Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

19 settembre
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I soldi della Lega: la mia opinione

matteosalvini_ralfMa guarda un po’ se mi tocca fare le pulci all’informazione per difendere Bossi

Il mio giudizio politico sulla Lega è pessimo e ancor più quello su Salvini.

Nonostante ciò credo che, nell’interesse di tutti, occorra fare un po’ di chiarezza. Anche perché quando l’informazione impugna il machete è sempre pericoloso, perché una volta tocca a te, altra volta tocca a me.

Facciamo un po’ di ordine:

1) la condanna è in capo a Bossi e Belsito (tesoriere), non Salvini;

2) Salvini e non altri, ha deciso, però – non si comprende per quale ragione – di revocare la costituzione di parte civile della Lega contro Bossi e Belsito

3) la richiesta di sequestro dei soldi della lega è conseguenza della condanna in primo grado. La cassazione è intervenuta solo per stabilire la correttezza del sequestro;

4) dato che quei soldi non sono materialmente nelle casse della Lega, la prospettiva era di costringere la Procura a tenere monitorate le entrate della Lega, per fermare ogni incasso;

5) invece di fare ciò, pare – ma non ho letto l’accordo – che la Procura si sia accordata per un versamento volontario, che coniugherebbe il vantaggio per la Procura di non andare a cercare i soldi e, dall’altra, quello della Lega ad avere le risorse per agire politicamente.

Sulla base di questi elementi l’accordo mi pare un giusto compromesso, perché, trattandosi di sentenza di primo grado, c’è sempre l’eventualità di una sua riforma e far “fallire” la Lega significherebbe escludere dalla scena politica un partito, solo perché i precedenti “padroni” l’hanno utilizzato come cassa personale, per di più senza avere la certezza del passaggio in giudicato della loro condanna.

Non comprendo, invece, per quale ragioni Salvini abbia ritirato la costituzione di parte civile nei confronti di Bossi e Belsito, visto che avrebbe rappresentato il modo più veloce, e comunque lo strumento, per recuperare i soldi sottratti da Bossi & Friends in danno alla Lega.

23 gennaio
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Note fuori dal coro a margine della protesta anti-Trump

Trump, la sua immagine del profilo Twitter

Trump, la sua immagine del profilo Twitter

Va detto che siamo un popolo democratico in maniera singolare.

In genere, pur dando per presupposte, in teoria, le regole democratiche, nella pratica ci riserviamo il diritto di criticarne l’esito, non appena il risultato non ci aggrada.

In questo, l’esempio di Trump è sintomatico.

Anch’io sono fra quelli che lo ritiene un Presidente poco adatto, non diversamente da quelli prodotti dalla famiglia Bush, per rimanere su quelli più recenti.

Fossi stato cittadino USA è chiaro che non lo avrei votato.

Trovo, però, singolare la protesta di chi non l’ha votato, ammesso che non riesca a dimostrare l’esistenza dei sempre vagheggiati “brogli”.

Non comprendo, infatti, chi conteggia i voti per dire che, tutti sommati, quelli di Hillary sono stati molto di più. Così ha sempre funzionato nel sistema elettorale americano, in cui i voti dei singoli collegi contrari al candidato risultato vincitore, nella sostanza, ai fini dell’elezione del Presidente, risultano del tutto inutili: chi vince il collegio, vince tutto.

Non si ritiene giusta questa regola? La si cambi. Ma con queste regole, mi pare privo di senso “combattere” il risultato. Più precisamente, mi pare un ragionamento anti-democratico e rischioso far saltare il tavolo perché si è perso. Delegittimare il vincitore,  giustifica il disprezzo delle regole. Particolarmente pericoloso di questi tempi.

La risposta di Trump alla marcia delle donne, giudicata “arrogante” dai media, letta secondo questo ragionamento, non fa una grinza: “perché queste persone non hanno votato?”

Riportando il tema in Italia, mi pare di rivivere il periodo di Berlusconi, in cui gli avversari, anziché concentrarsi su un progetto comune con cui batterlo in termini politici, si agitavano nella ricerca di scorciatoie, prima fra tutte – per i danni che ha causato – quella giudiziaria, attuata affinando e consolidando il filone avviato ai tempi di mani pulite.

Questo atteggiamento, consentitemi, anti-democratico, è in questi giorni rispolverato nei confronti di Lega e, soprattutto, M5S, contro i quali il centro-sinistra, anziché schierarsi con un credibile programma comune, preferisce spaccarsi in cento rivoli, accomunandosi solo nella ricerca di colpire il nemico comune attraverso scorciatoie.

Vedo, in particolare, una controindicazione evidente in questo atteggiamento: l’incapacità di fare autocritica, chiudendosi nella propria elitaria e autoreferenziale bolla di vetro, come piccoli pesci rossi, incapaci oramai di entrare in contatto con le acque aperte, rappresentate, fuor di metafora, dalle esigenze dei cittadini che dovrebbero eleggerli e di cui oramai non conoscono più niente e che, per questo, stanno smettendo di votarli e di dargli mandato a governare.

Sempre vostro.

A.