Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

26 marzo
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Opera di Firenze: cronaca di ordinaria inefficienza

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Il passaggio pedonale per l’OF

Vi trascrivo la mail che ho appena inviato al “servizio cortesia” dell’Opera di Firenze, dopo aver perso quasi un’ora solo per ritirare dei biglietti già pagati.

Buongiorno, Vi scrivo per segnalarVi, nel caso non ne foste a conoscenza, del pessimo servizio che state offrendo agli utenti.

Oggi, alle 10 e 35 mi sono recato alla biglietteria per ritirare il carnet di biglietti, come indicato nella mail in calce, per evitare di dover fare la fila la sera stessa.

A parte che, sinceramente, non comprendo per quale motivo un biglietto ordinato su internet e pagato per bonifico debba essere ritirato fisicamente in teatro e non possa essere inviato più semplicemente per mail o scaricato dal vostro sito.

Comunque sia.

La macchina l’ho dovuta lasciare nel mezzo di strada, perché il parcheggio pubblico accanto era pieno e quello del teatro ancora è solo di figura, nel senso che c’è ma è ancora inutilizzabile (sic!).

Per raggiungere la biglietteria, poi, ho dovuto aggirare tutta una serie di pozzanghere, perché sono state sbagliate le pendenze della pavimentazione (all’ingresso c’era un poveraccia addetta alle pulizie che spazzava l’acqua (!).

Tutto questo, probabilmente, non è di Vostra responsabilità, ma è comunque significativo.

Arrivato alla biglietteria era ben felice di non trovare coda, perché c’era solo un utente, a fronte di tre impiegati.

Peccato che la sig.ra che mi ha servito mi ha subito fatto presente che i miei biglietti erano già stati stampati ieri pomeriggio (meno male non sono passato prima, ho pensato) ma non erano alla biglietteria.

Dopo vari minuti di vane ricerche è emerso che i biglietti erano presso il Vostro “servizio cortesia” (un suggerimento: Vi conviene cambiargli nome), che, però, al momento non aveva personale.

Così venivo lasciato a me stesso per una ventina di minuti, mentre il corpo degli impiegati faceva “a muina”, fingendo efficienza nella ricerac dei biglietti.

Dopo mezz’ora, di fronte alle mie rimostranze, mi veniva confessato che l’ufficio era al quinto piano e bisognava aspettare che si liberasse il ragazzo impiegato accanto, che stava servendo nel frattempo una signora, probabilmente di un’agenzia, che stava smistando numerosi biglietti.

Ho fatto presente che la sig.ra era arrivata dopo di me e che io avevo solo da ritirare biglietti già pagati e che quindi si sarebbe dovuto finire di servire prima me.

Nel frattempo, nonostante le insistenze, il ragazzo continuava tranquillamente a parlare con la sig.ra, ignorandomi, anche con un certo fastidio.

Solo dopo che ho iniziato seriamente a innervosirmi, il ragazzo, con modi molto seccati, si è rivolto a me dicendomi che era irrispettoso nei confronti della sig.ra (!!) perché avrei dovuto aspettare che fosse servita (!!!!) e solo dopo sarebbe andato nell’ufficio a cercare i biglietti.

Cercando di mantenere la calma, ho fatto presente che, casomai, era esattamente il contrario e, cioè, che prima si sarebbe dovuto servire me, essendo giunto prima della signora e lasciato a metà di un adempimento che avrebbe dovuto essere elementare, trattandosi di semplice consegna di biglietti già pagati da tempo.

A quel punto il ragazzo ha insistito sempre più scocciato, dicendomi che se avevo fretta potevo benissimo tornare un altro giorno (!!!!).

Non sono stato a dirgli che non aveva senso, primo, perché il primo concerto era stasera, secondo, per le ragioni di cui sopra, e ho semplicemente insistito per essere terminato di servire.

Solo dopo quest’ultima discussione, il ragazzo sbraitando sul fatto che la cosa la trovava addirittura “stupida” (testuali parole!!!!), si è alzato e molto scocciato è andato a prendere i biglietti come se stesse facendo un favore a un rompiscatole e non semplicemente (male) il suo lavoro.

Alla fine, dopo 40 minuti, sono riuscito a ottenere i miei biglietti.

