Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

14 maggio
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La riforma della scuola

imageSicuramente la riforma della scuola proposta da R. non sarà la migliore possibile.

Mi pare però che avesse un grande merito: quello di introdurre il concetto che anche gli insegnanti, deo gratia, possono essere giudicati.

Chiunque di voi ha figli a scuola sa di cosa sto parlando e, per assurdo, di quanto una simile idea sia rivoluzionaria per il nostro paese, nonostante sia scontata e ordinaria per il resto del mondo.

Ho già scritto in proposito, per cui non sto a ripetermi.

Vi segnalo solo questo sito del ministro dell’istruzione inglese, ricordato in questo ottimo post Oscariano, giusto per avere un’idea di come gira il resto del mondo.

Purtroppo i sindacati hanno già fatto muro, coinvolgendo gli stessi studenti, cinicamente arruolati nella finta battaglia ideologica, che altro non è che il tentativo di conservazione di odiosi privilegi, nella speranza che, grazie al milione di voti che rappresenta la scuola, riescano a ottenere quella vendetta oramai da troppo tempo covata contro R., reo di aver puntato il dito contro la casta che oramai il sindacato rappresenta in Italia.

Continuiamo così: facciamoci del male!

14 agosto
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Vogliamo cambiare? cominciamo da qui, diamo spazio alle Gabrielle di Italia

Gabrielle Turnquest (© The Guardian)

Il Corriere ha riportato la notizia di quella ragazza che in Inghilterra ha ottenuto la “call to the bar“, equivalente alla nostra abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, all’età di 18 anni; quando normalmente a tale risultato si giunge intorno ai 27 anni!

Mi sono divertito, così, ad andare a cercare quali potessero essere stati i fattori ambientali – oltre alle evidenti particolari capacità della ragazza e a una sua disciplina ferrea – che le abbiano consentito il raggiungimento di un così fantastico risultato.

Dalla sua storia personale mi pare di aver individuato due elementi fondamentali.

Il primo, è che la ragazza, di origine statunitense, nel corso della sua vita è stata costretta più volte a trasferirsi, seguendo la famiglia non solo in città ma addirittura in Stati diversi.

Questo, evidentemente, l’ha obbligata a sviluppare una forte capacità di gestione del cambiamento. Su questo ho già scritto e sapete come la penso: in tutto il mondo animale il cambiamento è la base della vita, solo gli uomini pensano (erroneamente) che la salvezza possa passare attraverso la conservazione dello status quo.

L’altro elemento fondamentale è che la ragazza ha potuto avvalersi di un sistema scolastico, come quello anglosassone, basato sul merito e sulla coltivazione delle eccellenze.

Anche questo è un altro mio pallino fisso, che ho già affrontato in un precedente post: non ci sarà possibilità di progresso per questo paese fino a quando non ci libereremo di quella sciagurata impostazione – di cui, ahimè, è responsabile la sinistra – secondo cui la scuola deve garantire il livellamento degli studenti, per evitare discriminazioni.

Nella realtà, infatti, è vero l’esatto contrario. Per evitare discriminazioni occorre trattare in maniera uguale situazioni uguali, ma anche differentemente situazioni diverse.

Un esempio per tutti. Una mia amica scozzese mi ha raccontato che nella classe elementare di sua figlia in Inghilterra i bambini sono divisi in due gruppi, in base alle loro capacità. La divisione è effettuata dall’insegnante all’insaputa dei genitori, che non sanno in che gruppo il loro figlio è stato inserito. I gruppi sono valutati su criteri diversi durante l’anno e differenziati anche quanto a compiti a casa. In questo modo, il gruppo dei migliori, non è costretto ad annoiarsi nell’attesa che i meno bravi li raggiungano; quello dei meno gravi, non è abbandonato a se stesso solo perché non in grado di reggere il passo dei migliori.

In Italia no: i migliori vengono trattenuti per la maglia, fino a quando, annoiati, non si danno per vinti.

