Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

22 marzo
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Kubica: campione di vita

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Robert Kubica
Foto: Stefan Brending, Lizenz: Creative Commons by-sa-3.0 de

Il Corriere ci racconta la storia incredibile di un grande campione, Robert Kubica e di come sia stato costretto a “riprogrammarsi” dopo l’incidente.

Una grande lezione di vita sulla potenza dei nostri pensieri, che noi, fortunati, possiamo apprendere senza nemmeno dover sopportare tutto quel dolore.

Sempre vostro.

A.

19 settembre
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Ancora un po’ di coraggio

Scusatemi se insisto, ma credo che questa roba qui dovremmo ascoltarla almeno una volta a settimana.

 

10 settembre
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Urgente/Importante

Una buona organizzazione del lavoro, specie se autonomo, dipende dalla capacità di collocare correttamente gli impegni all’interno della griglia ordinata sui due assi “Urgente” e “Importante”.

Questa versione per “creativi” pescata su FB (condivisa dal mitico Zanolli) è carina perché è focalizzata sull’aspetto economico, particolarmente “importante” (appunto) in un’epoca di richiesta di “nozze con i fichi secchi”, e contiene anche la risposta pronta per il cliente.

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05 marzo
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You can do it!

“Credo che ognuno di noi potrebbe attraversare un oceano a remi. A due sole condizioni però: avere una forte motivazione e credere nel potere della mente” Alex Bellini

07 febbraio
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Piccolo promemoria

«Tutti dobbiamo morire, non possiamo decidere né come, né quando.

Però possiamo decidere come vivere. Perciò fallo! Decidi!

E’ questa la vita che vuoi vivere?

E’ questa la persona che vuoi amare?

Potresti esser migliore di così?

Potresti esser più forte?

Più gentile…più comprensivo?

Decidi!

Inspira… espira… e decidi!»

Grey’s Anatomy – Stag. 10, ep.1

21 novembre
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03 ottobre
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speechless

Lezione da tenere presente, che tutti dovremmo ascoltare prima di affrontare una nuova giornata

Fatelo vedere ai vostri figli.

Think positive (I love U)

21 dicembre
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Un bilancio e un augurio

Più passano le ore e più che mi convinco che i Maya non sono stati compresi: la fine si sta veramente avvicinando, ma non come ce l’aspettavamo.

Per come si stanno evolvendo le cose è oramai chiaro che la sciagura non è rappresentata dal morire, ma dal rimanere in vita ed essere costretti a sopportare ‘sto schifo.

Ma non voglio indugiare in facili lamentazioni, scaricando su altri la responsabilità.

Volendo fare un bilancio, infatti, mi ritengo moderatamente soddisfatto di come mi sono comportato. Potevo far meglio? certamente. Ma potevo anche fare molto peggio.

Posso essere fiero di avere due bambini stupendi che stanno venendo su belli, sani e intelligenti. Tutto questo, sia chiaro, è in gran parte merito di mia moglie, che una buona stella mi ha fatto incontrare, e che ho saputo vedere e desiderare in un momento, al tempo, di rara lucidità: con salti mortali e tripli avvitamenti, riesce sempre a tenerli sempre sott’occhio, con un controllo vigile ma mai soffocante, e a trasmettergli un sano approccio alla vita.

Sul lavoro non è stato semplice, ma credo di aver saputo reagire, approfittando del momento per mettere a segno qualche cambiamento di marcia e nuovi obiettivi.

Il piano “B” non è ancora emerso, ma confido, continuando a pensarci, di trovarlo presto.

L’augurio per il prossimo anno – ‘ntu cuolo ai Maya, appunto – che faccio a me, ma che rivolgo anche a voi tutti, è quello di mantenere vigile l’attenzione e l’energia, consapevole che in un momento di così rapidi cambiamenti, l’unico modo per cavarsela è essere disposti ad accettarli, agili come gatti, presenti a se stessi e agli eventi, perché, non dobbiamo mai scordarcelo, è lo stare fermi a essere innaturale.

05 dicembre
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17 ottobre
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Un piccolo esercizio di pensiero positivo: che la forza sia con voi!

Vi segnalo sul corriere di oggi un bellissimo articolo di Steven Kotler, il co-autore di “Abundance: the future it’s better than you think“, che ribalta il pessimismo sul futuro che tanto piace ai nostri media.

