Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

12 settembre
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Qui finisce l’avventura: la farsa dell’Ilva

ilva-taranto-5-1052253Con questa “perla” di paraculaggine il “pirla” chiude la partita #ILVA, travisando il parere dell’avvocatura, per salvare la faccia, ma lasciando in piedi la gara di Calenda.

Nel frattempo, sono stati bruciati svariati milioni e preso in giro numerosi elettori con l’idea del parco giochi, concreta quanto il #biovashball di Grillina memoria.

E avanti così, fino alla prossima improvvida azione di distrazione di massa dalla loro totale incompetenza, in danno delle tasche degli italiani

21 luglio
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Rivoluzione digitale: una culata per terra!

Quando vedo questi dati (scorrete la pagina fino a trovare le regioni italiane) sull’analfabetismo digitale mi atterrisco: prima della rivoluzione digitale, mi sa che dovremmo fare in modo che gli Italiani si avvicinino a un computer almeno una volta nella vita!!

21 luglio
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“Buttare il termometro non è il modo migliore per far passare la febbre”

Oggi Massimo Russo su La Stampa da qualche numero.

Il governo, anziché prendere atto delle diversità fra scuole e università, abolendo il valore legale del titolo di studio e consentendo incentivi ai virtuosi, fa lo struzzo, in una gara al ribasso deleteria per il Paese.

In questo modo è chiaro che i migliori continueranno ad andarsene e che la PA, priva di un potere di scelta, continuerà a essere rifugio dei peggiori: scartati dal mondo e scartati dal privato.

Come possa tutto questo risollevare l’Italia, sinceramente, mi è oscuro.

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28 marzo
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Papa Francesco non fa sconti

Un estratto del divertente resoconto di Malaguti, su La Stampa, della messa del Papa a Governo e parlamentari.

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11 marzo
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Sgravi irpef/irap: una interessante chiave di lettura

Mi pare che Renzi abbia già deciso, scegliendo l’irpef .

Secondo questa lettura, quindi, è un conservatore.

Perché non mi stupisco?

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25 febbraio
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La giustizia amministrativa (parlandone seriamente)

Riporto la sintesi dell’intervento del Presidente della neonata Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti, Umberto Fantigrossi a una Tavola Rotonda di ieri a Firenze, mentre giungeva l’eco della furia iconoclastica del nuovo governo.

«La nascita dell’unione nazionale degli avvocati specialisti in diritto amministrativo coincide con un momento particolare del dibattito politico ed istituzionale nel nostro paese nell’ambito del quale si sono recentemente registrati reiterati attacchi alla giustizia amministrativa. In nome della semplificazione si invoca da più parti la stessa abolizione di istituti fondamentali del nostro processo, come la tutela cautelare, e si arriva ad auspicare il forte ridimensionamento delle competenze dei TAR e del Consiglio di Stato. A ben guardare questo fuoco incrociato viene da due diverse angolazioni. Acuendo ancora lo sguardo non è difficile capire che c’è anche un forse inconsapevole “fuoco amico”. Quanto alla prima delle due angolazioni, quella da cui arrivano le cannonate più forti, si tratta della storica avversione di chi detiene il potere o di chi lo sta conquistando per ogni forma di controllo o peggio di annullamento delle proprie decisioni. Il “sovrano” anche dopo due secoli di vita dello Stato di diritto vorrebbe tornare ad essere legibus solutus e come tale allo stesso modo sottratto al sindacato giurisdizionale. Non credo infatti a che il vero obiettivo di questo attacco sia il passaggio di questo tipo di contenzioso al giudice ordinario – passaggio che non farebbe che aggravare le pessime condizioni della giustizia civile – ma piuttosto sottrarre ancor più ambiti dell’azione amministrativa al controllo dei giudice. Al riguardo non c’è molto da dire se non auspicare che siano i cittadini-elettori a esercitare meglio il proprio potere di scelta degli eletti orientando il proprio voto su coloro che almeno nelle intenzioni risultino più affidabili quanto a rispetto dei principi della costituzione e dell’Unione europea. Quanto al secondo fronte, si tratta del mondo della comunicazione. Qui dobbiamo registrare una scarsissima conoscenza della realtà della giustizia amministrativa che obiettivamente non gode di “buona stampa”. Su questo fronte l’Unione dovrà mettere in cantiere efficaci interventi, anche formativi, perché non si leggano più, anche su quotidiani a diffusione nazionale, madornali strafalcioni sulla realtà del processo amministrativo, sulle sue funzioni e sui limiti del relativo sindacato. Il terzo fronte, quello più delicato, e’ quello interno, rappresentato da una tendenza, ancora molto forte, a difendere il sistema così come si è consolidato e a non voler cogliere le imprescindibili esigenze di cambiamento. Penso in particolare ai temi dell’accessibilità alla giustizia, anche sotto il profilo economico, dell’eccessivo accentramento territoriale delle competenze, dell’ancora embrionale informatizzazione. Sono queste le sfide sulle quali gli avvocati si offrono per un confronto ed una positiva collaborazione con la magistratura amministrativa, consapevoli che solo uscendo da una logica di parte e mettendosi dalla parte del sistema si possono determinare riforme davvero incisive come quello di cui il paese ha bisogno estremo.»

