il paragone lo lusinghi).

12 novembre
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Che bellezza!

evoluzione_intera

10 settembre
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“La verità è che non ce state a capi’ più un cazzo, ma da mo!’”

E’ vero, non ne volevo parlare più, ma non è colpa mia se mi ci tirate per i capelli.

Berlusconi.

Ancora stiamo lì a strapparci le vesti perché non è stato messo in galera. Per B. diventiamo tutti fini giuristi esperti di diritto costituzionale, così come per i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, in grado di disquisire – e meglio del disgraziato CT di turno – di formazioni e schemi di gioco.

La realtà, purtroppo, come direbbe il destroide Ennio Fantastichini “è che non ci state a capi’ più un cazzo, ma da mo’! “

Non ci sono bastati 20 anni di Berlusconismo per farci capire che B. ha avuto tutto questo successo anche (e soprattutto) perché era un ottimo collante e “ombrello” per la sinistra, che, in questo modo si è potuta permettere di vivacchiare, limitandosi ogni tanto a puntare il dito contro il puzzone.

Con questo, sia chiaro: B. è indifendibile, ma, lo è allo stesso modo in cui lo sono D’Alema, Amato, Rutelli, Formigoni & c.

Rispetto a questi personaggi, la differenza far destra e sinistra nella condotta politica e di governo è impalpabile: praticamente hanno fatto – e continuano a fare – le stesse cose. Con la differenza che nel frattempo i secondi ti fanno anche la predica, dato che sino a oggi, stranamente, sono rimasti impuniti.

Quello che rifiuto categoricamente è la divisione manichea fra buoni e cattivi che la peggiore sinistra ha imposto.

Da dove vogliamo cominciare?

Dalla legge elettorale? Il famoso porcellum, per cui tanto la sx si straccia la vesti a Roma – solo a parole, visto che Letta ancora ‘sta riforma della legge elettorale, per cui, principalmente, ha ricevuto il mandato da Napolitano, non l’ha fatta – non è altro che la legge regionale toscana, nata prima di quella nazionale. Ma il cinghialum, come la chiama Renzi, in Toscana va bene, perché in Toscana si vince noi.

O forse vogliamo parlare di riforme costituzionali? Quante volte avete sentito dire che la sacra Carta costituzionale, per cui la sx manifesta in piazza in caso di difficoltà, per alternare un po’ rispetto all’additamento continuo del puzzone, non si poteva toccare con riforme unilaterali non condivise? Peccato che quando ha potuto, la sx – da sola – l’ha modificata. Mi riferisco a quella scellerata riforma del titolo V della Costituzione, non approvata dai 2/3 del Parlamento e per questo oggetto di referendum, effettuata dal Governo dell’Ulivo quasi a fine legislatura, di cui, ancora oggi se ne paga le conseguenze con continui ricorsi alla Corte costituzionale per conflitti di attribuzione far Governo e Enti locali. Nonostante questo, 4 anni dopo, improvvisamente, le riforme unilaterali non andavano più bene, al punto che si è paralizzata la riforma del Governo B. del 2005, nonostante che -a differenza di quella del 2001 – fosse stata approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento, mettendo in piedi una sollevazione popolare, conclusasi con il rigetto del referendum confermativo (v. stesso link sopra).

Oppure, infine, vogliamo parlare di scandali finanziari e nomine pilotate? Perché nessuno si chiede come mai, dopo che è saltato il coperchio del MPS, D’Alema parla ancora, con quel fare da primo della classe, e non è in esilio in una sua Hammamet? Era un segreto di pulcinella il fatto che a Siena non si muoveva foglia se d’Alema non voleva. Dalla Banca alla Fondazione e poi, a cascata, in Comune e Provincia, fino ad arrivare alle squadre di calcio e di basket. Come mai non leggo continuamente sui giornali di intercettazioni e fughe di notizie relative alle indagini MPS: forse che il segreto istruttorio, ancora una volta, vale solo da una parte?

In conclusione, e in estrema sintesi, cari amici, anch’io ritengo che B. si un puzzone, ma non accetto che sia a dirmelo chi lo è stato altrettanto, quando ha potuto, e per di più, grazie a una “divina” impunità, definitivamente consolidata in era di tangentopoli e che valse un seggio sicuro di sinistra nel Mugello al buon Di Pietro.

La realtà è che, se non sono mai state fatte la riforma della legge elettorale, una legge sul conflitto di interessi e altre riforme strutturali, è solo perché in parlamento e al governo non c’è stato mai nessuno che abbia potuto alzare il dito a dire che “il re è nudo”, visto che mancava anche lui dei vestiti. In questo Giuliano Ferrara ha tragicamente ragione: la politica oramai è avvitata in un circolo vizioso, per cui coopta solo soggetti compromessi, in modo che possano essere ricattabili.

