Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

04 ottobre
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Merito e non meritocrazia (Dio ci sei?)

La prova che Dio non esiste è data in questi giorni dal fatto che consenta a membri del Pd di parlare impunemente di “merito”.

Se esistesse un Dio, infatti, chiunque del Pd usasse simile termine dovrebbe essere fulminato all’istante dalla giustizia divina.

Mi spiego meglio.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato la sinistra italiana da sempre e che me l’ha fatta ritenere odiosa, pur ritenendomi di sinistra o, meglio, liberale è stata la battaglia sulla “meritocrazia”: il merito, per la sinistra, ha sempre avuto un’accezione negativa, quasi come se essere bravi dovesse essere una colpa.

Il concetto di eguaglianza espresso dalla sinistra italiana, è sempre stato esattamente l’opposto di quello previsto dalla costituzione: invece di trattare in maniera diversa le persone diverse e in maniera eguale le persone eguali, bisognava trattare tutti allo stesso modo.

Non sta a me ricordavi cosa questo ha prodotto nei settori tradizionalmente gestiti dalla sinistra.
Basti pensare alle università, alle scuole, al pubblico impiego, alla sanità e, perfino, alla magistratura: per trattare tutti allo stesso modo, sono stati vietati controlli sul merito, sulla produttività, se non addirittura, i controlli stessi, fino alle assurde lotte sindacali per cui gli incentivi sulla produttività dovevano essere dati a tutti i dipendenti, perché, altrimenti, sarebbero stati discriminanti (come se non fosse proprio quella la funzione di tali incentivi: discriminare i lavoratori dai nulla facenti).

Il risultato: una corsa al ribasso, che ha portato questo paese nello stato in cui oggi si trova.

Per meglio comprendere l’autolesionismo di una simile teoria, è come se una squadra ciclistica pensasse di vincere una gara, anziché facendo scattare in volata il più bravo e sostenendolo con il gruppo, facendo tenere al gruppo per la maglia chi volesse andare in fuga.

Così, a poco a poco, siamo diventati un paese di gregari, con i migliori in fuga, sì, ma all’estero.

Ma soprattutto, senza più nessuno disposto a correre in questo paese.

Perché il problema dei cervelli non è la fuga all’estero di alcuni, perché è sempre esistito ed esisterà sempre di più la mobilità fra Stati, verso il luogo di “eccellenza” del proprio sapere. Il problema è rappresentato dal “saldo” degli spostamenti: da noi è negativo, perché, salvo rarissime eccezioni, non esiste più nessuno che viva all’estero disposto a lavorare in Italia, sia pure nei nostri settori di eccellenza, perché non si riesce a tollerare un sistema che non premia il merito, e che, addirittura, molto spesso, ritiene il merito una colpa.

Quindi, se Dio esisti, ora o mai più: batti un colpo!

 
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