 

06 ottobre
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Piccoli incivili di oggi, grandi incivili di domani

trovato su internet

Più che vado avanti nella conoscenza del mondo e più che mi rendo conto che ciò che ci distingue dagli altri e che, (spero) per il momento, ci impedisce di far ripartire il paese e avere una credibilità internazionale, è l’assoluta mancanza di senso civico.

E con questa parola non intendo qualcosa di alto e astratto, ma semplicemente il rispetto della cosa pubblica come fosse cosa nostra, per un impegno derivante dal contratto sociale, se non, addirittura da un naturale dovere morale.

Nei paesi civili (e credibili), questo senso civico è quello che fa gettare una carta nel cestino, invece che per per terra, a rispettare la differenziazione dei rifiuti, a fare la fila, a raccattare le produzioni del proprio cane; insomma: a rispettare le regole pensate per il vivere civile, per far sì che la libertà mia non sia di ostacolo a quella degli altri.

Noi invece siamo un popolo di furbetti. Le regole esistono solo quando noi pretendiamo di farle valere per gli altri.

Gli esempi sarebbero innumerevoli e sono sotto gli occhi di tutti e a volte talmente eclatanti che verrebbe da sorridere. L’altra mattina ho visto un tipo con un furgone che smadonnava perché un suo simile aveva parcheggiato nel mezzo di strada, che pochi metri più in là ha fatto esattamente lo stesso: il nervoso nasceva solo dal fatto che gli si stava impedendo di comportarsi in maniera altrettanto incivile. E questo veniva mascherato con la censura dell’inciviltà altrui.

Siamo sempre più furbi del prossimo e pronti a tirarlo in tasca al mondo e, soprattutto, allo Stato – in ogni sua articolazione – come se il mondo e lo Stato non fossimo anche noi.

Questo atteggiamento nelle piccole cose, porta poi a una inciviltà “alla grande”, una volta che si riesce a raggiungere il più piccolo potere pubblico.

Non solo si fa politica, dal quartiere in su, perché così si può prendere uno stipendio senza lavorare, gestire il proprio orticello di potere e andare in tasca al popolo bue che deve spaccarsi la schiena per campare; ma anche se non si è in politica, si cerca a tutti i costi di avere contatti con questa, per raccogliere incarichi e prebende, meglio (da più gioia) se scavalcando i meritevoli.

Questo atteggiamento, purtroppo, coinvolge in maniera trasversale il paese e, quello che più mi dispiace, anche molti giovani, ivi compresi i rampanti pseudo sinistrorsi (tipo i Renziani, per intendersi).

Non esiste destra e sinistra, non esistono giovani e vecchi. L’obiettivo è scalzare chi c’è prima di noi, magari additandolo per il suo atteggiamento incivile, ma solo per avere modo di fare altrettanto: un po’ come l’esempio del furgone

Per questo penso: c’è speranza per questo paese? Non dico di diventare come la Svizzera – in cui, mi si dice, il tossico che ti ruba il portafoglio sull’autobus, prima ha fatto il biglietto – ma almeno di non finire come una repubblica delle banane, in cui si arraffa il più possibile prima che la barca affondi, in un ottica miope, specie a livello generazionale, del mors tua vita mea?