Giusto per avere un idea, scrive Kotler:

“Oggi, infatti, grazie all’accelerazione esponenziale del progresso tecnologico e ad altre forze emergenti, siamo alla vigilia di un domani migliore di come viene descritto. I progressi nell’intelligenza artificiale e nella robotica, la rapida diffusione delle reti a banda larga, delle nanotecnologie, della biologia sintetica e di molte altre tecnologie rivoluzionarie ci consentiranno di fare più progressi nei prossimi vent’anni di quanti ne abbiamo fatti negli ultimi duecento. Presto saremo in grado di soddisfare pienamente i bisogni primari di ogni uomo, donna e bambino sul pianeta: l’abbondanza per tutti è davvero alla nostra portata.
Bisogna chiedersi: come va il mondo realmente? Molto meglio di quanto la maggior parte di noi sospetti. La violenza è ai minimi storici e la libertà personale ai suoi massimi. Nell’ultimo secolo la mortalità infantile è diminuita del 90%, quella da parto del 99% e l’aspettativa di vita media è aumentata del 100%. Il cibo è più economico e abbondante che mai (buona parte dei generi alimentari, ad esempio, costa 13 volte meno che nel 1870). La povertà è diminuita più negli ultimi 50 anni che nei precedenti 500: aggiustati all’inflazione, infatti, i redditi sono triplicati nell’ultimo mezzo secolo. Inoltre, molti di quanti oggi vivono sotto la soglia di povertà hanno comunque accesso al telefono, ai servizi igienici, alla televisione, all’acqua corrente, all’aria condizionata e persino all’automobile. Un secolo e mezzo fa, i più ricchi tra gli europei non avrebbero nemmeno sognato un simile benessere.
E questi cambiamenti non sono limitati al mondo sviluppato. Oggi, in Africa, un guerriero masai munito di telefono cellulare può comunicare meglio di quanto potesse fare il presidente degli Stati Uniti 25 anni fa; se ha uno smartphone e Google, ha accesso a una mole di informazioni maggiore di quella alla portata del presidente appena 15 anni fa. Inoltre, può guardare e realizzare video, ascoltare e registrare contenuti sonori, localizzare ed essere localizzato con il gps, parlare in videoconferenza, attingere a vasti archivi di libri, film, giochi e musica. Solo 20 anni fa, questi stessi beni e servizi sarebbero costati oltre un milione di dollari.”

Tutto questo, secondo Kotler, si otterrà grazie a 4 forze: il progreso tecnologico, la potenza del fai da te, i (tanti) soldi impiegati dai tecnofilantropi ed, infine, i più poveri tra i poveri, il cosiddetto «miliardo degli ultimi».

Ma non voglio anticiparvi troppo.

Aggiungo solo che, secondo me, il motore di tutto questo è l’ottimismo e la conservazione della capacità di sognare.

Quindi: rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo a vedere il bicchiere mezzo pieno e a rincorrere i nostri sogni.

Think positive!

A.

08 agosto
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Essere o non essere (II parte)

Nel libro di Legrenzi  è accennato un altro aspetto interessante.

Come ho scritto ieri, secondo Ligrenzi, per compiere la scelta giusta si può utilizzare (ma non in maniera rigorosa e matematica) i principi economici dei “costi-opportunità” e costi sommersi, valutando i pro e i contro di ogni possibile strada.

Ma come si fa a essere certi di aver individuato tutte le possibili alternative e tutti i pro e contro di ognuna di esse?.

Per l’autore bisogna stare attenti a non farsi fregare da quello che chiama “focusing effect” (effetto di focalizzazione, in italiano anche se nella traduzione l’espressione perde un po’).

Il concetto è spiegato attraverso un esempio:

“Poniamo che una vostra amica, mentre state programmando una serata insieme, vi dica: «Andiamo al cinema oppure no?». Che cosa vi verrà in mente di domandarle per decidere come passare la serata? Vi verrà spontaneo chiedere informazioni sul tipo di film, sui protagonisti, sul regista, sugli orari dei cinema, e così via. Quello che si potrebbe fare in alternativa, quello che sta dietro il dubbio espresso da “oppure no”, viene approfondito in seguito: solo quando si scopre che non c’è nessun film che ci piacerebbe vedere. Se siamo insoddisfatti da quanto ci offre la proposta “cinema”, incominciamo a esplorare altri eventuali modi piacevoli di trascorrere la serata.