Ditemi Voi se questo si chiama un servizio.

10 marzo
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Firenze e i suoi alberi

Con piacere, stamani, ho letto questo artitolo sul Corriere Fiorentino.

Speriamo di meritarci alberi migliori!image

03 febbraio
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L’ultima grande operazione urbanistica fiorentina

Oggi fa esattamente 150 anni da quando Vittorio Emanuele II prese “armi e bagagli” e si trasferì nella nuova capitale dell’altrettanto novello Regno d’Italia: Firenze.

Per preparasi all’evento la città subì, ad opera dell’architetto Poggi, il primo vero (e ahimè, pressoché ultimo) intervento di riorganizzazione urbanistica.

È solo grazie al Poggi, infatti, che la città ha potuto svilupparsi e sopravvivere fino a oggi, con i grandi viali di scorrimento, in stile mitteleuropeo, visto che, dal 1800 non siamo stati buoni nemmeno a costruire una circonvallazione della città (per quella funzione utilizziamo ancora, in modo improprio, la rete autostradale).

Per molto tempo, Poggi è stato accusato di aver distrutto le antiche mura.

Correttamente questa mostra spiega, come mi par di capire leggendo l’articolo, che, ancora una volta la realtà, sia un’altra: la distruzione delle mura fu imposta a Poggi dall’amministrazione, che volle risparmiare sui costi di esproprio dei terreni, approfittando della proprietà demaniale dell’area di sedime delle mura.

Sempre in riferimento agli aspetti urbanistici-infrastrutturali, è divertente rileggere, anche, come tema di riflessione per i no-tav, che il re, Vittorio Emanuele II, per trasferirsi da Torino, partì con il treno la mattina presto, verso le 8, per giungere a Firenze alle 10 e mezzo di sera: giusto una quattordicina di ore di viaggio!

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30 gennaio
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Think positive!

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Ph. Justin Brown on flickr

In queste giornate fredde ma politicamente caldissime in cui Renzi si appresta a trombare anche B., confermando la costante della sua carriera per cui gli accordi servono a preparare la strada per fotterti (#silviostaisereno), mi sento di spezzare una lancia a favore di R., riconoscendogli il merito del cambiamento in città, come testimonia questa entusiasta canadese.

Come sa chi mi conosce, sulla pedonalizzazione del duomo la penso diversamente, nel senso che io non avrei visto nulla di male a combinarla con il passaggio del (solo) tram, in modo da impedire tutti quegli inutili giri dei mezzi e l’abbandono del centro ai turisti.

Però, il merito della “scossa” va riconosciuto.

24 marzo
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Effetto Renzi

Primarie del PD a Firenze: un successone!

Nel senso che ha votato poco meno del 3% della popolazione, senza nemmeno raggiungere quella soglia di 13.000, indicata prima delle votazioni come un successo nella partecipazione.

La ragione è semplice: fino a ieri nessuno poteva parlare di primarie, perché il padrepadrone di Firenze, campione mondiale del piede in tre staffe, aveva deciso che non si potessero fare visto che avrebbe partecipato alle elezioni e, quale sindaco uscente, aveva il diritto di essere considerato il candidato del PD, senza alcuna verifica popolare.

Poi si sa le cose come sono andate, e Firenze ha dovuto rabberciare in fretta e furia delle primarie farsa, per incoronare il delfino designato.

E ora sono tutti contenti.

13 febbraio
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Amen

Da fiorentino, constato con dispiacere che, grazie alla politica del #piedesuduestaffe (o forse erano tre?) del nostro #sotuttoiofacciotuttoio Renzi, Firenze, snobbata all’ultimo secondo per un boccone più allettante, si trova a non aver più i tempi per fare delle #primarie serie. Così imparate a fidarvi di chi è mosso solo da un’ambizione personale smisurata.

Con buona pace del #benecomune.

