Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

Archive for the 'Governo' Category

19 novembre
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Pucciarelli: una delle peggiori nomine che non riesco a mandar giù

Come sapete, nei giorni scorsi Salvini ha piazzato la senatrice Pucciarelli come capo della Commissione dei diritti umani.

Qui trovate la notizia.

Sono passati i giorni e non riesco a farmela andar giù: va bene tutto, va bene lo spoil system, va bene l’avvicendamento nelle cariche, ma mi è sembrato uno schiaffo troppo forte a questo paese che, nonostante tutto, non se lo meritava.

Sulla Pucciarelli è stato scritto tanto.

Io vorrei invece ricordare ancora una volta la levatura morale di chi l’ha preceduta e che è stato indegnamente messo da parte.

E mi piace farlo, con le sue parole, per le quali tre anni fa già lo ringraziai.

Grazie Senatore Manconi. Grazie.

31 ottobre
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Facciamo chiarezza sul “condono” del DL Genova per Ischia

ischia-1350-675x275Scusate, ma mi sento di dover chiarire il famoso art. 25 del #DL #Genova, trattandosi della mia materia.

Il discorso è più complicato di come lo vuol fare apparire questa opposizione frettolosa.

L’art. 25 del DL fa schifo, ma non per le ragioni sostenute a gran voce, e questo mi dispiace perché finisce per indebolire l’opposizione, dando sponda a questi cialtroni.

In estrema sintesi:

1) NON E’ VERO che il DL istituisce un nuovo condono. L’articolo si limita a prevedere la sospensione del contributo per ricostruzione alla definizione dei PRECEDENTI condoni eventualmente pendenti;

2) E’ VERO, ed è immondo, invece che il DL non subordina l’erogazione del contributo al fatto che il condono presentato non riguardi nuovi volumi. E’ indecente, infatti, pensare di dare contributi per ricostruire nuovi volumi abusivi, evidentemente tali perché non ammissibili e, molto spesso, non ammissibili perché non consentiti da vincoli ambientali o geologici;

3) E’ VERO, ed è illegittimo, che si pensi, non solo di erogare contributi, ma, ancor prima, di ammettere condoni per opere totalmente abusive una volta crollate: la giurisprudenza, giustamente, afferma che, una volta crollato, anche se hai presentato il condono, se l’immobile crolla, deve essere negato il condono se non è stato ancora rilasciato, perché non esiste più l’abuso da condonare;

4) E’ VERO, ed è scandaloso, che il DL tenti di superare i limiti imposti dal condono 2003 (meno ampio di quelli ’85 e ’94), prevedendo che l definizione dei ricorsi pendenti avvenga sempre con le regole del condono ’85 (capo IV e V),anche perché questo avviene solo per l’area terremotata e non per tutta Italia.

Questo dovrebbe dire un’opposizione seria, per essere credibile e inattaccabile. Invece sbraitano per un “nuovo condono” che non esiste, dando modo a questi cialtroni di difendersi per l’ingiusta accusa.

 

17 ottobre
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Renzi da Floris

Renzi, Di Maio non serio, un premier non scappaNon ho visto la trasmissione. In rete ho trovato questo.

Ho letto che dopo altri giornalisti gli hanno fatto ulteriormente le pulci, come, secondo me, è giusto che venga fatto.

Mi permetto alcune brevissime riflessioni:

1) il divario fra quanto promesso e quanto poi sta facendo questo governo è oggettivamente enorme, perché le promesse erano realmente irrealizzabili. Questa cosa l’ho sentita dire dai membri dell’attuale opposizione in campagna elettorale, ma non ricordo di averla sentita da chi li intervistava. Eppure i numeri erano gli stessi di oggi. Ricordo piuttosto l’assenza di controparti politiche e giornalisti con la sola funzione di “porgere” le domande.

2) Renzi ha correttamente rivendicato il diritto di perdere le elezioni se questo dipende anche dal fatto di aver salvato le persone in mare, facendo bene comprendere che un leader politico non ha il solo compito di assecondare la pancia dei suoi elettori, seguendo i sondaggi, bensì quello di guidarli, secondo una visione di lungo periodo e propri valori etici, anche se questo può significare apparire impopolare e rischiare di non essere rieletto.

3) Come Renzi, credo che gli incentivi vadano dati a chi lavora e a chi crea lavoro, piuttosto che a chi non ha lavoro. Mi spiego. E’ giusto sostenere chi è in difficoltà. Anche il governo Renzi lo ha fatto. Ma se si vuole risolvere il problema della disoccupazione, bisogna favorire la creazione di posti lavoro, detassando il lavoro e l’impresa, piuttosto che istituire sussidi, e dando flessibilità al lavoro, come è stato fatto dal governo Renzi.

4) Il condono fiscale e lo stralcio delle cartelle è altamente diseducativo. Fa risultare coglione chi ha sempre pagato e incentiva a non pagare per il futuro.

5) E’ chiaro che Renzi oramai non può più essere capo di un Governo. L’aggressione mediatica ordita a tavolino a suo danno non lo rende più credibile, nel bene o nel male. Oramai non si discute più del merito, basta dire “… e allora Renzi?”, così come si dice “…e allora il PD?”, senza bisogno nemmeno di chiarire cosa si voglia intendere con quell’ “allora”. Basta buttarla lì, per chiudere ogni possibilità di dialogo nel merito. Ciò non toglie che possa dare ancora molto alla politica italiana.

6) Ancora una volta, occorrerebbe ripartire dalla scuola. E’ lì che si formano cittadini consapevoli; è lì che si danno le basi per attrezzarsi alla vita ed è ancora lì che si spianano le diseguaglianze sociali. Occorrerebbe reintrodurre educazione civica, per non sentir parlar più di governi non eletti, o di organi di garanzia che “non sono stati eletti da nessuno”; aggiornare i programmi di storia, abbandonando un po’ gli Unni e gli antichi  Romani, per giungere all’età contemporanea. Ieri su un account di twitter, vero o finto che fosse, ho letto che Mussolini aveva scritto molti articoli della Costituzione!! In un quiz televisivo i concorrenti non sapevano collocare temporalmente Hitler cancelliere, e fra le possibile opzioni, hanno scelto prima gli anni ’70 del 900!!!

Ci sarebbero molte cose da fare. Questo governo, però, mi sembra guidato da una visione miope di breve periodo e temo che, ancora una volta, saranno gli italiani a pagare il conto alla fine.

05 dicembre
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05 dicembre
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Contenti voi…

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28 novembre
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Dove vanno a finire i nostri soldi: nei cambiamenti di idea. Continuiamo così, facciamoci del male!

Come sapete, mi occupo (indegnamente) di diritto amministrativo, in particolar modo di edilizia e urbanistica. Per questo, rispetto ad altri, a volte riesco ad avere una visione privilegiata sulla macchina amministrativa.

Nella mia esperienza, i maggiori sprechi della P.A. nella realizzazione delle opere pubbliche sono dovuti a 2 ragioni principali (l’una connessa all’altra): una progettazione frettolosa dell’opera e il cambiamento di intendimento.

Quanto al primo aspetto, è noto che in Italia i costi per la progettazione delle OO.PP. vengono attinti dallo stesso paniere della realizzazione delle stesse. Da questa circostanza è invalsa l’orrenda usanza di risparmiare sulla progettazione, pensando così di avere più soldi per la realizzazione dell’opera. È palese che si tratti di un errore, perché un’opera progettata male è un’opera che presenta molti rischi e incertezze in sede di esecuzione, con conseguente aggravio di costi per le varianti in corso d’opera che si devono introdurre. Vi faccio un esempio che conosco: la linea 1 della tramvia di Firenze (e stiamo parlando di una sola linea di tram in superficie su sede viaria presso che già esistente) ha subito una cosa come più di 100 (mi sembra 140) varianti in corso d’opera, introdotte (grazie a Dio) dall’ingegner Mantovani che ha preso in mano il progetto originario regalato da ferrovie, per farne una vera linea tramviaria. Tutto questo con un evidente levitazione dei prezzi.

Ma quello che in assoluto fa più danni è il “cambiamento di idea”. In Italia non basta aver pensato, studiato e ideato un’opera per essere certi che venga realizzata, perché si pretende di correggere continuamente il tiro in corso d’opera, a volte addirittura sino al punto di considerarla inutile nonostante che sia stata già avviata.

Questa stortura è, in parte figlia della prima, perché un’opera non sufficientemente progettata prima della sua realizzazione, impone un continuo aggiustamento della stessa in corso d’opera. In parte, è conseguente all’eccessiva durata, prima, dei tempi per la definizione del procedimento decisorio all’interno della P.A., poi, dei tempi di realizzazione dell’opera, che fanno sì che questa, molto spesso, nasca già “superata”.

Ma la vera ragione per cui si cambia idea è perché, in una corsa perversa all’inseguimento della volontà popolare – sempre più folle grazie all’avvento dei social, che, sostanzialmente, hanno fatto diventare “planetarie” le discussioni che un tempo erano “da bar” -, si finisce per ritenere non più giusto quello che è stato scelto sulla base di una precedente riflessione. Questo è in assoluto “il male dei mali” per le OO.PP, che porta a interventi sbagliati per definizione, perché “monchi” o, peggio ancora, “incompleti”.

Un esempio di questa categoria lo abbiamo sotto gli occhi a Firenze in questi giorni ed è rappresentato dalla stazione Foster per l’alta velocità. Pensata e voluta da tutti gli Enti competenti; nuovo hub per la mobilità fiorentina, su cui convoglieranno tutte le nuove linee della tranvia in corso di realizzazione; progettata, con conseguenti costi, da un grande architetto internazionale, che ha vinto il concorso. Bene, avviati i lavori con un gigantesco sventramento della città, oggi si viene a dire che non verrà più fatta, perché non serve, solo perché Ferrovie non la ritiene più conveniente. In questo articolo è meglio descritto tutto. Aggiungo solo che per realizzare la stazione è stata intercettata una falda acquifera e che quindi sono in funzione H/24 365 giorni all’anno delle pompe che hanno la funzione di portare l’acqua da una parte all’altra dell’opera, con costi, ambientali ed economici, evidentemente spropositati, giustificati solo dalla necessità di realizzare un importante nodo strutturale per la mobilità italiana e fiorentina qual era la stazione dell’alta velocità.

Il pensiero corre subito a Nanni Moretti e alla sua mitica “Sacher-torte”: “…continuiamo così, facciamoci del male

 

11 ottobre
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come fossero parole mie

Fassino alla direzione nazionale sono dieci minuti.

Vi chiedo solo di ascoltarlo

08 ottobre
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Sul referendum costituzionale: il bicameralismo perfetto

La riforma costituzionale si pone il problema del superamento del c.d. “bicameralismo perfetto”, cioè il principio secondo cui esistono due rami del parlamento (Camera e Senato) che hanno gli stessi poteri nella formazione di una legge, per cui questa può essere approvata solo se entrambi i rami concordano sul medesimo testo.

Il bicameralismo, infatti, aveva prodotto il c.d. “effetto navetta“, per cui le proposte di legge fanno la spola da una ramo a un altro del parlamento per cercare di ottenere l’assenso su un testo comune. In Italia, a differenza della Francia, non c’è un limite alle modifiche, per cui la navetta, nella sostanza, può essere infinita e portare a tempi lunghissimi, se non alla paralisi legislativa (oggi ormai il parlamento italiano riesce solo a convertire i D.L., di iniziativa governativa).

Guardando il dibattito Renzi/Zagreblesky, che ho già postato, sono rimasto letteralmente sconvolto nel sentire Zag, prof. di diritto costituzionale, che è stato membro e presidente della Corte costituzionale che candidamente, come un qualsiasi Travaglio, ha affermato delle vere e proprie panzane giuridiche, che sapeva chiaramente essere tali viste le sue particolari conoscenze di diritto costituzionale:

1) “il bicameralismo perfetto esiste anche in altri paesi“. E ha fatto l’esempio di Francia e Stati Uniti.

FALSO per la Francia, vi ho già messo il link: la navetta è limitata dalla prevalenza del Governo e della Assemblea Nazionale sul Senato (leggetevi l’art. 45 della loro costituzione). VERO IN PARTE per gli USA: esiste il bicameralismo, ma è mitigato dai poteri di veto del Presidente.

2) “i due rami del parlamento non hanno uguali poteri, sono uno il controllore dell’altro“. E ha fatto l’esempio del giudice di appello per dimostrare che un sistema in cui l’uno controlla l’altro è perfettamente legittimo.

SUPERPANZANA: non credo occorra essere esperti di diritto per rendersi conto che il paragone non calza. Il giudice d’appello non ha gli stessi poteri del giudice di primo grado, per il semplice motivo che è a lui sovraordinato è ha il potere di rivedere la decisione senza sentire il giudice di primo grado. Per rimanere in metafora, è come se il giudice di appello dovesse riscrive la sentenza d’accordo con il giudice di primo grado, utilizzando le stesse parole.

La realtà è un’altra: la costituzione italiana è “più bella del mondo” sicuramente per la parte prima, ma per quanto riguarda la seconda, è stata scritta con la paura del passato fascismo, per cui ci si è preoccupati, non solo, che esistessero dei contrappesi fra i vari organi costituzionali, a garantirne l’autonomia e indipendenza – ma fra questo vi era anche l’immunità parlamentare, a mio giudizio fatta fuori ingiustificatamente, per spinte populiste (discorso lungo v. qui) – ma che non potesse esistere alcun potere prevalente, nemmeno uno dei due rami del parlamento che, nononostante fossero organo collegiale, comunque rappresentavano elettorati diversi.

Tantomeno si è voluto attribuire un minimo potere in capo a figure uniche o a composizione ridotta, come il presidente del consiglio e il suo Governo, che in Italia, a differenza di altri paesi, contano come il due di picche.

E’ chiaro, però, che così si è sacrificata l’efficienza.

Non volendo toccare la riforma i poteri del PdC e del Governo, che avrebbe attirato ancor più gli strali contro Renzi, come accadde per B., si è solo semplificato il procedimento legislativo, per evitare almeno la navetta parlamentare e stabilendo poi che il Governo (v. nuovo u.c. art. 72)  possa chiedere che “un disegno di legge indicato come essenziale per l’attuazione del programma di governo” sia esaminato prioritariamente e deciso in merito dalla Camera entro 60 gg..

Si poteva fare di meglio? Forse sì. Quello sempre. Ma non certo seguendo le obiezioni portate oggi dal NO

(segue)

06 ottobre
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Sul referendum costituzionale: le modifiche aumentano i poteri del premier? (segue…)

La prima critica mossa alla riforma è che aumentano i poteri del Presidente del Consiglio.

FALSO: la parte della costituzione relativa ai poteri del Presidente del Consiglio non è toccata. Il Presidente del Consiglio anche dopo la riforma continuerà avere gli stessi poteri previsti dall’art. 95, che non è toccato dalla riforma, e, cioè, praticamente nessuno, solo poteri c.d. di “personal suasion”: non nomina i ministri, non li può revocare, non ha nessun controllo del parlamento. Niente di niente. Ne ora, ne domani, se passa la riforma.

La tesi di chi osteggia il referendum, portata avanti da Travaglio e sposata anche da Zagrebelsky (v. puntata di Mentana sotto, intorno al minuto 19) è che la riforma va letta assieme alla legge elettorale, perché le costituzioni vanno lette nel contesto (?!).

Ora, a prescindere da ogni considerazione sulla legge elettorale, resta il fatto che giudicare l’impostazione di una riforma costituzionale, perché letta, come si dice, “in combinato disposto” con una legge ordinaria (perché di fatto la legge elettorale è una legge ordinaria) e che peraltro in Italia dura, come si dice a Livorno, quanto un gatto sull’Aurelia, mi pare una boiata pazzesca.

Stiamo o non stiamo discutendo se confermare o meno una riforma della costituzionale destinata a durare, in teoria, a tempo indeterminato (la precedente riforma è del 2001, quella del Titolo V, ad opera della sola sinistra – ma si vede che allora, siccome l’aveva voluta D’Alema si poteva ;-) ). E allora perché dobbiamo giudicarla in base ad altra legge contingente, peraltro non ancora in vigore e che con buona probabilità non rimarrà o, comunque, potrà essere cambiata senza alcuna procedura rafforzata come una qualsiasi legge ordinaria?

