Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

27 novembre
0Comments

Voto si, anche per riallineare la costituzione reale a quella materiale

Qualcuno più autorevole di me ha scritto che la riforma su cui si va a discutere ha il pregio di riallineare la costituzione reale a quella materiale, anche allo scopo di ridurre il potere interpretativo della Corte costituzionale, il cui plotone dei presidenti emeriti (emeriti in quanto a macchina con autista) guarda caso è schierato sul fronte del no.

Ho letto la sentenza della Corte costituzionale n. 251/2016 sulla riforma Madia, e mi pare caschi a fagiolo.

Vi segnalo questo passaggio “È pur vero che questa Corte ha più volte affermato che il principio di leale collaborazione non si impone al procedimento legislativo. Là dove, tuttavia ….”.

In italiano: “è vero che abbiamo sempre detto l’opposto, ma stavolta abbiamo cambiato idea”.

Direi, grande spottone a favore del SI

26 ottobre
0Comments

Etica e diritto

Concetto semplice di cui, purtroppo, si è persa la memoria.

Se vogliamo far ripartire questo paese, occorre costruire una nuova etica, cominciando dalle scuole, tenendo, però, sempre a mente questa differenza.

Con buona pace della magistratura e del CSM ;-)

image

30 luglio
0Comments

Le belle parole di Manconi: la differenza fra giustizialismo e giustizia.

La migliore risposta alla bieca deriva giustizialista e forcaiola, tanto cara ai giornalisti de “Il fatto”, che in questi giorni intasa i social: grazie Senatore Manconi, l’Italia sarebbe un paese migliore se tutti fossero come lei!

 

15 giugno
0Comments

Magna carta.

after-restoration-l800 anni oggi dalla firma della “Magna Carta (Libertatum)“.

Ne è passato del tempo ma, fatte le dovute proporzioni, i princìpi in essa contenuti son tutt’altro che acquisiti.

Penso in particolare al “writ di Habeas Corpus”, visto l’abuso della carcerazione preventiva (a novembre 2013 il 20% dei detenuti in Italia era ancora in attesa di giudizio) e tenuto con di quanto ci ha raccontato Piero Tony, ricevendo in cambio accuse di denigrazione della categoria da parte degli stessi suoi ex colleghi ;-)

20 marzo
0Comments
27 febbraio
0Comments

Responsabilità civile magistrati

Di questo stiamo parlando: dolo (cioè, volontarietà) e grave negligenza.

Che la smettano di lamentarsi: nessuno li vuole intimidire o condizionare, si tratta solo di rimediare a un’anomalia, eliminando il filtro di ammissibilità della precedente legge Vassalli.

image

25 febbraio
0Comments

Imbarazzo

image

L’ex presidente Oggé

E così, un magistrato in pensione, uno di quelli che, quando riguardano gli altri, “le sentenze non si commentano” prende carta e penna e manda a un giornale un commento critico non a una sentenza qualunque della Cassazione, ma a quella stessa sentenza che ha riformato quella scritta sotto la sua presidenza.

Adesso, abbiamo visto anche questo!

image

25 febbraio
0Comments

Il blocchetto degli arresti

Questo genio assoluto punta l’attenzione con fine ironia su quella che è diventata la vera disfunzione del nostro ordinamento, tale da mettere in discussione lo stesso principio cardine di ogni democrazia, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, rappresentato dalla separazione dei poteri (e su cui bisognerà prima o poi mettere le mani)

Con il declinio di B. è la conseguenza caduta delle barricate sulla sua persona, il momento sarebbe quello giusto.

18 febbraio
Commenti disabilitati

Suggerimenti non richiesti, per chi non è solito ascoltare.

Da quello che trapela sui giornali, parrebbe che nella “Agenda” del futuro Governo Renzi, non vi sia posto per un intervento correttivo sulla Giustizia Civile e Amministrativa.