Tutto ciò può sembrare ovvio. Eppure è altrettanto ovvia l’obiezione che, procedendo in tal modo, vi potete perdere qualcosa. Vi può capitare che giudichiate esaustiva e soddisfacente la ricerca delle informazioni, e decidiate così di andare al cinema. Senza saperlo eliminate a priori, magari sbadatamente, modi diversi di passare la serata. E allora a che cosa serviva, nella domanda iniziale, quell’«oppure no?». Bastava domandare: «Che cosa c’è al cinema?».

Se conoscete la P.N.L – aprire quella porta significa entrare su un mondo fantastico, che, se non lo avete mai fatto, vi consiglio di esplorare – sapete che il “focus”, cioè dove poniamo attenzione nel ragionamento e nelle azioni, condiziona il nostro modo di pensare e di agire. Questo è stabilito, comunque e costantemente, anche in assenza di un atto volontario, dal nostro inconscio attraverso un continuo dialogo interiore, basato su domande che ci poniamo mentalmente (e a cui ci rispondiamo).

Bene. Sempre secondo la P.N.L. esistono modi corretti e modi sbagliati di porsi simili domande, perché certe domande hanno insita la risposta, per cui, imparare a controllarle, consente di forzare il nostri ragionamento su domande chiamate “potenzianti”,  che generano risposte positive, eliminando quelle “depotenzianti”, che non ci aiutano.

L’esempio di Legrenzi è neutro, rispetto a questo concetto, ma rende bene l’idea.

E’ chiaro a tutti che la domanda “andiamo al cinema oppure no?” è diversa da quella “che facciamo stasera?”, in cui non è data preferenza ad una specifica attività, oppure ad un: “usciamo stasera o no”, in cui, per la stessa ragione illustrata sopra, è data la priorità all’uscire.

Così, chi conosce la P.N.L. è in grado così di orientare se stesso, e gli altri, solo ponendosi le domande giuste.

Di fronte a un problema, è, infatti, chiaramente diverso pensare “come faccio a risolverlo”, piuttosto che “ma perché tutti i problemi capitano a me”.

 (to be continued…)

07 agosto
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Essere o non essere: questo è il problema

Il tema della “scelta” è sempre stato una costante nella mia vita, nel senso che sono sempre stato ossessionato dalla paura di non aver fatto le scelte giuste.

Così, quando sento parlare di questo tema “drizzo le antenne”.

In un certo qual modo il tema della scelta è connesso a quello del cambiamento.

Su quello avevo già scritto sul vecchio blog ma, bontà di splinder, oggi non è più recuperabile.

La sintesi del ragionamento era comunque rappresentata da questa chiusura di una puntata di Grey’s Anatomy (per i fanatici, settima stagione, prima puntata)

Iniziata la vacanza, ho finito di leggere un libro che vi consiglio, specie se avete figli, “I soldi in testa”, di Paolo Legrenzi. Un libretto facile da leggere che ci spiega come l’uomo si rapporti al denaro e gli errori più frequenti che commettiamo (ancora una volta, sappiatelo, non siamo diversi dalle scimmie).

Ho scoperto così, che per fare la scelta giusta in economia occorre tener conto del “costo-opportunità di un’azione”, cioè del “costo della migliore alternativa possibile, quella che evitiamo proprio perché abbiamo invece preferito fare quella specifica azione.

In altre parole, ogni volta che mi trovo di fronte alla scelta “faccio l’azione X oppure no?”, dovrei analizzare i costi e i benefici non solo di X ma di tutte le altre azioni possibili in quelle date circostanze, di tutti gli altri modi per raggiungere l’obiettivo”

A questo, va aggiunto il principio dei “costi sommersi”

“Dal punto di vista di un uomo d’affari, il principio dei costi sommersi potrebbe venire riassunto nella capacità di abbandonare un’impresa, un programma che ha chiesto risorse – cioè tempo, soldi e affanni – nel momento in cui sono disponibili imprese più promettenti. Le risorse già impiegate non contano, qualora ci sia un altro programma d’investimento più profittevole a parità di futuri investimenti. È meglio dirottare lì le risorse, perché le risorse investite nel programma meno conveniente sono ormai irrecuperabili (sommerse, per l’appunto)”

“il “principio del costo opportunità” – prosegue Legrenzi – “prescrive di esaminare anche alternative che normalmente ci capita di trascurare, mentre il principio dei costi sommersi ci insegna a trascurare dei costi che erroneamente prendiamo in considerazione e influenzano il nostro modo di agire”.