(ora, mi raccomando, riditemi che è il meno peggio, così mi incazzo ancor di più)

07 novembre
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Così, vi prego, no!

imageOn line tutti stanno strombazzando il servizio che un giornalista free lance ha consegnato a Panorama che dimostrerebbe come la moglie di Renzi approfitti della macchina di ordinanza per “sfrecciare sulla corsie preferenziali con il permesso del marito Sindaco”.
Da non amante del nostro Sindaco trovo comunque la cosa disgustosa.
Il messaggio è chiaro: sono tutti uguali.
Qualcuno, evidentemente trova Renzi pericoloso – quant’è sospetta la concomitanza dell’uscita del servizio con le votazioni per la Segreteria del partito – e pensa in questo modo di buttare tutto in vacca.
A prescindere dal merito della vicenda, trovo in primo luogo agghiacciante (e offensivo dell’intelligenza degli italiani)che nel XXI secolo ancora si pensi di vincere mettendo in moto la macchina del fango, piuttosto che utilizzando argomentazioni politiche (e, guardate bene, in questo caso ve ne sarebbero).
A onor del vero, poi, le foto pubblicate non mi paiono così scandalose: l’unica foto che ritrae la macchina del Sindaco in corsia preferenziale è quella scattata a pochi metri prima della piazza di Gavinana, dove la corsia non è fisicamente separata da quella normale e non può escludersi – perché, guarda caso, la multipla bianca affianco è tagliata nella foto – che la moglie di Renzi stesse semplicemente accingendosi a superare una macchina che stava per girare a destra, per andare, come molti fanno in quel punto, verso il parcheggio del centro commerciale Coop.
Vogliamo parlare male di Renzi? Benissimo! Come sapete io non mi tiro certo indietro. Facciamolo però, vi prego, con riferimento al suo operato come Sindaco e uomo politico, non con questo stile da repubblica 0

23 settembre
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vuoto mondiale!

Renzi ha talmente terrorizzato i fiorentini che non si è visto nessuno per strada con la macchina. Se non sono riusciti a scappare, sono rimasti rintanati in casa, oppure hanno preso ferie per andare a zonzo a piedi o in bicicletta. Ora sicuramente il nostro sindaco ci verrà a dire che tutto a funzionato e che non era vero che i mondiali avrebbero creato problemi. Che gli esami medici e i ricoveri potevano essere benissimo rinviati, che le spedizioni potevano aspettare, che gli uffici privati potevano rimandare le riunioni, evvia evvia.

E’ tanto che lo teorizzo anch’io: questa città non è adatta al lavoro. qualcuno ci compri, finché valiamo ancora qualcosa, così la facciamo finita.

08 settembre
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E ora parliamo di Firenze

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Leggendo i giornali pare che Renzi ce la farà a fare il Segretario del PD.

Sarebbe bello.

La speranza, non avendo a cuore questo PD, è infatti quella che non ci si debba più occupare di personalismi, alimentati da ego ipertrofici, e compiere quelle scelte per la città rimandate da tempo, adottando come criterio l’utilità pubblica, e non quello della visibilità personale mediatica a tutti i costi.

Così, infatti, è stato scritto:

“Si danno in definitiva due sole specie di peccati mortali sul terreno della politica: mancanza di una causa giustificatrice e mancanza di responsabilità. La vanità, ossia il bisogno di mettere in primo piano con la massima evidenza la propria persona, induce l’uomo politico nella fortissima tentazione di commettere uno di quei peccati o anche tutti e due. È perciò continuamente in pericolo di divenire un istrione, come pure di prendere alla leggera la propria responsabilità per le conseguenze del suo agire e di preoccuparsi soltanto “dell’impressione” che egli riesce a fare. Egli rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilità, di godere del potere semplicemente per amore della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto”

(Max Weber “La politica come professione”, in “il lavoro intellettuale come professione”)”La politica come professione”.

11 ottobre
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Firenze/Marchionne: un’altra lettura

Come avrete saputo, Marchionne ha attaccato Renzi e per farlo ha coinvolto anche Firenze.

La notizia è subito rimbalzata in rete, scatenando l’indignazione dei fiorentini che si sono sentiti in dovere di replicare rispondendo a tono.

Lasciando da parte per un momento il nostro Sindaco, vi sottopongo questa provocazione: siamo certi che Marchionne, nella sua ottica non abbia ragione?

Per tutto ciò che ha fatto fino a oggi, è chiaro che Marchionne ha un solo Dio: “il Mercato”. Dio che adora su scala internazionale – proprio come tutti i suoi adepti – per compiere le scelte che ritiene più convenienti per la sua azienda, senza preoccuparsi delle ricadute che queste avranno sul proprio paese.

