Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

05 dicembre
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14 novembre
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Gli inglesi sono arrabbiati, gli americani sono arrabbiati, anche gli italiani sono arrabbiati: brutto momento per fare un referendum

imagesLa lunga via crucis che ci sta portando verso il referendum costituzionale sta giungendo a compimento e ho il terrore che si concluda sul Golgota.

Le recenti votazioni popolari, in particolar modo il referendum per Brexit e le presidenziali USA, ci stanno facendo vedere una larga fetta della popolazione incazzata, che, non sapendo chi accusare per lo stato in cui si trova, colpisce a casaccio, in base agli umori di pancia (Grillo ha addirittura legittimato questo tipo di votazione per il referendum costituzionale), puntando al politico di turno al potere.

Nessuno vuol ragionare. Come ha ben chiarito Moore per Trump, si tratta del vaffa più grande della storia.

A questo vaffa, in Italia, si aggiungono anche:

- i teorici dello spaccamento del cappello in 4, tipici della nostra sinistra, “benaltristi” per professione, che però portano allo stesso risultato disfattista;

- la pletora di rancorosi politici della vecchia guardia – sia anagrafica, che mentale – che pensano di sfruttare l’occasione per tornare alla prima repubblica;

- tutta una serie più disparata di politici e intellettuali “sciolti” che non hanno niente in comune se non l’odio per Renzi, che strumentalizzano argomenti tecnici fingendo di avere un’opposizione al merito della riforma (si pensi che CasaPound, e dico CASA POUND, teme la deriva autoritaria della riforma e si erge, assieme all’ANPI, a tutela della costituzione, così come la teme lo stesso Berlusconi, che, però, nel 2006 aveva previsto, nella SUA riforma costituzionale – bocciata dagli elettori – che il premier potesse sciogliere le Camere :-D ).

Sarò anziano (si nasce incendiari e si muore pompieri), ma” rovesciare il tavolo” non mi pare un grande obiettivo, specie in questo momento delicato.

Per questo ho paura per il 4 dicembre, perché nessuno si sta chiedendo chi raccatterà i cocci.

Sempre per la stessa ragione non finirò mai di maledire l’errore politico di un uomo che, non essendocene bisogno, è andato a cacciarsi in questo cul-de-sac: oramai nessuno lo ricorda più, ma se siamo a votare il referendum è per la raccolta di firme del comitato del sì, perché quelli del no hanno invece fallito l’obiettivo. Si è così stravolto l’istituto del referendum costituzionale che sarebbe “oppositivo”, nel senso che è posto a tutela della minoranze, per rovesciare l’esito della votazione in parlamento, ed invece è stato voluto in questa occasione a scopo “confermativo”, a “glorificazione” del voto già espresso dalla maggioranza.

Ce n’era bisogno? Nell’epoca del qualunquismo imperante e della rabbia di pancia, credo proprio di no. Chiedete a Cameron ;-)

Fingers crossed

 

 

 

08 ottobre
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Sul referendum costituzionale: il bicameralismo perfetto

La riforma costituzionale si pone il problema del superamento del c.d. “bicameralismo perfetto”, cioè il principio secondo cui esistono due rami del parlamento (Camera e Senato) che hanno gli stessi poteri nella formazione di una legge, per cui questa può essere approvata solo se entrambi i rami concordano sul medesimo testo.

Il bicameralismo, infatti, aveva prodotto il c.d. “effetto navetta“, per cui le proposte di legge fanno la spola da una ramo a un altro del parlamento per cercare di ottenere l’assenso su un testo comune. In Italia, a differenza della Francia, non c’è un limite alle modifiche, per cui la navetta, nella sostanza, può essere infinita e portare a tempi lunghissimi, se non alla paralisi legislativa (oggi ormai il parlamento italiano riesce solo a convertire i D.L., di iniziativa governativa).

Guardando il dibattito Renzi/Zagreblesky, che ho già postato, sono rimasto letteralmente sconvolto nel sentire Zag, prof. di diritto costituzionale, che è stato membro e presidente della Corte costituzionale che candidamente, come un qualsiasi Travaglio, ha affermato delle vere e proprie panzane giuridiche, che sapeva chiaramente essere tali viste le sue particolari conoscenze di diritto costituzionale:

1) “il bicameralismo perfetto esiste anche in altri paesi“. E ha fatto l’esempio di Francia e Stati Uniti.