Capisco che in Italia “chi tocca muore”, ma proprio dalla spregiudicatezza che caratterizza il personaggio, mi aspettavo almeno due parole sull’esigenza di mettere mano al nostro sistema giudiziario civile e amministrativo, che fa acqua da tutte le parti, e che fino oggi non è stato oggetto di attenzione, per la sovraesposizione di quello penale.

Così, di botto, mi verrebbe di mettere le mani su questi aspetti:

- costo di accesso alla giustizia: il contributo unificato e marche da bollo, sono chiaramente esosi e imposti per il malcelato scopo di “filtrare” l’accesso alla giustizia, specie nell’amministrativo

- tempi della giustizia folli: a Firenze (non nel profondo sud, con tutto il rispetto per il profondo sud, espresso da chi ha un padre siciliano) l’attuale prima udienza della Corte di Appello civile è 2024/2025 (e poi rimane la Cassazione). Dell’amministrativo neanche a parlarne, visto che provvedimenti cautelari non vengono quasi più concessi e per la discussione si attende anche 10 anni.

E’ chiaro che, se vogliamo attirare investimenti dall’estero ed evitare la fuga di capitali, bisogna pensare a un sistema giudiziario che dia risposte in tempi umani e non stellari.

Per quale motivo un imprenditore dovrebbe investire in Italia se il tempo medio di recupero di un credito è 1.200 giorni, quando la media europea è di 400?

16 febbraio
Commenti disabilitati

Renzhatcher

imageA questo punto c’è solo da piegarsi all’ineluttabile e sperare che Renzi possa trasformarsi nella nostra Thatcher, infliggendo all’Italia quella cura da cavallo di cui ha bisogno, anche se in Italia sarà dura visto che, a differenza dell’Inghilterra, il Presidente del Consiglio non conta un cazzo.

Di questo si era lamentato anche Berlusconi, cercando di porvi rimedio, così come all’incontrollato potere delle Procure; senza ottenere alcun risultato per la storica incapacità degli Italiani di ragionare prescindendo dalle barricate e dalle persone.

Questo Renzi l’ha capito subito, scegliendo di ribattezzare “di sinistra” la sua politica in realtà di destra, distruggendo l’opposizione di sinistra dall’interno.

Sbagliavo quindi quando dicevo che nelle primarie Renzi doveva stare a destra. Non avevo capito il suo piano: distruggere il blocco del vecchio apparato sinistrorso dall’interno, per non avere più quel nemico in casa che tanti danni ha fatto in passato, introducendo una nuova divisione degli Italiani fra “nuova destra proponibile” (PD, che chiamerei a questo punto NDP) e “destra improponibile” (Forza Italia, LEGA & c., che chiamerei NDI), fottendo così anche il NCD – che già contava come il due di picche, appeso all’umore dell’attempato erotomane di Arcore – è i grillini, spesso bravi nei contenuti ma improponibili sul piano politico per i loro folli burattinai.

Chi vivrà, vedrà!

13 gennaio
Commenti disabilitati

Separazione dei poteri: come tutto ebbe inizio

craxi-hotel-raphaelAndando alla ricerca dell’origine dell’attuale presa di campo della magistratura rispetto ai poteri esecutivo e legislativo, sono giunto alla convinzione che, se non l’inizio, certamente, l’inizio della fine è rappresentato dalla riforma dell’art. 68 della Costituzione, disposta dalla L. 3 del 29 ottobre 1993.

Come molti ricorderanno, a questa riforma si era giunti dopo aver montato l’opinione pubblica – operazione culminata con lo storico lancio di monetine del 30 aprile 1993 - facendole credere che l’unico modo per moralizzare la politica fosse quello di intervenire a gamba tesa sulla delicata architettura di pesi e contrappesi della Costituzione, privando uno dei tre poteri di parte delle proprie prerogative a garanzia della sua indipendenza rispetto al potere giudiziario, rappresentato dall’istituto della c.d. autorizzazione a procedere.

Se la politica non era in grado di moralizzarsi da sola, allora bisognava lasciare campo libero al “potere supplente”, rappresentato dalla magistratura.