Motivo per cui, se vogliamo uscirne, smettiamola di chiedere che B. vada in galera, perché oramai non cambierebbe di una virgola la situazione del paese e cominciamo a chiedere piuttosto conto ai nostri governanti di quello che stanno facendo per il bene del paese, stappandogli con forza la foglia di fico del puzzone con cui si stanno coprendo da vent’anni, per nascondere,  che non ce stanno a capi’ più un cazzo, ma da mo’!

08 settembre
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E ora parliamo di Firenze

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Leggendo i giornali pare che Renzi ce la farà a fare il Segretario del PD.

Sarebbe bello.

La speranza, non avendo a cuore questo PD, è infatti quella che non ci si debba più occupare di personalismi, alimentati da ego ipertrofici, e compiere quelle scelte per la città rimandate da tempo, adottando come criterio l’utilità pubblica, e non quello della visibilità personale mediatica a tutti i costi.

Così, infatti, è stato scritto:

“Si danno in definitiva due sole specie di peccati mortali sul terreno della politica: mancanza di una causa giustificatrice e mancanza di responsabilità. La vanità, ossia il bisogno di mettere in primo piano con la massima evidenza la propria persona, induce l’uomo politico nella fortissima tentazione di commettere uno di quei peccati o anche tutti e due. È perciò continuamente in pericolo di divenire un istrione, come pure di prendere alla leggera la propria responsabilità per le conseguenze del suo agire e di preoccuparsi soltanto “dell’impressione” che egli riesce a fare. Egli rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilità, di godere del potere semplicemente per amore della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto”

(Max Weber “La politica come professione”, in “il lavoro intellettuale come professione”)”La politica come professione”.

02 dicembre
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Perché non ho votato (e non voterò) alle primarie: not in my name

Non ho votato alle primarie e non ho chiesto di votare al ballottaggio.

La ragione è presto detta: per me queste non sono primarie, ma un congresso mascherato.

Fin da subito si è compreso che queste primarie, anziché per individuare il candidato del partito, servissero a contare le forze dei rispettivi candidati per determinare quale dovesse essere la linea del partito e, soprattutto, chi dovesse stare dentro o fuori dal Pd.

La trasformazione da primarie di coalizione con segretario del Pd come unico candidato, a primarie anche all’interno del Pd e il tema della rottamazione, hanno fatto sì che le primarie diventassero uno scontro ideologico sulla futura linea del Pd (come normalmente avviene, appunto, nel corso di un congresso) piuttosto che uno strumento per scegliere il rappresentante per le prossime elezioni.

O forse mi vorreste dire che, dopo quanto è stato detto, finito tutto, i rispettivi gruppi rientreranno nei ranghi per schierarsi compatti dietro il rappresentante vittorioso? Di “se vince quello, io me ne vado” se n’è sentiti troppi per crederlo.

Quello che temo è che, ancora una volta la sx, in assenza di un nemico – perché dall’altra parte c’è il vuoto pneumatico – trovi il verso per dividersi e fottersi con le sue stesse mani: not in my name!

27 novembre
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Ancora primarie: il cambio delle regole in corsa

Ho già detto che, a mio giudizio, è sbagliato non far votare al ballottaggio chi non ha votato al primo turno.

Registro però un singolare comportamento nei confronti delle regole, per cui, se piacciono, ci si straccia le vesti, perché “le regole non si possono cambiare  in corsa“, se non piacciono, ci si strappa le vesti perché non vengono cambiate in corsa.

il concetto che passa, è che le regole giuste sono quelle che, si crede, ci avvantaggino, mentre quelle sbagliate sono quelle che, si crede, ci danneggino.

Sarà, ma non mi pare un bell’esempio per le future generazioni.

26 novembre
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ancora primarie

(ansa)

Guardando i dati definitivi, il commento più ovvio è che Vendola rappresenta l’ago della bilancia, dato che i suoi voti faranno la differenza.

Non darei per scontato che questi andranno a Bersani, specie dopo le dichiarazioni “freddine” del portavoce di Vendola sentite su Sky.

Volendo fare il mago Otelma della situazione, addirittura non escluderei un baratto di Renzi sul tema dei diritti civili, tema riconquistato in extremis dal Sindaco di Firenze, evidentemente sulla base di azzeccati consigli di chi aveva “pesato” il voto della comunità omosessuale o comunque di quanti, in una visione più laica dello stato, vorrebbero (giustamente) sganciare i diritti civili dai dettami della Chiesa.

Il quesito di fondo in questo scenario sarebbe quindi questo: riuscirà Renzi a tenere in piedi le due anime, guadagnando i voti di Vendola senza perdere quelli dell’elettorato cattolico, completando quell’opera fallita da Prodi?