FALSO per la Francia, vi ho già messo il link: la navetta è limitata dalla prevalenza del Governo e della Assemblea Nazionale sul Senato (leggetevi l’art. 45 della loro costituzione). VERO IN PARTE per gli USA: esiste il bicameralismo, ma è mitigato dai poteri di veto del Presidente.

2) “i due rami del parlamento non hanno uguali poteri, sono uno il controllore dell’altro“. E ha fatto l’esempio del giudice di appello per dimostrare che un sistema in cui l’uno controlla l’altro è perfettamente legittimo.

SUPERPANZANA: non credo occorra essere esperti di diritto per rendersi conto che il paragone non calza. Il giudice d’appello non ha gli stessi poteri del giudice di primo grado, per il semplice motivo che è a lui sovraordinato è ha il potere di rivedere la decisione senza sentire il giudice di primo grado. Per rimanere in metafora, è come se il giudice di appello dovesse riscrive la sentenza d’accordo con il giudice di primo grado, utilizzando le stesse parole.

La realtà è un’altra: la costituzione italiana è “più bella del mondo” sicuramente per la parte prima, ma per quanto riguarda la seconda, è stata scritta con la paura del passato fascismo, per cui ci si è preoccupati, non solo, che esistessero dei contrappesi fra i vari organi costituzionali, a garantirne l’autonomia e indipendenza – ma fra questo vi era anche l’immunità parlamentare, a mio giudizio fatta fuori ingiustificatamente, per spinte populiste (discorso lungo v. qui) – ma che non potesse esistere alcun potere prevalente, nemmeno uno dei due rami del parlamento che, nononostante fossero organo collegiale, comunque rappresentavano elettorati diversi.

Tantomeno si è voluto attribuire un minimo potere in capo a figure uniche o a composizione ridotta, come il presidente del consiglio e il suo Governo, che in Italia, a differenza di altri paesi, contano come il due di picche.

E’ chiaro, però, che così si è sacrificata l’efficienza.

Non volendo toccare la riforma i poteri del PdC e del Governo, che avrebbe attirato ancor più gli strali contro Renzi, come accadde per B., si è solo semplificato il procedimento legislativo, per evitare almeno la navetta parlamentare e stabilendo poi che il Governo (v. nuovo u.c. art. 72)  possa chiedere che “un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo” sia esaminato prioritariamente e deciso in merito dalla Camera entro 60 gg..

Si poteva fare di meglio? Forse sì. Quello sempre. Ma non certo seguendo le obiezioni portate oggi dal NO

(segue)

04 aprile
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La prova del potere e il pericolo della bufala

imageHo quasi terminato la lettura dell’interessante e ben scritto “La prova del potere”, di Giuliano Da Empoli. Una bel quadro dei nostri tempi, che dà nuove speranze e un percorso da seguire per la rinascita di questo paese, con al centro il motore della cultura.

Una cultura, finalmente, non chiusa in se stessa, autoreferenziale e meramente conservativa, ma disposta alla contaminazione con i tempi moderni.

Per questo sono rimasto veramente dispiaciuto di trovare anche lui vittima delle “bufale” contrabbandate su internet:

L’Italia chè abolisce la storia dell’arte nei programmi scolastici: se provi a raccontarlo all’estero non ci crede nessuno. Eppure né Monti né Letta hanno trovato il tempo o la voglia di ribaltare la decisione del governo Berlusconi. Con il risultato che, a cinque anni di distanza, un’intera classe d’età di ragazzi italiani è uscita dalla scuola pubblica senza mai aver sentito parlare di arte.

Peccato: anche quelli de L’Espresso c’erano arrivati!

25 febbraio
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Il blocchetto degli arresti

Questo genio assoluto punta l’attenzione con fine ironia su quella che è diventata la vera disfunzione del nostro ordinamento, tale da mettere in discussione lo stesso principio cardine di ogni democrazia, dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo, rappresentato dalla separazione dei poteri (e su cui bisognerà prima o poi mettere le mani)

Con il declinio di B. è la conseguenza caduta delle barricate sulla sua persona, il momento sarebbe quello giusto.

