Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

28 maggio
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Giustizia amministrativa, norme e amministratori. Il mio modesto pensiero

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Leggo tanti commenti idioti, anche sui giornali: la soluzione non è la riforma della giustizia amministrativa, ma sfoltire la giungla normativa e, soprattutto, introdurre un valido sistema di formazione e selezione degli amministratori pubblici.

Non vi basta essere divenuti un paese succube delle Procure, ora volete anche la dittatura dei burocrati della pubblica amministrazione?

31 marzo
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Perché l’efficienza della Giustizia non è una priorità?

Oggi, viaggio a vuoto a Firenze-Siena, in quel percorso di guerra che è l’Agiustizia_lumacautopalio, perché lo spostamento di udienza, disposto il 20 marzo, non mi era stato comunicato, visto che, nell’era di internet, consolle digitali, pec, mail, fax e telefono, la Cancelliera si limita a fare le comunicazioni prendendo i fascicoli che trova nell’armadio – “perché il computer spesso mi si blocca” – e il mio era fuori posto.

Vi tralascio le giustificazioni addotte dalla Cancelliera, perché sennò mi ci incazzo di nuovo.

A chi in questi giorni si sta occupando di fare ripartire il Paese, chiedo: dove vogliamo andare?

Sbaglio, o non ho sentito nessuno tuonare contro l’inefficienza della macchina della Giustizia, a parte mere affermazione di principio, condite con boutade sull’abolizione del Giudice amministrativo, colpevole di non lasciare liberi i Sindaci di lavorare, o peggio, semplici generalizzazione da Bar ?

Il fatto che nella classifica sull’efficienza della Giustizia siamo sempre gli ultimi, non è visto come un problema?

O, piuttosto, come ho scritto mille volte - tipo qui - chi tocca muore?!

Giusto per ricordare di cosa stiamo parlando: Firenze (no Burundi – senza offesa per gli abitanti di quel paese – o qualsiasi paesello della circumvesuviana – idem come sopra), attuale prima udienza della Corte d’appello: 2025/2026, cioè fra 11/12 anni, Tribunale, con rinvii di 1/2 anni, salvo, ovviamente i Giudici più efficienti e volenterosi che, guarda caso, riescono a tenere tempi più umani, senza alcun compromesso sulla qualità delle sentenze.

E tutto questo, con costi per l’accesso alla Giustizia esorbitanti.

Con questi presupposti, perché un imprenditore sano di mente dovrebbe investire in Italia? Perché una persona dovrebbe affittare casa, sapendo che il diritto al pagamento del canone e a vedersi restituire la casa, magari anche non a pezzi, non è garantito?

Quanti di voi, volendo fare una causa per un torto subito hanno preferito desistere, magari accettando accordi capestro, per i tempi lunghi e la scarsa fiducia nell’operato dei Tribunali?

Detto questo, continuiamo a occuparci delle riforme sui massimi sistemi del mondo, piuttosto che far funzionare i servizi di base.

25 febbraio
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La giustizia amministrativa (parlandone seriamente)

Riporto la sintesi dell’intervento del Presidente della neonata Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti, Umberto Fantigrossi a una Tavola Rotonda di ieri a Firenze, mentre giungeva l’eco della furia iconoclastica del nuovo governo.

«La nascita dell’unione nazionale degli avvocati specialisti in diritto amministrativo coincide con un momento particolare del dibattito politico ed istituzionale nel nostro paese nell’ambito del quale si sono recentemente registrati reiterati attacchi alla giustizia amministrativa. In nome della semplificazione si invoca da più parti la stessa abolizione di istituti fondamentali del nostro processo, come la tutela cautelare, e si arriva ad auspicare il forte ridimensionamento delle competenze dei TAR e del Consiglio di Stato. A ben guardare questo fuoco incrociato viene da due diverse angolazioni. Acuendo ancora lo sguardo non è difficile capire che c’è anche un forse inconsapevole “fuoco amico”. Quanto alla prima delle due angolazioni, quella da cui arrivano le cannonate più forti, si tratta della storica avversione di chi detiene il potere o di chi lo sta conquistando per ogni forma di controllo o peggio di annullamento delle proprie decisioni. Il “sovrano” anche dopo due secoli di vita dello Stato di diritto vorrebbe tornare ad essere legibus solutus e come tale allo stesso modo sottratto al sindacato giurisdizionale. Non credo infatti a che il vero obiettivo di questo attacco sia il passaggio di questo tipo di contenzioso al giudice ordinario – passaggio che non farebbe che aggravare le pessime condizioni della giustizia civile – ma piuttosto sottrarre ancor più ambiti dell’azione amministrativa al controllo dei giudice. Al riguardo non c’è molto da dire se non auspicare che siano i cittadini-elettori a esercitare meglio il proprio potere di scelta degli eletti orientando il proprio voto su coloro che almeno nelle intenzioni risultino più affidabili quanto a rispetto dei principi della costituzione e dell’Unione europea. Quanto al secondo fronte, si tratta del mondo della comunicazione. Qui dobbiamo registrare una scarsissima conoscenza della realtà della giustizia amministrativa che obiettivamente non gode di “buona stampa”. Su questo fronte l’Unione dovrà mettere in cantiere efficaci interventi, anche formativi, perché non si leggano più, anche su quotidiani a diffusione nazionale, madornali strafalcioni sulla realtà del processo amministrativo, sulle sue funzioni e sui limiti del relativo sindacato. Il terzo fronte, quello più delicato, e’ quello interno, rappresentato da una tendenza, ancora molto forte, a difendere il sistema così come si è consolidato e a non voler cogliere le imprescindibili esigenze di cambiamento. Penso in particolare ai temi dell’accessibilità alla giustizia, anche sotto il profilo economico, dell’eccessivo accentramento territoriale delle competenze, dell’ancora embrionale informatizzazione. Sono queste le sfide sulle quali gli avvocati si offrono per un confronto ed una positiva collaborazione con la magistratura amministrativa, consapevoli che solo uscendo da una logica di parte e mettendosi dalla parte del sistema si possono determinare riforme davvero incisive come quello di cui il paese ha bisogno estremo.»