Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

29 aprile
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I tempi della giustizia e il materasso tedesco

1_img_236_0Oggi mi è capitata sotto gli occhi una sentenza della Corte di Giustizia UE del 27 marzo di quest’anno relativa a una questione minore di interpretazione del diritto del consumatore per un acquisto on-line. di un materasso del valore di un migliaio di euro.

Quello che mi è saltata subito agli occhi non è stato il merito della vicenda, ma i tempi della giustizia tedesca, richiamati dalla sentenza del CGUE.

Nella sentenza non è riportato il momento esatto dell’avvio della causa in primo grado, ma si parla di contestazioni via pec nel 9 dicembre 2014, a seguito della quale è stata proposta la causa. A tutto concedere, quindi, la causa non può essere iniziata prima del 10 dicembre 2014.

Il dato agghiacciante per noi italiani, è che la sentenza del tribunale circoscrizionale (nostro primo grado, tenuto conto del valore) è stata ottenuta il 26 novembre 2015 – in meno di un anno - e l’appello al Tribunale regionale è stato deciso il 10 agosto 2016, a un anno e 8 mesi dall’avvio del giudizio in primo grado.

Ma ancora non siamo a niente.

La sentenza della Corte Regionale è stata impugnata di fronte alla Corte federale – corte di ultima istanza in Germania, equivalente alla nostra Corte di Cassazione – che con sentenza del 15 novembre 2017 – a circa 2 anni e 11 mesi dall’avvio del giudizio in primo grado – ha chiesto alla CGUE una pronuncia pregiudiziale sull’interpretazione della direttiva comunitaria sulla tutela dei consumatori.

La sentenza della CGUE è stata depositata, appunto, questo 27 marzo 2019, quattro anni e quattro mesi dopo l’avvio del giudizio di primo grado in germania.

Per chi, come me, bazzica la giustizia italiana, che sia civile, amministrativa o penale, questi dati fanno impallidire e, allo stesso tempo, infuriare.

Ho già scritto in passato sui tempi della nostra giustizia e su come la situazione in Italia abbia raggiunto livelli folli. Era il 2011 e il 2014.

La situazione non è mutata.

È chiaro a tutti che un Paese per essere credibile e per rispettare il contratto sociale con i propri cittadini deve avere, come prima cosa, una giustizia celere e, come ho scritto, non è necessario che si impieghino nuove risorse; o meglio: non può dipendere solo da quello, visto che, con le stesse risorse, i vari tribunali ottengono performance diverse.

Certo è che fino a quando non si metterà mano a questo problema, non potremmo dirci un paese “civile” (ma nemmeno “penale” o “amministrativo” ;-) )