E’ altrettanto chiaro che un simile comportamento si presta a una facile accusa di scarsa memoria – e, di conseguenza, di ingratitudine – perché apparentemente immemore degli sforzi che in passato questo paese ha fatto per “dopare” la sua stessa azienda, dandogli così la possibilità di muoversi in quello stesso mercato in una posizione di ingiustificato vantaggio.       

Ciò detto, siamo certi che guardando Firenze da un punto di vista strettamente economico non si debba giungere alle stesse conclusioni di Marchionne?

A che abita e vive Firenze chiedo: vi sentireste di dire, in tutta serenità, che OGGI Firenze non sia una “piccola e povera città”?

Non siamo forse, nell’era del merito e delle competizioni internazionali, una città talmente ingessata da familismi e corporativismi, al punto da scoraggiare gli investimenti internazionali nel settore produttivo?

Per me questa città e ferma almeno da un secolo, chiusa in se stessa, in un miope campanilismo e immobilismo della conservazione, che, di fatto, al massimo l’ha portata ad essere la “Gardaland” del mediterraneo, che vive sfruttando un turismo sempre più mordi e fuggi, che, alla fine dei salmi, fa più danni che benefici.

Prova ne è che anche tutti gli indignati in rete – non ultimo anche il nostro primo cittadino – per smentire le affermazioni di Marchionne hanno dovuto far ricorso ai fasti del passato. Come se di fronte a un offesa sulle proprie qualità personali fosse consentito rispondere facendo richiamo alla diversa levatura dei propri avi. Della serie: “io scemo? ma se i miei trisavoli – perché di quelli, a tutto concedere si parla – erano dei geni!”

Così, pensateci bene: in tutta coscienza, siete veramente in grado di riconoscere a questa città meriti che, al massimo, non siano attribuibili a personaggi vissuti nei primi del ’900, quando a Firenze si girava con il calesse e i viali di Poggi erano ancora una grande infrastruttura capace di portare la città al pari delle altre capitali europee?

Nel frattempo, il mondo è andato avanti, e noi?

Provate a farvi un giro per le grandi città europee e poi tornate a Firenze (molto spesso costretti ad atterrare a Pisa e non all’aeroporto di Topolinia) e ditemi se questa non è una “piccola povera città”, in cui manca una rete di trasporti degna di chiamarsi tale, per cui quando piove è paralisi; che è rimasta esclusa anche dai grandi circuiti internazionali della cultura, al punto che l’outlet The Mall ha più visitatori degli Uffizi (anche perché è solo 30 anni che stiamo cercando di realizzarne l’uscita sul retro); in cui non esiste più un sistema produttivo degno di chiamarsi tale.

Così, invece di strapparsi le vesti evocando Dante e compagnia bella, perché non pensiamo a rimboccarci le maniche e fare di questa città un posto in cui i nostri figli, se lo vorranno, potranno ancora vivere, senza doversi sentire cittadini del medioevo in un mondo che, invece, vive nel presente e guarda al futuro? 

16 dicembre
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Razzismo: scegli da che parte stare.

In questi giorni, dopo l’uccisione a Firenze dei due Senegalesi da parte di uno squilibrato, si è fatto un gran parlare di razzismo.

Fino a oggi mi sono astenuto da ogni commento, anche su FB, perché mi sembrava stupido unirmi al coro di commenti qualunquisti stile “Firenze si deve vergognare” o “dobbiamo vergognarci tutti”, come se tutta la città o, peggio ancora, tutta l’Italia dovesse sentirsi (ed essere ritenuta) responsabile per un gesto di un folle, e non fosse sufficiente condannarlo.

Seguendo lo stesso ragionamento, infatti, saremmo tutti corresponsabili e in dovere di vergognarci per ogni omicidio commesso sul suolo italiano, anche quando abbia origine passionali, economiche, mafiose, ecc.

Come ha detto giustamente il nostro sindaco, quando ci fu l’attentato di via dei Georgofili a nessuno venne in mente di dire, che tutta Firenze avrebbe dovuto vergognarsi come città di mafiosi.

Poi ho trovato questo filmato su internet e ho pensato: questo mi pare un giusto modo di affrontare la questione.

Buon ascolto