12 febbraio
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01 febbraio
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La macchina del fango

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ph. sportmediaset.mediaset.it

Come ben sa chi mi conosce, non condivido totalmente (per usare un eufemismo) lo stile di Renzi, ma ancor meno comprendo questo desiderio di buttarla sempre in vacca di molti giornalisti italiani, al solo evidente (anche se non dichiarato) scopo di cavalcare l’onda di un qualunquismo da Facebook.

Credo che nessun persona sana di mente o in buona fede possa mettere in dubbio la rettitudine morale di Mattarella, come le azioni, più che le parole (i siciliani non amano parlare molto) dimostreranno (v. già qui).

Proprio la levatura morale dell’uomo è stata la mossa politica vincente di R., che ha messo in crisi B., i grillini, nonché la stessa corrente minoritaria di sinistra, non essendoci ragioni reali per non votarlo.

Sarà anche un democristiano, ma è di tradizione morotea. Di quella razza che non ha avuto problemi a sbattere la porta in faccia (ma senza bisogno di alzare la voce) al suo P.d.C. (Andreotti) quando si trattava di votare la Mammì.

Buttare lì, poi, nello stile tipico de Il Fatto, velate accuse di mafiosità, nei confronti di un uomo che ha visto morire fra le braccia il fratello, presidente della Regione siciliana proprio perché stava cercando di contrastare la mafia, l’ho trovata una meschinità bella e buona.

Per non parlare, del commento di Salvini, utile solo a fargli perdere in un colpo solo quella credibilità agli occhi di tutti gli italiani (e non solo dei fedeli leghisti) che stava cercando di conquistare a forza di felpe

30 gennaio
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Think positive!

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Ph. Justin Brown on flickr

In queste giornate fredde ma politicamente caldissime in cui Renzi si appresta a trombare anche B., confermando la costante della sua carriera per cui gli accordi servono a preparare la strada per fotterti (#silviostaisereno), mi sento di spezzare una lancia a favore di R., riconoscendogli il merito del cambiamento in città, come testimonia questa entusiasta canadese.

Come sa chi mi conosce, sulla pedonalizzazione del duomo la penso diversamente, nel senso che io non avrei visto nulla di male a combinarla con il passaggio del (solo) tram, in modo da impedire tutti quegli inutili giri dei mezzi e l’abbandono del centro ai turisti.

Però, il merito della “scossa” va riconosciuto.

16 febbraio
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Renzhatcher

imageA questo punto c’è solo da piegarsi all’ineluttabile e sperare che Renzi possa trasformarsi nella nostra Thatcher, infliggendo all’Italia quella cura da cavallo di cui ha bisogno, anche se in Italia sarà dura visto che, a differenza dell’Inghilterra, il Presidente del Consiglio non conta un cazzo.

Di questo si era lamentato anche Berlusconi, cercando di porvi rimedio, così come all’incontrollato potere delle Procure; senza ottenere alcun risultato per la storica incapacità degli Italiani di ragionare prescindendo dalle barricate e dalle persone.

Questo Renzi l’ha capito subito, scegliendo di ribattezzare “di sinistra” la sua politica in realtà di destra, distruggendo l’opposizione di sinistra dall’interno.

Sbagliavo quindi quando dicevo che nelle primarie Renzi doveva stare a destra. Non avevo capito il suo piano: distruggere il blocco del vecchio apparato sinistrorso dall’interno, per non avere più quel nemico in casa che tanti danni ha fatto in passato, introducendo una nuova divisione degli Italiani fra “nuova destra proponibile” (PD, che chiamerei a questo punto NDP) e “destra improponibile” (Forza Italia, LEGA & c., che chiamerei NDI), fottendo così anche il NCD – che già contava come il due di picche, appeso all’umore dell’attempato erotomane di Arcore – è i grillini, spesso bravi nei contenuti ma improponibili sul piano politico per i loro folli burattinai.

Chi vivrà, vedrà!