Sugli altari di una finta pulizia delle mani fu così immolata la libertà e autonomia del potere legislativo eliminando l’obbligo della magistratura di chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza prima di procedere a sottoporre a indagine membri del Parlamento.

I magistrati, così, indipendenti e inattaccabili, perché sottoposti – giustamente – al solo organo di autogoverno del CSM, sono stati messi nelle condizioni di indagare liberamente titolari di altro potere, teoricamente separato, senza alcun controllo iniziale.

Le successive cronache, fino ai nostri giorni credo rappresentino la migliore dimostrazione della follia di un simile sistema: per i vent’anni successivi l’Italia, anziché preoccuparsi di varare le riforme di cui avrebbe e ha ancora oggi drammaticamente bisogno, è rimasta inchiodata sullo scontro fra B. e la Procura di Milano, che, nei fatti, non si è occupata d’altro.

Con questo, lungi da me difendere o accusare l’operato dell’uno o dell’altro. Credo conveniate, però, con me che questo sistema non ha certo giovato al paese.

Anche perché i supplenti, nel corso del tempo hanno voluto diventare titolari, sia saltando la barricata (da Di Pietro in poi), sia rifiutando qualsiasi forma di controllo sul loro operato (v. alla voce, separazione di carriere e intercettazioni).

10 gennaio
Commenti disabilitati

Separazione dei poteri e quella follia del “ruolo di supplenza” della magistratura

f1.highresToute Société dans laquelle la garantie des Droits n’est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n’a point de Constitution.” (Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione - fonte)

Così recita l’articolo XVI della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen.

Eravamo nel 1789.

Oggi, nel 2013, procedendo come gamberi, con la colpevole complicità della sinistra più bieca, dimentichi di questo fondamentale principio c.d. della “separazione dei poteri”, siamo riusciti a creare un sistema per cui esiste un solo potere, quello giudiziario – e, in particolar modo, quello inquirente – totalmente privo di controllo, che pretende di esercitare anche quello politico e quello esecutivo (oggi diremmo meglio, “amministrativo”).

Se vogliamo tornare a essere un paese normale, credibile e in cui vale la pena vivere e investire, lo dobbiamo dire a gran voce, senza (si spera) solo per questo poter essere più accusati di essere Berlusconiani.

Nei prossimi giorni, se avete voglia di seguirmi, cercherò di ricostruire come ci siamo arrivati e, nei limiti del possibile – senza, cioè, rischiare querele o violare segreti professionali – dare prova di questa denuncia.

12 settembre
0Comments

E QUESTI CHI LI TOCCA?

Si parla di riforme nel nostro paese, come non se ne era mai parlato prima.

E questo è comunque un bene.

Se ne sentono tante.

Io sto tenendo d’occhio quelli di fermare il declino (a destra trovate il link), nati da un’idea di Oscar Giannino, anche se non ho molto apprezzato l’avvicinamento a Italia Futura.

Se si vuole parlare di riforme, bisogna però cominciare a mettere mano anche a questa situazione, denunciata da Edoardo Mori, uno “schifato” ex giudice. Situazione che, credetemi, vista da qua, è veramente vergognosa.

31 maggio
0Comments

Lo stato della giustizia: un altro esempio (Gigi Buffon)

Che il nostro paese sia alla frutta in fatto di giustizia, ce lo dimostra il fatto che siamo costretti a subire lezioni di legalità da Gigi Buffon (v. intervista sul Corriere di oggi)

Per carità, sia chiaro, niente contro il personaggio, è solo che mi aspetterei che il tema venisse trattato da giuristi, professori, uomini del settore, non certo da un calciatore.

La questione è semplice: in uno stato di diritto che si rispetti, l’attività istruttoria dovrebbe essere coperta da segreto – nel nostro, infatti, lo è – e la divulgazione di atti coperti da segreto istruttorio dovrebbe essere reato – e anche questo, nel nostro paese lo è.

L’esigenza è evidente: di fronte alla legge, siamo tutti innocenti fino a prova contraria,e questa prova può essere rappresentata solo da una sentenza definitiva emessa da giudici imparziali che hanno avuto modo di sentire entrambe “le campane”.