L’unica, ancora una volta, mi pare quella di cominciare dalle piccole cose: adottiamo tutti un atteggiamento civile nel normale vivere quotidiano, e puntiamo all’esempio, per non dare l’imprinting sbagliato alle nuove generazioni, che non abbiano a pensare che nella vita esistono facili scorciatoie, perché illudersi di ciò può solo portare a una rapida fine. 

19 dicembre
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Titanic

La barca sta affondando.

Arrivati con l’acqua alla gola, i partiti si sono visti costretti a passare il timone ad altro manovratore, con l’idea di far fare a lui quello che non sono riusciti a fare da soli in 10 anni.

(Quasi) Tutti gli altri paesi in questi anni hanno approfittato della protezione dell’euro forte per ristrutturarsi.

Noi no! Noi suonavamo l’orchestrina accumulando debito su debito, contenti dei bassi tassi di interesse.

Anestetizzando i cittadini con reality show, veline, calciatori, tg compiacenti e riforme demagogiche (v. abolizione dell’ICI) abbiamo tirato avanti, convinti che non ci fosse chi ci avrebbe chiesto il conto o, peggio ancora, che si potesse farlo pagare ad altri.

Puntualmente, quando la merda è arrivata al collo, gridando “non fate l’onda”, abbiamo passato il testimone ad un Governo tecnico con il tacito mandato ad approvare quelle riforme da troppo tempo rimandate.

Ma ancora non bastava.

Appena il nuovo Governo si è messo al lavoro, passati i 5 minuti di testa bassa per l’effetto Napolitano, anche tutte le lobby hanno ripreso vigore, perché le riforme fossero le riforme degli altri.

Cosa ben più grave è che i primi a far le barricate sono stati gli stessi partiti e gli apparati di governo statale e locale.

Le Province? Non si devono toccare. I Presidenti di quartiere? Guai! Vitalizi e stipendio? Sacri!

Sapendo che spettava a loro votare la manovra, non hanno avuto difficoltà a dettare condizioni.

E così, mentre la nave affonda, si continua a far suonare l’orchestrina…

Ricordiamocelo quando si dovrà andare a votare. Perché presto si farà. Perché quando la manovra entrerà nella fase 2. Quando, superata l’emergenza di fare cassa, il Governo tecnico passerà a progettare quelle riforme strutturali necessarie per uscire dalla situazione di eterna emergenza, già me li vedo tutti pronti ad alzare la mano, al grido di “elezioni, elezioni”, a togliere la fiducia al Governo, dichiarando finita la “ricreazione”.

In quell’occasione, ricordatevelo.

Ricordatevi di chi non ha voluto mollare la poltrona, lo stipendio, le indennità, e ogni altro assurdo privilegio. Ricordatevi anche della Lega, che con un salto mortale con triplo avvitamento, in un attimo ha preteso di tirarsi fuori da tutto quello che aveva fatto in precedenza. Dell’IDV, che ha scelto di cavalcare l’onda della protesta, per guadagnare 2 o 3 punti di consenso, invece della strada della responsabilità e del sostegno all’inevitabile Governo tecnico (troppo comodo il not in my name, sapendo che, comunque, altri avrebbero dato i numeri per l’azione di Monti).

Ricordatevi di chi si ostinava a far suonare l’orchestra.

13 dicembre
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Un’altra occasione persa

E’ già passato troppo tempo.

Nel frattempo, i sindacati sono in rivolta, i parlamentari si stanno organizzando, i partiti stanno riprendendo il sopravvento…

La ricreazione dell’effetto Napolitano è già finita.

Mi dispiace dirlo, ma anche a questo giro non succederà niente di significativo: le vecchie logiche miopi della conservazione del proprio orticello, del consociativismo più bieco, che ci hanno portato fino a qui, hanno ripreso piede.

Non mi piace fare l’uccello del malagurio. Specie a questo giro, perché ci speravo. Non mi piace, perché vedevo una luce, la bancarotta allontanarsi, un futuro per i miei figli basato sul merito.

Invece il blitz non è riuscito.

Tiriamo giù il bandone.

Amen