20 gennaio
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Dalle stelle alle stalle

Berlusconi-e-Renzi

© formiche.net

Sinceramente non comprendo tutta questa levata di scudi contro Renzi per l’incontro con B., specie da parte di chi lo aveva osannato fino a pochi minuti prima quale “salvatore della patria”.

R. l’ha sempre detto che voleva superare la demonizzazione di B. per trovare una soluzione all’empasse in cui si è venuto a trovare l’Italia. Non  mi sembra una novità dell’ultim’ora. Anzi, dovrebbe essere apprezzata la coerenza di chi, una volta giunto a furor di popolo a una posizione di vertice nazionale, si muova per attuare ciò che aveva promesso.

Sapete che non amo R., né, tantomeno B., però dovreste sapere anche che, da tecnico, ho sempre disprezzato la strada della scorciatoia giudiziaria del pd (per l’ultima mia in merito, leggete qui).

D’altra parte, mi sembra che fino a oggi quella strada non abbia portato a molto, se non alla creazione di un martire, che, anche grazie alle aggressioni continue, ha potuto governare il Paese per vent’anni. Garantendo, per di più, la speculare impunità di una certa sinistra (vedi questo).

Ha buon gioco, poi, R. a zittire i mugugni di chi si straccia le vesti per un incontro con B. dimentico di averci fatto pochi mesi prima un governo assieme (sic!).

Per cui, vi prego: un po’ di serietà!

10 gennaio
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Separazione dei poteri e quella follia del “ruolo di supplenza” della magistratura

f1.highresToute Société dans laquelle la garantie des Droits n’est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n’a point de Constitution.” (Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione - fonte)

Così recita l’articolo XVI della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen.

Eravamo nel 1789.

Oggi, nel 2013, procedendo come gamberi, con la colpevole complicità della sinistra più bieca, dimentichi di questo fondamentale principio c.d. della “separazione dei poteri”, siamo riusciti a creare un sistema per cui esiste un solo potere, quello giudiziario – e, in particolar modo, quello inquirente – totalmente privo di controllo, che pretende di esercitare anche quello politico e quello esecutivo (oggi diremmo meglio, “amministrativo”).

Se vogliamo tornare a essere un paese normale, credibile e in cui vale la pena vivere e investire, lo dobbiamo dire a gran voce, senza (si spera) solo per questo poter essere più accusati di essere Berlusconiani.

Nei prossimi giorni, se avete voglia di seguirmi, cercherò di ricostruire come ci siamo arrivati e, nei limiti del possibile – senza, cioè, rischiare querele o violare segreti professionali – dare prova di questa denuncia.

27 novembre
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No! Non riesco a gioirne

imageDopo tutto questo tempo, non riesco a esserne felice.

Non sono contento perché, ancora una volta, sono state piegate le regole, perché per me il fine non giustifica mai i mezzi, dato che, se passa questo principio, nessuno può dirsi salvo.

Non mi piace che, ancora una volta, faccia la predica chi farebbe meglio a star zitto e a guardare in casa propria.

Non mi piace e non mi è mai piaciuto l’aut aut “con i magistrati o con B.”, perché credo che la giustizia, in Italia, abbia bisogno di essere riformata, visto che la magistratura, di fatto, rappresenta l’unico potere privo di controllo.

Peccato. Un’altra occasione persa: lo stesso risultato si sarebbe dovuto ottenere senza creare martiri e lasciare sul campo, ferita, la nostra fragile democrazia.

 

10 settembre
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“La verità è che non ce state a capi’ più un cazzo, ma da mo!’”

E’ vero, non ne volevo parlare più, ma non è colpa mia se mi ci tirate per i capelli.

Berlusconi.

Ancora stiamo lì a strapparci le vesti perché non è stato messo in galera. Per B. diventiamo tutti fini giuristi esperti di diritto costituzionale, così come per i mondiali di calcio siamo tutti allenatori, in grado di disquisire – e meglio del disgraziato CT di turno – di formazioni e schemi di gioco.