E allora mi chiedo (la domanda è ovviamente retorica): com’è possibile che atti istruttori siano pubblicati sui giornali ancor prima che siano vagliati da un giudice. Chi li passa ai giornalisti? Perché chi lo fa (e i giornalisti che li divulgano) non sono puniti?

Anni e anni di governo Berlusconi ci hanno indotto a pensare che ogni mezzo è lecito per sconfiggere il nemico.

Ma così non dovrebbe essere.

Lasciamo stare per un attimo B., che oggi non è più al governo.

Pensate solo a quelle povere maestre di Rignano che per ben 6 anni della loro vita – con orrore ho scoperto che è passato così tanto tempo – hanno dovuto scontare l’infamia di vedersi esposte alla pubblica gogna, trattate come pedofili, torturatrici di bambini, salvo poi scoprire che erano tutte innocenti, come la Cassazione aveva segnalato fin dal 2007, quando aveva confermato la scarcerazione disposta dal Tribunale del riesame (qui trovate tutta la sentenza se avete voglia di leggerla).

A questo aggiungete anche che le accuse indimostrate sono state sollevate per mesi sui giornali, nelle televisioni, con dovizia di particolari e poi la notizia dell’assoluzione viene data così, con un articolo che si apre con un sommario e irriverente giudizio di uno dei genitori dei bambini: Tribunale di merda!

Stando così le cose, delle due l’una: o state tutta la vita a sperare che non tocchi mai a voi (e ve lo auguro), oppure cominciate a ragionare in termini di legalità, sconcertandovi, ad esempio, come Gigi Buffon, per il fatto che al “segreto” blitz degli inquirenti a Coverciano abbiano partecipato giornalisti e fotografi ;-)

21 dicembre
0Comments

Lo stato della giustizia: un esempio

Preso dagli eventi contingenti ho abbandonato temporaneamente il tema “giustizia”.

Approfitterò di queste vacanze per mettermi in pari.

Nel frattempo, approfitto dell’amico Massimo, per sottoporvi un fulgido esempio dello stato pietoso in cui ci troviamo.

Abbiate la pazienza di leggerlo tutto. Non vi deluderà. (Uscirà su contratto e impresa 1/2012).

Sicuramente su questo dovrà essere messo mano, se si vuole che il paese riparta.

MASSIMO ARAGIUSTO

Il datore di lavoro, il lavoratore, i giudici ed il meteorologo

Tragiche storie vere di fantadiritto

Questa è la storia di un povero datore di lavoro che non sapeva quale attività lavorativa far svolgere ad un proprio dipendente e che, per non sbagliare, si rivolse al Giudice.

Un giorno un lavoratore, il quale era addetto alla guida di autobotti che trasportavano sostanze chimiche pericolose, durante la fase di scarico venne investito dalla fuoriuscita di un acido caustico che determinò gravi ustioni sul suo corpo.

Dopo la lunga assenza necessaria per la guarigione, il dipendente C. rientrò in azienda. Prima di essere riammesso al lavoro, fu sottoposto alla obbligatoria visita di idoneità, all’esito della quale fu giudicato “idoneo parzialmente”.

Il lavoratore – sentenziò il medico – non avrebbe più potuto svolgere mansioni che avrebbero comportato “1- l’utilizzo di indumenti protettivi di classe terza; 2- il contatto con sostanze caustiche od irritanti per la pelle in genere; 3- il riscaldamento dei tessuti cutanei ed un’eccessiva sudorazione, sia per irradiazione solare che per attività fisica intensa”.

Preso atto di ciò il datore di lavoro, non volendo procedere al licenziamento del dipendente e non potendo adibirlo alle mansioni di autista addetto al carico e scarico di sostanze chimiche pericolose, gli assegnò mansioni esecutive all’interno degli uffici.