Settimana interessante questa.

P.S. In ogni caso, va dato atto come queste primarie abbiano riportato la politica nell’interesse degli Italiani; così come va dato atto del corrispondente vuoto pneumatico sull’altra sponda. Chiunque vincerà avrà però l’onere di tenere alto questo interesse, per consentire agli stessi Italiani di verificare la corrispondenza fra il dire e fare.

(e ora non ditemi che sono sempre il solito disfattista ;-) )

26 novembre
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2 aspetti delle regole delle primarie che non convincono

L’affluenza alle primarie è sicuramente un ottimo risultato.

Ciò premesso, due aspetti delle regole, a mio giudizio, ne falsano (e ne falseranno) fortemente il risultato:

1) la natura “non istituzionalizzata” delle primarie impedisce il controllo della corrispondenza fra votanti e dichiarazione di voto alle successive politiche, nel senso che è impossibile controllare che i votanti alle primarie votino anche centro-sinistra alle elezioni, lasciando spazio al “genio guastatori”

2) qualcuno mi spieghi perché chi non ha votato al primo turno non possa votare al ballottaggio: perché non dare la possibilità di esprimere il suo voto a chi (non io) meno convinto di altri sulla scelta di uno dei candidato, abbia comunque chiaro chi preferire fra i due una volta giunti al ballottaggio?
Mah?

12 novembre
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Ancora primarie

Il fatto che la Alicata sostenga così attivamente Renzi mi dà da pensare: fino ad oggi ho avuto una pessima opinione di Renzi anche per lo scarso spessore dei suoi Renzi boys, proni e supini (come solo si può essere di fronte a un pensatore unico).

Per questo non comprendo la scelta di Alicata, che ho apprezzato spesso per le sue opinioni.

Probabilmente, ancora una volta, si tratta della solita scelta del meno peggio che, da questo punto di vista, capisco perfettamente nei confronti di D’Alema e Bersani (bruciato il primo e scarsamente carismatico il secondo) ma non di Vendola: se io fossi integralmente di sinistra, e non liberale, non avrei infatti dubbi a votarlo, anche perché sino ad oggi ha dimostrato di saper vincere le proprie battaglie, portando avanti valori di sinistra.

Avrei, invece, forti perplessità sul mantenimento delle promesse di Renzi, fatte a tutti e per tutto, nelle direzioni più opposte fra loro.
Mah? Continuerò a osservare.

04 ottobre
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Merito e non meritocrazia (Dio ci sei?)

La prova che Dio non esiste è data in questi giorni dal fatto che consenta a membri del Pd di parlare impunemente di “merito”.

Se esistesse un Dio, infatti, chiunque del Pd usasse simile termine dovrebbe essere fulminato all’istante dalla giustizia divina.

Mi spiego meglio.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato la sinistra italiana da sempre e che me l’ha fatta ritenere odiosa, pur ritenendomi di sinistra o, meglio, liberale è stata la battaglia sulla “meritocrazia”: il merito, per la sinistra, ha sempre avuto un’accezione negativa, quasi come se essere bravi dovesse essere una colpa.

Il concetto di eguaglianza espresso dalla sinistra italiana, è sempre stato esattamente l’opposto di quello previsto dalla costituzione: invece di trattare in maniera diversa le persone diverse e in maniera eguale le persone eguali, bisognava trattare tutti allo stesso modo.

Non sta a me ricordavi cosa questo ha prodotto nei settori tradizionalmente gestiti dalla sinistra.
Basti pensare alle università, alle scuole, al pubblico impiego, alla sanità e, perfino, alla magistratura: per trattare tutti allo stesso modo, sono stati vietati controlli sul merito, sulla produttività, se non addirittura, i controlli stessi, fino alle assurde lotte sindacali per cui gli incentivi sulla produttività dovevano essere dati a tutti i dipendenti, perché, altrimenti, sarebbero stati discriminanti (come se non fosse proprio quella la funzione di tali incentivi: discriminare i lavoratori dai nulla facenti).

Il risultato: una corsa al ribasso, che ha portato questo paese nello stato in cui oggi si trova.

Per meglio comprendere l’autolesionismo di una simile teoria, è come se una squadra ciclistica pensasse di vincere una gara, anziché facendo scattare in volata il più bravo e sostenendolo con il gruppo, facendo tenere al gruppo per la maglia chi volesse andare in fuga.

Così, a poco a poco, siamo diventati un paese di gregari, con i migliori in fuga, sì, ma all’estero.

Ma soprattutto, senza più nessuno disposto a correre in questo paese.