Se vogliamo cambiare qualcosa, cominciamo da qui: non lasciamo che le nostre Gabrielle debbano fuggire all’estero per essere apprezzate, diamo spazio al merito. Abituiamo poi le nuove generazioni a gestire il cambiamento, anche, perché no, incentivando la frequentazione di scuole/corsi/università lontano da casa, con qualche anno all’estero e stage formativi presso realtà operanti nel settore.

Lo so, non sarà facile, ma da qualche parte occorrerà pure cominciare.

05 ottobre
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Sempre a proposito di merito (e delle bufale che girano su internet)

Rita mi ha segnalato questa notizia che gira su fb, la storia di Caterina, geniale donna che, secondo l’articolo, avrebbe dovuto cercare fortuna all’estero perché in Italia le erano state sbattute tutte le porte in faccia.

Avevo già scritto un post, quando, per scrupolo, sono andato alla fonte.

Ecco il risultato.

Era una bufala!

Caterina è grata all’Italia, ma ha deciso di sfruttare le maggiori opportunità che le offre l’America.

Tutto qui.

Ciò non toglie, anzi mi conferma, che faccia bene a far studiare le lingue ai mie bambini.

 

04 ottobre
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Merito e non meritocrazia (Dio ci sei?)

La prova che Dio non esiste è data in questi giorni dal fatto che consenta a membri del Pd di parlare impunemente di “merito”.

Se esistesse un Dio, infatti, chiunque del Pd usasse simile termine dovrebbe essere fulminato all’istante dalla giustizia divina.

Mi spiego meglio.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato la sinistra italiana da sempre e che me l’ha fatta ritenere odiosa, pur ritenendomi di sinistra o, meglio, liberale è stata la battaglia sulla “meritocrazia”: il merito, per la sinistra, ha sempre avuto un’accezione negativa, quasi come se essere bravi dovesse essere una colpa.

Il concetto di eguaglianza espresso dalla sinistra italiana, è sempre stato esattamente l’opposto di quello previsto dalla costituzione: invece di trattare in maniera diversa le persone diverse e in maniera eguale le persone eguali, bisognava trattare tutti allo stesso modo.

Non sta a me ricordavi cosa questo ha prodotto nei settori tradizionalmente gestiti dalla sinistra.
Basti pensare alle università, alle scuole, al pubblico impiego, alla sanità e, perfino, alla magistratura: per trattare tutti allo stesso modo, sono stati vietati controlli sul merito, sulla produttività, se non addirittura, i controlli stessi, fino alle assurde lotte sindacali per cui gli incentivi sulla produttività dovevano essere dati a tutti i dipendenti, perché, altrimenti, sarebbero stati discriminanti (come se non fosse proprio quella la funzione di tali incentivi: discriminare i lavoratori dai nulla facenti).

Il risultato: una corsa al ribasso, che ha portato questo paese nello stato in cui oggi si trova.

Per meglio comprendere l’autolesionismo di una simile teoria, è come se una squadra ciclistica pensasse di vincere una gara, anziché facendo scattare in volata il più bravo e sostenendolo con il gruppo, facendo tenere al gruppo per la maglia chi volesse andare in fuga.

Così, a poco a poco, siamo diventati un paese di gregari, con i migliori in fuga, sì, ma all’estero.

Ma soprattutto, senza più nessuno disposto a correre in questo paese.

Perché il problema dei cervelli non è la fuga all’estero di alcuni, perché è sempre esistito ed esisterà sempre di più la mobilità fra Stati, verso il luogo di “eccellenza” del proprio sapere. Il problema è rappresentato dal “saldo” degli spostamenti: da noi è negativo, perché, salvo rarissime eccezioni, non esiste più nessuno che viva all’estero disposto a lavorare in Italia, sia pure nei nostri settori di eccellenza, perché non si riesce a tollerare un sistema che non premia il merito, e che, addirittura, molto spesso, ritiene il merito una colpa.

Quindi, se Dio esisti, ora o mai più: batti un colpo!