Il lavoratore però, tutt’altro che soddisfatto ed affatto grato al datore di lavoro – benché le nuove mansioni fossero oggettivamente meno onerose di quelle precedentemente svolte, e nonostante l’orario di lavoro, l’inquadramento ed il trattamento retributivo fossero rimasti invariati – definendo “mansioni all’occorrenza, non rispondenti alla sua professionalità” le nuove attività affidategli, presentò avanti al Tribunale un ricorso col quale ne sosteneva l’illegittimità e la conseguente dannosità per la di lui professionalità, chiedendo la condanna della Società ad un consistente risarcimento dei danni asseritamente subiti e subendi.

A suffragio delle proprie doglianze il lavoratore-ricorrente dichiarava che, a seguito ed a causa dell’infortunio sul lavoro rimaneva “giorni e giorni in casa con le finestre chiuse” non avendo “interesse per la vita che lo circonda”, rimanendo seduto “sul divano in silenzio per molte ore senza accorgersi di cosa gli accade intorno”, non rispondendo “al campanello di casa ovvero al suono del telefono”, ed avendo “episodi di balletto continuo della gamba”, “una vita completamente falsata”, trovandosi in una situazione di “sofferenza e desiderio di isolamento” tali da renderlo “molto irascibile ed intrattabile”.

Il ricorrente dichiarava altresì di essere “nell’arco della giornata soggetto a continui cambiamenti di umore”, di passare “nottate agitate”, di alzarsi “spesso” e di “girare per casa per mancanza d’aria”. Aggiungeva infine di avere “carenza d’aria nei locali pubblici” e di ammalarsi spesso e facilmente, essendo state “le proprie difese immunitarie compromesse”, e sentendosi colpevole di portare “virus e batteri anche all’interno della famiglia”.

A suffragio di quanto sopra allegava relazioni medico legali che attestavano le suddette patologie fisiche e psichiche.

Sbigottito, oltre che sorpreso da una sì tale iniziativa giudiziaria, il datore di lavoro, non sapendo più come impiegare il proprio dipendente, non volendo cagionare danni alla sua integrità psico-fisica, né tantomeno essere anche solo astrattamente ritenuto responsabile di danni che lo stesso, magari nel compimento di atto estremo, avrebbe potuto cagionare a terzi, si rivolgeva al medesimo Tribunale, depositando in data 22 dicembre 2009 un ricorso d’urgenza con il quale formulava al Giudice le seguenti domande e conclusioni:

in tesi

- accertare e dichiarare in via sommaria l’inidoneità fisica del C. allo svolgimento delle mansioni cui risulta contrattualmente adibito, così come di mansioni equivalenti;

- accertare e dichiarare in via sommaria il rifiuto da parte del C. dello svolgimento di mansioni diverse ed anche non inferiori;

- dichiarare la risoluzione del contratto di lavoro in corso tra T. e C. per impossibilità sopravvenuta;

in ipotesi

- adottare tutti i provvedimenti cautelari di rito opportuni, indicando le mansioni cui il C. debba essere adibito, nel rispetto del principio di tutela della salute del lavoratore, della professionalità dello stesso, oltre che del principio di libertà di iniziativa economica del datore di lavoro”.

All’udienza di discussione il lavoratore si costituiva in giudizio, chiedendo il rigetto delle domande datoriali e, all’esito della discussione, il Giudice di prima fase respingeva il ricorso presentato dall’impresa, dichiarandolo inammissibile e comunque infondato.

L’Azienda proponeva quindi reclamo.

Il Collegio Giudicante, una volta costituitosi il contraddittorio, anche su istanza della parte reclamante, disponeva consulenza medico legale con i seguenti quesiti:

1) “accerti il CTU natura entità e durata delle lesioni patite dal ricorrente nell’infortunio di cui è causa, quantificando l’incidenza sull’integrità psicofisica dello stesso sia in termini di temporanea che permanente

2) “accerti il CTU previa visita del lavoratore e previa consultazione della documentazione medica agli atti, ivi compresa la certificazione prodotta in data odierna dalla parte reclamata datata 25.2.2011 e proveniente dal medico aziendale, quali siano le condizioni psichiche del predetto lavoratore e stabilisca la loro eventuale incidenza sulla idoneità dello stesso a svolgere le mansioni contrattualmente previste”.

