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Blog di Antonio Stancanelli

14 agosto
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Vogliamo cambiare? cominciamo da qui, diamo spazio alle Gabrielle di Italia

Gabrielle Turnquest (© The Guardian)

Il Corriere ha riportato la notizia di quella ragazza che in Inghilterra ha ottenuto la “call to the bar“, equivalente alla nostra abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, all’età di 18 anni; quando normalmente a tale risultato si giunge intorno ai 27 anni!

Mi sono divertito, così, ad andare a cercare quali potessero essere stati i fattori ambientali – oltre alle evidenti particolari capacità della ragazza e a una sua disciplina ferrea – che le abbiano consentito il raggiungimento di un così fantastico risultato.

Dalla sua storia personale mi pare di aver individuato due elementi fondamentali.

Il primo, è che la ragazza, di origine statunitense, nel corso della sua vita è stata costretta più volte a trasferirsi, seguendo la famiglia non solo in città ma addirittura in Stati diversi.

Questo, evidentemente, l’ha obbligata a sviluppare una forte capacità di gestione del cambiamento. Su questo ho già scritto e sapete come la penso: in tutto il mondo animale il cambiamento è la base della vita, solo gli uomini pensano (erroneamente) che la salvezza possa passare attraverso la conservazione dello status quo.

L’altro elemento fondamentale è che la ragazza ha potuto avvalersi di un sistema scolastico, come quello anglosassone, basato sul merito e sulla coltivazione delle eccellenze.

Anche questo è un altro mio pallino fisso, che ho già affrontato in un precedente post: non ci sarà possibilità di progresso per questo paese fino a quando non ci libereremo di quella sciagurata impostazione – di cui, ahimè, è responsabile la sinistra – secondo cui la scuola deve garantire il livellamento degli studenti, per evitare discriminazioni.

Nella realtà, infatti, è vero l’esatto contrario. Per evitare discriminazioni occorre trattare in maniera uguale situazioni uguali, ma anche differentemente situazioni diverse.

Un esempio per tutti. Una mia amica scozzese mi ha raccontato che nella classe elementare di sua figlia in Inghilterra i bambini sono divisi in due gruppi, in base alle loro capacità. La divisione è effettuata dall’insegnante all’insaputa dei genitori, che non sanno in che gruppo il loro figlio è stato inserito. I gruppi sono valutati su criteri diversi durante l’anno e differenziati anche quanto a compiti a casa. In questo modo, il gruppo dei migliori, non è costretto ad annoiarsi nell’attesa che i meno bravi li raggiungano; quello dei meno gravi, non è abbandonato a se stesso solo perché non in grado di reggere il passo dei migliori.

In Italia no: i migliori vengono trattenuti per la maglia, fino a quando, annoiati, non si danno per vinti.

Se vogliamo cambiare qualcosa, cominciamo da qui: non lasciamo che le nostre Gabrielle debbano fuggire all’estero per essere apprezzate, diamo spazio al merito. Abituiamo poi le nuove generazioni a gestire il cambiamento, anche, perché no, incentivando la frequentazione di scuole/corsi/università lontano da casa, con qualche anno all’estero e stage formativi presso realtà operanti nel settore.

Lo so, non sarà facile, ma da qualche parte occorrerà pure cominciare.

 
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