Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

Archive for gennaio, 2014

25 gennaio
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Un grande!

Questo accadeva ieri, 30 anni fa, e il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

Ora ripensate a cosa eravate 30 a fa e ditemi se questo non era un genio, anche solo per come sapeva organizzare le presentazioni.

Io, il primo l’ho comprato due anni dopo, e da allora non mi sono mai separato da un mac e devo dire che, specie in passato, quando la distanza era siderale, amavo lavorare e baloccarmi con il mio mac sapendo che gli altri, nel frattempo, aspettavano pazientemente che il loro PC si accendesse, o cercavano di venire a capo di una rete, di installare una periferica, di difendersi dai virus, o di trovare il nome per il loro file che rientrasse nel vincolo delle 8 lettere ;-)

25 gennaio
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Sono un foruncolo!

Un omaggio a un grande, che ieri avrebbe compiuto 65 anni, che ha bruciato le tappe della vita, lasciandoci a 33 anni, con dei ricordi indelebili:

« I miei personaggi dicono che va bene essere incasinati. La gente non deve necessariamente essere perfetta. Non deve essere intelligentissima. Non deve seguire le regole. Può divertirsi. La maggior parte dei film di oggi fa sentire la gente inadeguata. Io no »

23 gennaio
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nutrimento per l’anima

23 gennaio
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Il Cavaliere Nero

E’ da ieri che mi assilla.

Da quando su Spinoza è uscito quel fantastico “Direzione Pd, Renzi chiarisce la sua posizione: “Non mi dovete rompere il cazzo””.

Non mi esce dalla testa.

Così lo pubblico. Cercando di liberarmene (convinto, peraltro, che il paragone lo lusinghi).

20 gennaio
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Dalle stelle alle stalle

Berlusconi-e-Renzi

© formiche.net

Sinceramente non comprendo tutta questa levata di scudi contro Renzi per l’incontro con B., specie da parte di chi lo aveva osannato fino a pochi minuti prima quale “salvatore della patria”.

R. l’ha sempre detto che voleva superare la demonizzazione di B. per trovare una soluzione all’empasse in cui si è venuto a trovare l’Italia. Non  mi sembra una novità dell’ultim’ora. Anzi, dovrebbe essere apprezzata la coerenza di chi, una volta giunto a furor di popolo a una posizione di vertice nazionale, si muova per attuare ciò che aveva promesso.

Sapete che non amo R., né, tantomeno B., però dovreste sapere anche che, da tecnico, ho sempre disprezzato la strada della scorciatoia giudiziaria del pd (per l’ultima mia in merito, leggete qui).

D’altra parte, mi sembra che fino a oggi quella strada non abbia portato a molto, se non alla creazione di un martire, che, anche grazie alle aggressioni continue, ha potuto governare il Paese per vent’anni. Garantendo, per di più, la speculare impunità di una certa sinistra (vedi questo).

Ha buon gioco, poi, R. a zittire i mugugni di chi si straccia le vesti per un incontro con B. dimentico di averci fatto pochi mesi prima un governo assieme (sic!).

Per cui, vi prego: un po’ di serietà!

13 gennaio
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Separazione dei poteri: come tutto ebbe inizio

craxi-hotel-raphaelAndando alla ricerca dell’origine dell’attuale presa di campo della magistratura rispetto ai poteri esecutivo e legislativo, sono giunto alla convinzione che, se non l’inizio, certamente, l’inizio della fine è rappresentato dalla riforma dell’art. 68 della Costituzione, disposta dalla L. 3 del 29 ottobre 1993.

Come molti ricorderanno, a questa riforma si era giunti dopo aver montato l’opinione pubblica – operazione culminata con lo storico lancio di monetine del 30 aprile 1993 - facendole credere che l’unico modo per moralizzare la politica fosse quello di intervenire a gamba tesa sulla delicata architettura di pesi e contrappesi della Costituzione, privando uno dei tre poteri di parte delle proprie prerogative a garanzia della sua indipendenza rispetto al potere giudiziario, rappresentato dall’istituto della c.d. autorizzazione a procedere.

Se la politica non era in grado di moralizzarsi da sola, allora bisognava lasciare campo libero al “potere supplente”, rappresentato dalla magistratura.

Sugli altari di una finta pulizia delle mani fu così immolata la libertà e autonomia del potere legislativo eliminando l’obbligo della magistratura di chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza prima di procedere a sottoporre a indagine membri del Parlamento.

I magistrati, così, indipendenti e inattaccabili, perché sottoposti – giustamente – al solo organo di autogoverno del CSM, sono stati messi nelle condizioni di indagare liberamente titolari di altro potere, teoricamente separato, senza alcun controllo iniziale.

Le successive cronache, fino ai nostri giorni credo rappresentino la migliore dimostrazione della follia di un simile sistema: per i vent’anni successivi l’Italia, anziché preoccuparsi di varare le riforme di cui avrebbe e ha ancora oggi drammaticamente bisogno, è rimasta inchiodata sullo scontro fra B. e la Procura di Milano, che, nei fatti, non si è occupata d’altro.

Con questo, lungi da me difendere o accusare l’operato dell’uno o dell’altro. Credo conveniate, però, con me che questo sistema non ha certo giovato al paese.

Anche perché i supplenti, nel corso del tempo hanno voluto diventare titolari, sia saltando la barricata (da Di Pietro in poi), sia rifiutando qualsiasi forma di controllo sul loro operato (v. alla voce, separazione di carriere e intercettazioni).

10 gennaio
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Separazione dei poteri e quella follia del “ruolo di supplenza” della magistratura

f1.highresToute Société dans laquelle la garantie des Droits n’est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n’a point de Constitution.” (Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione - fonte)

Così recita l’articolo XVI della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen.

Eravamo nel 1789.

Oggi, nel 2013, procedendo come gamberi, con la colpevole complicità della sinistra più bieca, dimentichi di questo fondamentale principio c.d. della “separazione dei poteri”, siamo riusciti a creare un sistema per cui esiste un solo potere, quello giudiziario – e, in particolar modo, quello inquirente – totalmente privo di controllo, che pretende di esercitare anche quello politico e quello esecutivo (oggi diremmo meglio, “amministrativo”).

Se vogliamo tornare a essere un paese normale, credibile e in cui vale la pena vivere e investire, lo dobbiamo dire a gran voce, senza (si spera) solo per questo poter essere più accusati di essere Berlusconiani.

Nei prossimi giorni, se avete voglia di seguirmi, cercherò di ricostruire come ci siamo arrivati e, nei limiti del possibile – senza, cioè, rischiare querele o violare segreti professionali – dare prova di questa denuncia.