Il Tribunale, preso atto delle argomentazioni e conclusioni delle parti, acquisita la consulenza medico legale, all’esito della discussione ed in scioglimento della assunta riserva in decisione della causa, il dì 11 ottobre 2011 (e quindi a circa due anni di distanza dall’inizio della procedura d’urgenza!), così in Nome del Popolo Italiano statuì:

letti e applicati gli art. 669-bise segg. c.p.c., in accoglimento del reclamo revoca l’ordinanza del 29.4.2010 emessa dal Tribunale, in composizione monocratica e quale Giudice del Lavoro di primo grado, e, in accoglimento della domanda proposta in via subordinata dalla società datrice nel ricorso ex art. 700 c.p.c.,

1) ordina a T. di adibire C. alle proprie mansioni contrattuali di autista e mulettista previa immediata adozione da parte della stessa società datrice di tutte le misure di prevenzione tecniche e organizzative di seguito elencate:

1-a) nelle giornate con temperatura superiore a 25°il lavoratore deve utilizzare per l’esecuzione della prestazione lavorativa solo gli automezzi e i carrelli elevatori dotati di impianto di aria condizionata;

2-a) nelle giornate con temperatura superiore a 25°il lavoratore deve essere adibito al carico/scarico di autobotti dei soli prodotti che non richiedono l’utilizzo dei DPI di 3° categoria;

3-a) nelle giornate con temperatura superiore a 25°, al lavoratore deveessere assicurato un numero di pause, della durata di circa 5 minuti ogni ora, adeguato alla temperatura, al grado di umidità ed al carico di lavoro;

4-a) nei luoghi di carico/scaricoesterni all’azienda devono essere creati, mediante l’installazione di adeguate ombrellature o tettoie fisse, idonei punti d’ombra nei quali il lavoratore possa ripararsi dai raggi solari durante le fasi di presidio del carico/scarico autobotti;

5-a) per quanto concerne le mansioni di scarico, nelle giornate estive, quand’anche la temperatura non sia superiore a 25°, in assenza di idonei punti d’ombra nei luoghi di scarico, il lavoratore deve essere adibito allo scarico di autobotti dei soli prodotti che non richiedono l’utilizzo dei DPI di 3° categoria;

2) compensa integralmente fra le parti le spese di lite del procedimento ex art. 700 c.p.c., e della presente fase di reclamo;

3) pone definitivamente a carico di entrambe le parti, in solido tra loro, le spese delle CTU effettuate, già liquidate con separato decreto”.

Lo sconcerto fu totale!

Ed infatti come avrebbe potuto l’imprenditore imporre ai propri clienti di allestire nei piazzali “tettoie ed ombrellature” al fine di consentire al lavoratore C. di ripararsi dal sole?

E come avrebbe potuto il datore di lavoro garantire al dipendente un non meglio specificato adeguato “carico di lavoro” garantendogli altresì “un riposo di 5 minuti ogni ora”, laddove il lavoratore avrebbe dovuto prestare la propria attività lavorativa prevalentemente al di fuori dei locali aziendali spostandosi su strade urbane, extraurbane ed autostrade?

Ed ancora.

Come avrebbe potuto il datore di lavoro utilizzare il lavoratore quando, per qualsiasi motivo e contingenza, le uniche sostanze da trasportare fossero state solo e soltanto quelle sostanze chimiche pericolose – e sono l’assoluta maggior parte – che impongono l’utilizzo della tuta DPI di terza categoria vietata dal medico al lavoratore C.?

Ma soprattutto.

Come avrebbe potuto il povero datore di lavoro sapere se nell’arco dell’intera giornata lavorativa la temperatura si sarebbe spinta oltre i 25°; e come avrebbe potuto lo stesso sapere se i 25° sarebbero stati superati nelle diverse località ove l’autista avrebbe dovuto recarsi?