La realtà, purtroppo, come direbbe il destroide Ennio Fantastichini “è che non ci state a capi’ più un cazzo, ma da mo’! “

Non ci sono bastati 20 anni di Berlusconismo per farci capire che B. ha avuto tutto questo successo anche (e soprattutto) perché era un ottimo collante e “ombrello” per la sinistra, che, in questo modo si è potuta permettere di vivacchiare, limitandosi ogni tanto a puntare il dito contro il puzzone.

Con questo, sia chiaro: B. è indifendibile, ma, lo è allo stesso modo in cui lo sono D’Alema, Amato, Rutelli, Formigoni & c.

Rispetto a questi personaggi, la differenza far destra e sinistra nella condotta politica e di governo è impalpabile: praticamente hanno fatto – e continuano a fare – le stesse cose. Con la differenza che nel frattempo i secondi ti fanno anche la predica, dato che sino a oggi, stranamente, sono rimasti impuniti.

Quello che rifiuto categoricamente è la divisione manichea fra buoni e cattivi che la peggiore sinistra ha imposto.

Da dove vogliamo cominciare?

Dalla legge elettorale? Il famoso porcellum, per cui tanto la sx si straccia la vesti a Roma – solo a parole, visto che Letta ancora ‘sta riforma della legge elettorale, per cui, principalmente, ha ricevuto il mandato da Napolitano, non l’ha fatta – non è altro che la legge regionale toscana, nata prima di quella nazionale. Ma il cinghialum, come la chiama Renzi, in Toscana va bene, perché in Toscana si vince noi.

O forse vogliamo parlare di riforme costituzionali? Quante volte avete sentito dire che la sacra Carta costituzionale, per cui la sx manifesta in piazza in caso di difficoltà, per alternare un po’ rispetto all’additamento continuo del puzzone, non si poteva toccare con riforme unilaterali non condivise? Peccato che quando ha potuto, la sx – da sola – l’ha modificata. Mi riferisco a quella scellerata riforma del titolo V della Costituzione, non approvata dai 2/3 del Parlamento e per questo oggetto di referendum, effettuata dal Governo dell’Ulivo quasi a fine legislatura, di cui, ancora oggi se ne paga le conseguenze con continui ricorsi alla Corte costituzionale per conflitti di attribuzione far Governo e Enti locali. Nonostante questo, 4 anni dopo, improvvisamente, le riforme unilaterali non andavano più bene, al punto che si è paralizzata la riforma del Governo B. del 2005, nonostante che -a differenza di quella del 2001 – fosse stata approvata dalla maggioranza assoluta del Parlamento, mettendo in piedi una sollevazione popolare, conclusasi con il rigetto del referendum confermativo (v. stesso link sopra).

Oppure, infine, vogliamo parlare di scandali finanziari e nomine pilotate? Perché nessuno si chiede come mai, dopo che è saltato il coperchio del MPS, D’Alema parla ancora, con quel fare da primo della classe, e non è in esilio in una sua Hammamet? Era un segreto di pulcinella il fatto che a Siena non si muoveva foglia se d’Alema non voleva. Dalla Banca alla Fondazione e poi, a cascata, in Comune e Provincia, fino ad arrivare alle squadre di calcio e di basket. Come mai non leggo continuamente sui giornali di intercettazioni e fughe di notizie relative alle indagini MPS: forse che il segreto istruttorio, ancora una volta, vale solo da una parte?

In conclusione, e in estrema sintesi, cari amici, anch’io ritengo che B. si un puzzone, ma non accetto che sia a dirmelo chi lo è stato altrettanto, quando ha potuto, e per di più, grazie a una “divina” impunità, definitivamente consolidata in era di tangentopoli e che valse un seggio sicuro di sinistra nel Mugello al buon Di Pietro.

La realtà è che, se non sono mai state fatte la riforma della legge elettorale, una legge sul conflitto di interessi e altre riforme strutturali, è solo perché in parlamento e al governo non c’è stato mai nessuno che abbia potuto alzare il dito a dire che “il re è nudo”, visto che mancava anche lui dei vestiti. In questo Giuliano Ferrara ha tragicamente ragione: la politica oramai è avvitata in un circolo vizioso, per cui coopta solo soggetti compromessi, in modo che possano essere ricattabili.

