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Blog di Antonio Stancanelli

11 ottobre
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Firenze/Marchionne: un’altra lettura

Come avrete saputo, Marchionne ha attaccato Renzi e per farlo ha coinvolto anche Firenze.

La notizia è subito rimbalzata in rete, scatenando l’indignazione dei fiorentini che si sono sentiti in dovere di replicare rispondendo a tono.

Lasciando da parte per un momento il nostro Sindaco, vi sottopongo questa provocazione: siamo certi che Marchionne, nella sua ottica non abbia ragione?

Per tutto ciò che ha fatto fino a oggi, è chiaro che Marchionne ha un solo Dio: “il Mercato”. Dio che adora su scala internazionale – proprio come tutti i suoi adepti – per compiere le scelte che ritiene più convenienti per la sua azienda, senza preoccuparsi delle ricadute che queste avranno sul proprio paese.

E’ altrettanto chiaro che un simile comportamento si presta a una facile accusa di scarsa memoria – e, di conseguenza, di ingratitudine – perché apparentemente immemore degli sforzi che in passato questo paese ha fatto per “dopare” la sua stessa azienda, dandogli così la possibilità di muoversi in quello stesso mercato in una posizione di ingiustificato vantaggio.       

Ciò detto, siamo certi che guardando Firenze da un punto di vista strettamente economico non si debba giungere alle stesse conclusioni di Marchionne?

A che abita e vive Firenze chiedo: vi sentireste di dire, in tutta serenità, che OGGI Firenze non sia una “piccola e povera città”?

Non siamo forse, nell’era del merito e delle competizioni internazionali, una città talmente ingessata da familismi e corporativismi, al punto da scoraggiare gli investimenti internazionali nel settore produttivo?

Per me questa città e ferma almeno da un secolo, chiusa in se stessa, in un miope campanilismo e immobilismo della conservazione, che, di fatto, al massimo l’ha portata ad essere la “Gardaland” del mediterraneo, che vive sfruttando un turismo sempre più mordi e fuggi, che, alla fine dei salmi, fa più danni che benefici.

Prova ne è che anche tutti gli indignati in rete – non ultimo anche il nostro primo cittadino – per smentire le affermazioni di Marchionne hanno dovuto far ricorso ai fasti del passato. Come se di fronte a un offesa sulle proprie qualità personali fosse consentito rispondere facendo richiamo alla diversa levatura dei propri avi. Della serie: “io scemo? ma se i miei trisavoli – perché di quelli, a tutto concedere si parla – erano dei geni!”

Così, pensateci bene: in tutta coscienza, siete veramente in grado di riconoscere a questa città meriti che, al massimo, non siano attribuibili a personaggi vissuti nei primi del ’900, quando a Firenze si girava con il calesse e i viali di Poggi erano ancora una grande infrastruttura capace di portare la città al pari delle altre capitali europee?

Nel frattempo, il mondo è andato avanti, e noi?

Provate a farvi un giro per le grandi città europee e poi tornate a Firenze (molto spesso costretti ad atterrare a Pisa e non all’aeroporto di Topolinia) e ditemi se questa non è una “piccola povera città”, in cui manca una rete di trasporti degna di chiamarsi tale, per cui quando piove è paralisi; che è rimasta esclusa anche dai grandi circuiti internazionali della cultura, al punto che l’outlet The Mall ha più visitatori degli Uffizi (anche perché è solo 30 anni che stiamo cercando di realizzarne l’uscita sul retro); in cui non esiste più un sistema produttivo degno di chiamarsi tale.

Così, invece di strapparsi le vesti evocando Dante e compagnia bella, perché non pensiamo a rimboccarci le maniche e fare di questa città un posto in cui i nostri figli, se lo vorranno, potranno ancora vivere, senza doversi sentire cittadini del medioevo in un mondo che, invece, vive nel presente e guarda al futuro? 

 
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