Come l’imprenditore avrebbe potuto stabilire il programma settimanale di consegne, rispettando il dictum dei giudici di tener conto del non meglio specificato grado di umidità”?

Forse rivolgendosi ad un meteorologo?

La domanda sorge spontanea: come può essere stato possibile che un sì tale provvedimento sia stato emesso, laddove l’art. 41 della nostra Carta costituzionale dispone che “L’iniziativa economica privata è libera”, e la Suprema Corte, ex plurimis, ha statuito che “In relazione al licenziamento motivato da inidoneità fisica sopravvenuta ed all’onere datoriale di assegnare al prestatore mansioni equivalenti compatibili con le mutate condizioni fisiche, non è configurabile un obbligo dell’imprenditore di adottare nuove tecnologie, non in dotazione dell’azienda, in grado di eliminare gravosi sforzi fisici nell’esecuzione della prestazione; infatti, anche con riguardo ad interessi costituzionalmente rilevanti (diritto al lavoro, alla salute), la tutela di singoli lavoratori non può spingersi fino a determinate scelte organizzative preordinate al perseguimento di finalità assistenziali, eventualmente incidenti sulla posizione di altri dipendenti ed imposte all’impresa senza il supporto di una disposizione di legge, ai sensi dell’art. 23 Cost., come avviene, invece, con la tutela apprestata dalla l. n. 482 del 1968.” (Cass., 5 agosto 2000, n. 10339)?

Ma se questa è l’italica giustizia, insuperabile per qualità e celerità (sic!), è forse vero che l’Italia, che in passato è stata la culla del diritto, ne è diventata la tomba: ai posteri l’ardua – ci si augura migliore – sentenza!

 

 

26 novembre
0Comments

Lo stato della giustizia: basterebbe poco (i dati di fatto)

A mio giudizio, il problema principale, quello che tocca da vicino la maggior parte dei cittadini e degli operatori è rappresentato dalla lentezza dei processi civili.

La ragione è evidente. Se i processi sono lunghi, l’accesso alla giustizia tende a funzionare all’incontrario: ti rivolgi al giudice solo se hai torto, per guadagnare tempo. Se hai ragione, sei costretto a trovare un accordo, secondo il noto principio, parlando di soldi, dei “pochi maledetti e subito”.

Quando si parla di crisi, penso sempre che la vera cassaforte d’Italia (e ciò che frena di più lo sviluppo) è il processo civile.

Guardate questi dati impressionanti (li ha citati il Presidente della Corte di Cassazione l’anno scorso all’inaugurazione dell’anno giudiziario): nonostante la crisi economica globale dell’ultimo anno “tutte le nazioni europee hanno registrato lievi progressi mentre in Italia occorrono ancora 1.210 giorni per recuperare un credito”.  In Francia di giorni ne bastano 331, in Germania 394, nel Regno Unito 399, in Belgio 505, in Spagna 515 (media Ocse: 462 giorni).

Siamo al 156° posto, quando tutti gli altri paesi europei sono entro il 50°. Siamo secondi anche al Gabon e all’Angola.

Quando sento queste cose, mi torna in mente la famosa “pizza di fango del Camerum” della Cinzia Leone

E’ evidente che in questa situazione è difficile fare impresa per gli italiani, ma, soprattutto, è ancora più difficile che investitori esteri vengano a spendere soldi da noi, sapendo che, per riaverli indietro, devono aspettare 4 anni: 4 anni, con l’attuale velocità delle transazioni commerciali, è un tempo biblico (segue)

25 novembre
0Comments

Lo stato della giustizia (un inciso)

Per chi ha lo stomaco forte, segnalo questo sito.

Così, giusto per aver presente in che mondo viviamo.

Mi piacerebbe sapere come mai CSM, Presidenti di Tribunali e i vari ordini non fanno pulizia.

Altrimenti, si finisce per dare ragione a chi dice, ad esempio, per quel che mi riguarda più direttamente, che gli ordini sono solo corporativi e vanno aboliti ;-)

(vomito!)