Motivo per cui, se vogliamo uscirne, smettiamola di chiedere che B. vada in galera, perché oramai non cambierebbe di una virgola la situazione del paese e cominciamo a chiedere piuttosto conto ai nostri governanti di quello che stanno facendo per il bene del paese, stappandogli con forza la foglia di fico del puzzone con cui si stanno coprendo da vent’anni, per nascondere,  che non ce stanno a capi’ più un cazzo, ma da mo’!

01 ottobre
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Fermate il declino

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Ieri sono stato a sentire Oscar Giannino & co. al Baglioni.

L’analisi del passato è stata lucidissima, così come l’individuazione delle necessità del Paese.

Le soluzioni, com’è inevitabile, devono essere approfondite nei dettagli.

Mi è piaciuto molto l’aria che si respirava. Le affermazioni nette che si sono sentite e si sono potute dire, senza timore di essere smentiti e senza ipocrisia, dato che quei misfatti non si era contribuito a compierli.

Certo, il pragmatismo ha anche il suo rovescio della medaglia: mi è toccato sentire che nel panorama degli attuali partiti, l’unica novità è rappresentata da Matteo Renzi, l’unico a mettere in discussione la leadership del partito, e capace almeno di portare avanti questa forma di rinnovamento.

È così, ancora una volta, il criterio di scelta rimane sempre quello che avevo deciso di aborrire: il meno peggio!

Nelle discussioni fra i presenti, misi dice che bisogna essere realisti, che le scelte vanno fatte tenendo conto dei fattori dati, e che, intanto, “vuoi mettere la soddisfazione di vedere la faccia di D’Alema e della Bindi che perdono le primarie”.

Tutto vero. Però…
Però nessuno mi toglierà dalla testa che questi Renzi non lo conoscono, che la scelta del meno peggio ci ha portato fino a qui, che con questo criterio abbiamo accettato: Andreotti, con tutte le sue ombre; mani pulite, con la sua ipocrisia; Di Pietro, come fosse diverso; il ruolo supplente della magistratura, facendola diventare un potere incontrollato e incontrollabile; Berlusconi, come fosse una novità; per finire con Monti, come extrema ratio.

Sia chiaro: anch’io voglio veder sparire D’Alema e la Bindi, e con loro, Bersani, Berlusconi, Fini, Casini, Formigoni, Bossi e tutte quelle vecchie facce che non posso e non voglio vedere più in giro e che ci hanno portato fin qui.

Quello che mi fa paura, però, lo dico chiaramente, è l’opportunismo ambizioso di quell’uomo, che riesce a dire il tutto e il contrario di tutto (esattamente come gli altri) sostenendo (esattamente come gli altri), che non l’aveva mai detto (v. una per tutte, il Monti-bis). È la sua matrice cattolica, che, anche a questo giro, ci impedirà di avere un vero partito “liberal”, il suo non accettare consigli da nessuno e circondarsi di “yes man”…

Non sopporto, poi, l’ipocrisia di chi ne parla male a quattrocchi e poi in pubblico lo loda, sperando di ottenere qualcosa in cambio per la sua fedeltà o, comunque, di poter continuare a mangiare.

La conclusione? L’ennesima conferma: anche a questo giro hanno vinto loro.

C’è una ragione per cui, evidentemente, non ho mai fatto politica: la politica non fa per me. Non ho sufficiente pelo sullo stomaco, non sono abbastanza ipocrita e opportunista. L’avevo capito sin dai movimenti studenteschi, quando pensavo che la sinistra giovanile avesse effettivamente in animo di cambiare ciò che non andava all’università e poi mi sono ritrovato vittima di agguati in pieno stile pcus, con tanto di processo pubblico, solo perché, ragionando con la mia testa, non accettavo di sostenere supinamente idee che non condividevo.

Così sono rimasto libero. Fuori dai giochi, però libero. È così voglio restare.
Libero di pensare con la mia testa, libero di criticare, senza aver paura di essere epurato, senza padroni e, soprattutto, non compromesso e, quindi, non ricattabile.

Andate avanti VOI, fermate il declino.

Con estrema serenità.

A.