Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

03 novembre
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Sul referendum costituzionale: un’altra parentesi sulla legge elettorale

38_brancaleoneDa i commenti che raccolgo in giro, credo di dover tornare a parlare di Italicum, perché sto leggendo delle castronerie sesquipedali.

Premetto che, come cittadini, siamo chiamati a votare sulla riforma costituzionale e non sulla legge elettorale: pare lapalissiano ma, evidentemente, per molti così non è.

Premetto ancora che io, a differenza di Zag, sono fermamente convinto che il proporzionale non sia adatto all’Italia, perché ha prodotto un proliferamento di partiti minori, con la necessità di governi di ampia coalizione (e di corrispondenti ampi poteri di veto) e che, sempre a differenza di Zag, ritengo che la legge elettorale serva anche a individuare chi deve governare.

In questo specchietto predisposto dalla Camera dei Deputati è illustrato perfettamente come funziona l’Italicum.

Qui, invece, trovate come funziona il sistema elettorale dei Comuni, in particolar modo quello dei Comuni superiori a 15.000 abitanti.

Giochiamo a “trova le differenze”. Vi aiuto:

a) entrambi hanno la soglia di sbarramento al 3%. La differenza è che per il Consiglio comunale è applicata anche alla sola coalizione e non alla singola lista, nel senso che passano anche partiti sotto il 3, purché apparentati con altre liste sopra il 3. Questo mi pare corretto, perché serve a evitare la proliferazione di partiti minuscoli e micropoteri relativi;

b) entrambi hanno il premio di maggioranza (in prima battuta o a seguito di ballottaggio). La differenza è che, per la Camera, è attribuito a chi raggiunge il 40% e da diritto a 340 seggi (pari al 53,97% dei seggi), mentre per il Consiglio Comunale da diritto al 60% dei seggi

c) Nei comuni si elegge anche il Sindaco, mentre il Presidente del Consiglio - checché ne dicano i Grillini & co. - non è votato dagli italiani, né a costituzione vigente, né a costituzione oggetto di referendum, ma ottiene la fiducia del parlamento (oggi Camera e Senato, con la riforma, della sola Camera) e non importa nemmeno che sia parlamentare.

Mi chiedo quindi: dov’è lo scandalo? Perché per i Sindaci va bene e per il Parlamento no. Un governo che emerge da queste elezioni, per me, non ha più scuse: ha tutti i numeri per governare e per essere giudicato alle elezioni successive sulla base di quello che ha fatto, senza dover compiere scelte di compromesso per accontentare partiti minori, di coalizione o in appoggio esterno, che altrimenti possono far saltare il voto.

Dov’è stanno la deriva dittatoriale, il golpe o altre stronzate simili?. Abbiamo tutti sindaci golpisti in Italia? Perché se così è, lo è anche la Appendino di Torino che, al primo turno ha preso il 30,92% (contro il 41,83 di Fassino), al ballottaggio il 54,56% (contro il 45,44 di Fassino) e, nonostante questo, ha ottenuto 24 seggi, contro i 10 di Fassino, pari a più del doppio! Però, in questo modo, può governare, e non ha scuse: se sbaglia, al giro successivo non sarà rieletta.

Troppo semplice? E allora continuiamo a tenerci le grandi coalizioni all’armata Brancaleone, composte da gente che non ha niente in comune, salvo il nemico, e che quindi, una volta vinto, non è in grado di governare.