Queste regole economiche, secondo Ligrenzi sono utilizzabili per compiere qualsiasi scelta, però con una avvertenza:

“In realtà non tutto è misurabile e confrontabile. Neppure tutto è monetizzabile. Ci sono degli oggetti che hanno valore proprio perché non hanno prezzo, un po’ come suggeriva Oscar Wilde, paradossalmente, quando diceva: «un uomo che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna». Oscar Wilde allude alla possibilità che “conoscere i prezzi” rovini in certo qual modo il valore delle cose che ci circondano, alle quali teniamo di più, alle quali siamo affezionati.”

“Ci sono scelte veramente importanti”, spiega, poi, l’autore, per le quali questi criteri non valgono più: “si tratta di quell’insieme di scelresta te che vi portano a vivere come persona adulta, a fare un lavoro, ad allevare dei figli, insomma tutte le cose più rilevanti e impegnative della vita. Impegnative, appunto, perché questo genere di scelte non è revocabile, se non a prezzo di grandi sofferenze (e non di semplici “costi”). E, contrariamente ai princìpi economici di base, in tutti gli snodi essenziali di questo percorso fatto di scelte non sempre consapevoli, le scelte appunto della vita, è consigliabile “focalizzarsi” sulla scelta, trascurare le alternative. Anzi talvolta, fatta la scelta, è bene dimenticarsi le altre possibilità, se queste avevano sfiorato la nostra mente o se avevano fatto parte della nostra vita precedente la scelta. Dimenticare è più importante, in questi casi, che ricordare. Se si tratta di scelte importanti, meglio d’impegni vitali, è bene violare anche l’altro principio cardine della razionalità economica, quello dei costi sommersi. È consigliabile proseguire un lavoro, continuare a stare con il partner con cui avete condiviso una parte importante della vita, proprio perché avete “sommerso” risorse di ogni tipo in quel lavoro, in quella vita di coppia, persino in quella famiglia che magari da due è passata a più di due, perché avete “prodotto” dei figli.”.

Così credo di aver capito che, per le scelte importanti, quelle che mi preoccupano di più, conti molto superare il pensiero di aver compiuto la scelta sbagliata. Perché ci depotenzia, lasciandoci una riserva mentale che non ci fa impegnare fino in fondo.

Quindi, non resta che ragionare bene prima di effettuare una scelta, tenendo conto dei “costi opportunità” e di quelli “sommersi”, ma poi, una volta deciso, pigiare, pigiare, senza rimpianti.

31 gennaio
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PIANO B

Tutti noi ci rendiamo conto di essere in un periodo di grandi cambiamenti.

E’ molto probabile che tutto ciò che è stato fino a ieri, non lo sarà più in futuro, o, perlomeno, non lo sarà più allo stesso modo.

Bisogna essere vigili, seguire i cambiamenti e stare pronti a cavalcare la nuova onda.

In quest’ottica, è estremamente importante aver pronto nel cassetto un “piano b”.

Dedicare del tempo a pensare a progetti alternativi, iniziare a porne le basi, costruendo relazioni e contatti.

In modo che siamo pronti a farlo partire in caso di bisogno.

Io ci sto pensando

11 gennaio
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2012, come ripartire

Inizia un nuovo anno.

Non sarà dei più semplici. Pure i Maya renderanno le cose difficili ai superstiziosi.

In realtà, per me il nuovo anno è iniziato a settembre. Io sono ancora legato ai ritmi scolastici, perché mi sembrano più naturali: terminano le vacanze estive, quelle più lunghe, in cui si ricaricano le batterie, e si riparte.

In ogni caso, vediamo di ripartire alla grande.

Non sono più tempi da grasso che cola, con margini per tutti, dove si può andare avanti per inerzia.

Bisogna impegnarsi. E per impegnarsi, bisogna sapere dove si vuole andare.

Iniziamo a concentrarsi sugli obiettivi: perdiamo tempo a pensarli, rendiamoli concreti individuando le mosse pratiche da fare fin da domani per raggiungerli e restiamo focalizzati.

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca)