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Blog di Antonio Stancanelli

06 ottobre
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Sul referendum costituzionale: le modifiche aumentano i poteri del premier? (segue…)

La prima critica mossa alla riforma è che aumentano i poteri del Presidente del Consiglio.

FALSO: la parte della costituzione relativa ai poteri del Presidente del Consiglio non è toccata. Il Presidente del Consiglio anche dopo la riforma continuerà avere gli stessi poteri previsti dall’art. 95, che non è toccato dalla riforma, e, cioè, praticamente nessuno, solo poteri c.d. di “personal suasion”: non nomina i ministri, non li può revocare, non ha nessun controllo del parlamento. Niente di niente. Ne ora, ne domani, se passa la riforma.

La tesi di chi osteggia il referendum, portata avanti da Travaglio e sposata anche da Zagrebelsky (v. puntata di Mentana sotto, intorno al minuto 19) è che la riforma va letta assieme alla legge elettorale, perché le costituzioni vanno lette nel contesto (?!).

Ora, a prescindere da ogni considerazione sulla legge elettorale, resta il fatto che giudicare l’impostazione di una riforma costituzionale, perché letta, come si dice, “in combinato disposto” con una legge ordinaria (perché di fatto la legge elettorale è una legge ordinaria) e che peraltro in Italia dura, come si dice a Livorno, quanto un gatto sull’Aurelia, mi pare una boiata pazzesca.

Stiamo o non stiamo discutendo se confermare o meno una riforma della costituzionale destinata a durare, in teoria, a tempo indeterminato (la precedente riforma è del 2001, quella del Titolo V, ad opera della sola sinistra – ma si vede che allora, siccome l’aveva voluta D’Alema si poteva ;-) ). E allora perché dobbiamo giudicarla in base ad altra legge contingente, peraltro non ancora in vigore e che con buona probabilità non rimarrà o, comunque, potrà essere cambiata senza alcuna procedura rafforzata come una qualsiasi legge ordinaria?

In ogni caso, la prova che questa critica si basi su di un ragionamento assurdo è data dallo stesso Zag. (v. il filmato intorno al minuto 30) perché per sostenerla è costretto a dire che una legge elettorale non serve a individuare una forza politica che deve governare (?!), come se ogni governo debba essere costretto dalla legge elettorale a non aver i numeri per governare se non accorpando come è stato fino a oggi le forze politiche più disparate, istituzionalizzando così il governo per “compromesso”, grazie al quale non esistono scelte nette (giuste o sbagliate) su cui gli elettori possono giudicare alle elezioni successive, ma solo scelte di compromesso (sbagliate a prescindere).

Perché sia chiaro: per il me il proporzionale puro è come la corazzata Potemkin: una cagata pazzesca. Perché ha accentuato la parcellizzazione dei partiti, per ottenere l’accesso a finanziamenti pubblici, comportando la creazione di micropoteri che hanno paralizzato il paese, con l’assurdo risultato che non decideva la maggioranza ma il partito minore, “ago della bilancia”.

P.S. aggiungo, che Quagliarello ha contestato la riforma per ragioni opposte, perché il premier ha pochi poteri (giuro!!). Cito testualmente “si sarebbe dovuto disegnare un nuovo equilibrio tra potere esecutivo e potere legislativo, rafforzando il ruolo e le prerogative del capo del governo” (l’intervento del 29 agosto è su Huffpost), apprezzando sul punto la riforma proposta da Berlusconi (e bocciata dal referendum del 2006), per la quale invece, a suo tempo, tutti si tracciarono le vesti perché dava al premier il potere di sciogliere le camere.

Insomma, la riforma di B. non andava bene perché dava troppi poteri al premier; quella di R. non va bene perché non dà poteri al premier, ma li darebbe in base alla legge elettorale (non in base alla riforma costituzionale ;-) ), e allora non va di nuovo bene. Siamo alle solite: malattia da “benaltrismo”, cioè sarebbero ben altre le riforme da approvare. L’importante è che non siano mai quelle proposte oggi. E così si va avanti all’infinito, alla ricerca di un chimerica “propostissima” di cui nessuno è nemmeno in grado di definirne il contenuto.

(segue)

 
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