Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

19 febbraio
0Comments

Non può che essere questa la via

Egypt's President Abdel Fattah al-Sisi answers a question upon his arrival at Algiers airportIn questi giorni in cui la parola “guerra di religione” rischia di non essere più un riferimento alla storia passata, mi è tornato in mente il discorso di chi sta cercando l’unica strada a mio giudizio degna di essere percorsa: la delegittimazione interna. L’unica capace di incidere perché non liquidabile con il bollo di “infedele”, perché proveniente dallo stesso mondo mussulmano.

Mi riferisco ad Al Sisi e allo storico discorso all’università del Cairo.

Non credo, infatti, che lo “scontro di civilità” possa portare da nessuna parte, perché combattere l’odio con l’odio significa, nella sostanza, legittimarlo, in ragione di una legge del taglione non più proponibile nel terzo millennio.

18 agosto
0Comments

L’Egitto visto dall’Egitto

vita da gatti @mangroovy beach

Sono in Egitto, a casa mia, in El Gouna.

Lo posso dire apertamente perché, a differenza del 99,9% degli italiani di qua, la casa non l’ho comprata con fondi neri, ma con un regolare bonifico dall’Italia, tant’è che, bontà loro, sulla casa egiziana ci pago le tasse in Italia! Tecnicamente, visto l’andazzo, solo per questo credo che molti mi definiscano un “coglione”.

Stiamo bene, non ci accorgiamo di niente. El Gouna è un mondo a parte rispetto all’Egitto: è una piccola cittadina privata, un’oasi di pace, pensata e gestita da Egiziani di religione copta.

Ciò nonostante, credo che l’essere qua mi consenta di avere una visione privilegiata sui recenti accadimenti, rispetto a quella che potete avere voi dall’Italia leggendo i giornali e guardando la televisione.

Parlando con gli egiziani, dall’amico cameriere ai vari manager delle strutture turistiche, con gli stranieri di tutto il mondo che vivono e lavorano qui, il giudizio è unanime: la versione data dai media non corrisponde alla realtà dei fatti, così come conosciuta dall’interno. I giornali stranieri, italiani compresi, sono vittime della solita visione manichea degli U.S.A., che pretendono ancora – a distanza di anni dalla conquista del west – di dividere con l’accetta il mondo in “buoni” e “cattivi”.

Parliamo ad esempio dei fratelli mussulmani.

Gli U.S.A. difendono Morsi e i fratelli mussulmani perché vincitori di elezioni democratiche.

Follia. L’Egitto è un paese ancora in gran parte poverissimo, la cui maggioranza della popolazione è analfabeta e vive in condizioni limite. Il voto di queste persone è stato ottenuto dai fratelli mussulmani comprandolo in cambio di piccoli aiuti. Qua si racconta di voti di interi villaggi ottenuti in cambio di un sacco di riso, di una bombola di gas, di animali da cortile. Il meccanismo era collaudato: sono andati nei villaggi con i furgoni, hanno lasciato il qualcosa al capo famiglia e si sono caricati tutti sopra per portarli a votare.

Democrazia? Non credo proprio.

Morsi, aveva promesso di comportarsi da moderato, di rappresentare la svolta rispetto a Mubarak, invece il suo governo, non solo ha incrementato la corruzione e il parassitismo della macchina statale, ma è divento vittima della frangia integralista dei fratelli mussulmani, che imponevano il trasferimento di ingenti risorse dell’Egitto in favore dei vicin paesi musulmani.

Per avere un’idea di chi stiamo parlando, c’è un ministro che aveva proposto di bandire dal mercati tutta la frutta e le verdure di forma allungata – zucchine, cetrioli, banane ecc. – perché ricordano il fallo maschile e potrebbero creare imbarazzo nelle donne che le comprano.

A quello che mi riferiscono, sono persone violente.

Un amico ha assistito a una sparatoria a Hurghada: ha visto con i suoi occhi uccidere a colpi di pistola una persona inerme che era in un supermercato a fare la spesa.

D’altronde, da sempre, gran parte dei loro affiliati – da re Faruk in poi, riempivano le galere egiziane.

In questi giorni in cui tanto si parla delle violenze di piazza, sono state incendiate e saccheggiate in tutto l’Egitto dai fratelli mussulmani la bellezza di 50 edifici cristiani copti, fra chiese e scuole.

Prima, cristiani e mussulmani in Egitto convivevano pacificamente.

Così, chiaramente, l’attuale “stretta” dei militari non è cosa di cui un paese possa vantarsi, però, credetemi, tutta la popolazione è con loro. Un cameriere mi ha detto ieri: “secondo te che dovevamo fare? Aspettare di diventare come l’Afghanistan? L’intervento dei militari ormai era il male minore, l’unica speranza di far risorgere il paese”.