In ogni caso, la prova che questa critica si basi su di un ragionamento assurdo è data dallo stesso Zag. (v. il filmato intorno al minuto 30) perché per sostenerla è costretto a dire che una legge elettorale non serve a individuare una forza politica che deve governare (?!), come se ogni governo debba essere costretto dalla legge elettorale a non aver i numeri per governare se non accorpando come è stato fino a oggi le forze politiche più disparate, istituzionalizzando così il governo per “compromesso”, grazie al quale non esistono scelte nette (giuste o sbagliate) su cui gli elettori possono giudicare alle elezioni successive, ma solo scelte di compromesso (sbagliate a prescindere).

Perché sia chiaro: per il me il proporzionale puro è come la corazzata Potemkin: una cagata pazzesca. Perché ha accentuato la parcellizzazione dei partiti, per ottenere l’accesso a finanziamenti pubblici, comportando la creazione di micropoteri che hanno paralizzato il paese, con l’assurdo risultato che non decideva la maggioranza ma il partito minore, “ago della bilancia”.

P.S. aggiungo, che Quagliarello ha contestato la riforma per ragioni opposte, perché il premier ha pochi poteri (giuro!!). Cito testualmente “si sarebbe dovuto disegnare un nuovo equilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo, rafforzando il ruolo e le prerogative del capo del governo” (l’intervento del 29 agosto è su Huffpost), apprezzando sul punto la riforma proposta da Berlusconi (e bocciata dal referendum del 2006), per la quale invece, a suo tempo, tutti si tracciarono le vesti perché dava al premier il potere di sciogliere le camere.

Insomma, la riforma di B. non andava bene perché dava troppi poteri al premier; quella di R. non va bene perché non dà poteri al premier, ma li darebbe in base alla legge elettorale (non in base alla riforma costituzionale ;-) ), e allora non va di nuovo bene. Siamo alle solite: malattia da “benaltrismo”, cioè sarebbero ben altre le riforme da approvare. L’importante è che non siano mai quelle proposte oggi. E così si va avanti all’infinito, alla ricerca di un chimerica “propostissima” di cui nessuno è nemmeno in grado di definirne il contenuto.

(segue)

30 luglio
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Le belle parole di Manconi: la differenza fra giustizialismo e giustizia.

La migliore risposta alla bieca deriva giustizialista e forcaiola, tanto cara ai giornalisti de “Il fatto”, che in questi giorni intasa i social: grazie Senatore Manconi, l’Italia sarebbe un paese migliore se tutti fossero come lei!

 

21 luglio
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“Buttare il termometro non è il modo migliore per far passare la febbre”

Oggi Massimo Russo su La Stampa da qualche numero.

Il governo, anziché prendere atto delle diversità fra scuole e università, abolendo il valore legale del titolo di studio e consentendo incentivi ai virtuosi, fa lo struzzo, in una gara al ribasso deleteria per il Paese.

In questo modo è chiaro che i migliori continueranno ad andarsene e che la PA, priva di un potere di scelta, continuerà a essere rifugio dei peggiori: scartati dal mondo e scartati dal privato.

Come possa tutto questo risollevare l’Italia, sinceramente, mi è oscuro.

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09 giugno
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Sciopero (a pancia piena)

Nemmeno le palle di un vero sciopero della fame: ora si va di “digiuno simbolico” “a staffetta”.

l’Italia dei compromessi

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02 giugno
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Appunto!

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02 giugno
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06 maggio
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Questi sono scemi completi!

Oggi sui giornali

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05 maggio
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Ei fu!

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19 marzo
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Due pesi e due misure

Tutti questi soloni dell’ultim’ora, pronti a stracciarsi le vesti alle prime inchieste, farebbero meglio a tacere e a riflettere su quanto convenga loro affrontare la questione morale

05 marzo
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Il re è nudo (e lei “non ha l’età”)

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Antonella Manzione

Finalmente qualcuno che ha il coraggio di mettere nero su bianco una verità nota a tutti gli operatori del settore: c’è stato un netto crollo della qualità delle leggi, dovuto al fatto che il nuovo capetto ama circondarsi di soli yes-man che, in quanto tali, se ne deve presupporre, quanto meno, la acritica fedeltà, se non addirittura l’incompetenza.