Perché il problema dei cervelli non è la fuga all’estero di alcuni, perché è sempre esistito ed esisterà sempre di più la mobilità fra Stati, verso il luogo di “eccellenza” del proprio sapere. Il problema è rappresentato dal “saldo” degli spostamenti: da noi è negativo, perché, salvo rarissime eccezioni, non esiste più nessuno che viva all’estero disposto a lavorare in Italia, sia pure nei nostri settori di eccellenza, perché non si riesce a tollerare un sistema che non premia il merito, e che, addirittura, molto spesso, ritiene il merito una colpa.

Quindi, se Dio esisti, ora o mai più: batti un colpo!

27 settembre
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Renzi e i finanziatori

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Questo robo, tutto attrezzato, non può essere costato meno di 65/70 mila euro (ho visto i listini su internet). Ieri ci ha detto di aver percorso 3250 km, che solo di gasolio, fa circa altri 600 euro. Poi ci sono i locali delle convention e tutta l’organizzazione.
Io non sono contrario al foundraising. Anzi lo approvo. Però non amo essere preso per le mele, con frasi tipo “abbiamo ricevuto sostegni economici per 32.693 euro (perché noi facciamo la campagna elettorale in modo trasparente, con contributi della rete e senza un centesimo di finanziamento pubblico)”.
Trasparenza è dichiarare quanto raccolto. Con nomi, cognomi e relativo importo.
Altro che coprirsi dietro la foglia di fico del garante della privacy, con quesiti di cui si avrà (forse) la risposta a bocce ferme, rendendo pubblici nel frattempo solo gli spiccioli.
Insomma: voglio sapere chi fa lobby per Renzi. Non mi pare una richiesta esosa

25 settembre
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Polveroni 2

Due considerazioni:

1) qualcuno spieghi alla Polverini cosa si intende per “responsabilità politica”. Questa è infatti cosa ben diversa dalla responsabilità personale. Anzi, la esclude. E’ una responsabilità derivante dal rivestire una posizione di vertice e di rappresentanza e copre il comportamento, in generale, dell’ente rappresentato e dei suoi componenti.

Dire, “non ne sapevo niente”, quindi, non è una giustificazione. Casomai, è una colpa;

2) D’Alema alzi poco la voce: nel Lazio il pd godeva degli stessi privilegi degli altri, senza batter ciglio. Nessuno di loro ha votato contro quelle scellerate delibere, né si stracciava le vesti in pubblico. Tutti incassavano, in silenzio. Con buona pace del loro essere “di sinistra”.

3) leggo oggi sul Corriere che tutti i protagonisti, da Batman in giù, dichiarano di volersi candidare di nuovo. La più ingenua, Chiara Colosimo, nuovo capogruppo, addirittura se ne è uscita con un perché “fare politica è il mio mestiere”.

A parte la faccia come il didietro – ma oramai non mi stupisco più di nulla – trovo agghiacciante quest’ultima affermazione, emblema dei mali italiani: se la politica diventa un (il tuo) mestiere, perché non si sa fare nient’altro, è chiaro che la cosa poi degenera.

08 dicembre
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L’abolizione dell’esenzione ICI per la Chiesa cattolica: alcune precisazioni.

Sta girando in questi giorni in rete la raccolta di firme per l’abrogazione dell’esenzione dell’ici per gli immobili della chiesa, promossa da Micromega.
L’ho firmata anch’io, però mi sento in dovere di fare alcune precisazioni per onor di verità.
Si legge nella petizione a Monti di Micromega: “quella legge simoniaca approvata dal governo Berlusconi per cui il Vaticano è esente dal pagamento dell’Ici”.
Nella legge sull’Ici (D.Lgs n. 504/1992) le esenzioni sono all’art. 7. Quelle riconducibili alla chiesa cattolica sono la lett. d) (fabbricati destinati all’esercizio esclusivo del culto), lett. e) (fabbricati della Santa sede indicati nei Patti Lateranensi) e lett. i) (destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive).
Bene. Le lettere d) e e) sono così dalla formulazione originaria della norma, quindi sono state scritte sotto Governo Amato.
Anche la lettera i) non è cambiata. Berlusconi introdusse una norma interpretativa (art. 7, comma 2-bis, Dl 203/2005), ma questa, nella sua attuale formulazione, deriva dal DL 223/2006 (art. 39) – quindi sotto il Governo Prodi – scritta proprio per rispondere ad una procedura di infrazione aperta dalla Comunità europea.
Secondo voi, quindi, da chi dipende l’attuale esenzione dell’ICI per gli immobili della chiesa cattolica?
E’ questa cialtroneria della sinistra che mi preoccupa e che mi ha fatto smettere di comprare La Repubblica. È come la storia del porcellum elettorale, osteggiato anche dal PD toscano, nonostante il “cinghialum” da questi creayo e votato per la nostra Regione Toscana.