La nostra ex vigilessa pare essere della seconda categoria e ben messa in quanto a fratello. La protervia con cui ci viene imposta è una delle maggiori colpe che riconosco all’uomo.

Il tentativo ultimo di farla Giudice del Consiglio di Stato, senza nemmeno rendersi conto che non aveva i requisiti anagrafici (per non parlare della competenza) è sintomatico di quanto si tenga conto delle “regole” da quelle parti.

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23 aprile
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Ciuffo for president!

A volte basta così poco per stracciare il velo dell’ipocrisia.

E’ sufficiente dire che il re è nudo, che subito appare tutto chiaro.

Basta avere gli occhi e voglia di ragionare con la propria testa.

Per fortuna c’è ancora chi lo fa e che ci ricorda di farlo.

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25 febbraio
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La giustizia amministrativa (parlandone seriamente)

Riporto la sintesi dell’intervento del Presidente della neonata Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti, Umberto Fantigrossi a una Tavola Rotonda di ieri a Firenze, mentre giungeva l’eco della furia iconoclastica del nuovo governo.

«La nascita dell’unione nazionale degli avvocati specialisti in diritto amministrativo coincide con un momento particolare del dibattito politico ed istituzionale nel nostro paese nell’ambito del quale si sono recentemente registrati reiterati attacchi alla giustizia amministrativa. In nome della semplificazione si invoca da più parti la stessa abolizione di istituti fondamentali del nostro processo, come la tutela cautelare, e si arriva ad auspicare il forte ridimensionamento delle competenze dei TAR e del Consiglio di Stato. A ben guardare questo fuoco incrociato viene da due diverse angolazioni. Acuendo ancora lo sguardo non è difficile capire che c’è anche un forse inconsapevole “fuoco amico”. Quanto alla prima delle due angolazioni, quella da cui arrivano le cannonate più forti, si tratta della storica avversione di chi detiene il potere o di chi lo sta conquistando per ogni forma di controllo o peggio di annullamento delle proprie decisioni. Il “sovrano” anche dopo due secoli di vita dello Stato di diritto vorrebbe tornare ad essere legibus solutus e come tale allo stesso modo sottratto al sindacato giurisdizionale. Non credo infatti a che il vero obiettivo di questo attacco sia il passaggio di questo tipo di contenzioso al giudice ordinario – passaggio che non farebbe che aggravare le pessime condizioni della giustizia civile – ma piuttosto sottrarre ancor più ambiti dell’azione amministrativa al controllo dei giudice. Al riguardo non c’è molto da dire se non auspicare che siano i cittadini-elettori a esercitare meglio il proprio potere di scelta degli eletti orientando il proprio voto su coloro che almeno nelle intenzioni risultino più affidabili quanto a rispetto dei principi della costituzione e dell’Unione europea. Quanto al secondo fronte, si tratta del mondo della comunicazione. Qui dobbiamo registrare una scarsissima conoscenza della realtà della giustizia amministrativa che obiettivamente non gode di “buona stampa”. Su questo fronte l’Unione dovrà mettere in cantiere efficaci interventi, anche formativi, perché non si leggano più, anche su quotidiani a diffusione nazionale, madornali strafalcioni sulla realtà del processo amministrativo, sulle sue funzioni e sui limiti del relativo sindacato. Il terzo fronte, quello più delicato, e’ quello interno, rappresentato da una tendenza, ancora molto forte, a difendere il sistema così come si è consolidato e a non voler cogliere le imprescindibili esigenze di cambiamento. Penso in particolare ai temi dell’accessibilità alla giustizia, anche sotto il profilo economico, dell’eccessivo accentramento territoriale delle competenze, dell’ancora embrionale informatizzazione. Sono queste le sfide sulle quali gli avvocati si offrono per un confronto ed una positiva collaborazione con la magistratura amministrativa, consapevoli che solo uscendo da una logica di parte e mettendosi dalla parte del sistema si possono determinare riforme davvero incisive come quello di cui il paese ha bisogno estremo.»