Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

08 agosto
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Essere o non essere (II parte)

Nel libro di Legrenzi  è accennato un altro aspetto interessante.

Come ho scritto ieri, secondo Ligrenzi, per compiere la scelta giusta si può utilizzare (ma non in maniera rigorosa e matematica) i principi economici dei “costi-opportunità” e costi sommersi, valutando i pro e i contro di ogni possibile strada.

Ma come si fa a essere certi di aver individuato tutte le possibili alternative e tutti i pro e contro di ognuna di esse?.

Per l’autore bisogna stare attenti a non farsi fregare da quello che chiama “focusing effect” (effetto di focalizzazione, in italiano anche se nella traduzione l’espressione perde un po’).

Il concetto è spiegato attraverso un esempio:

“Poniamo che una vostra amica, mentre state programmando una serata insieme, vi dica: «Andiamo al cinema oppure no?». Che cosa vi verrà in mente di domandarle per decidere come passare la serata? Vi verrà spontaneo chiedere informazioni sul tipo di film, sui protagonisti, sul regista, sugli orari dei cinema, e così via. Quello che si potrebbe fare in alternativa, quello che sta dietro il dubbio espresso da “oppure no”, viene approfondito in seguito: solo quando si scopre che non c’è nessun film che ci piacerebbe vedere. Se siamo insoddisfatti da quanto ci offre la proposta “cinema”, incominciamo a esplorare altri eventuali modi piacevoli di trascorrere la serata.

Tutto ciò può sembrare ovvio. Eppure è altrettanto ovvia l’obiezione che, procedendo in tal modo, vi potete perdere qualcosa. Vi può capitare che giudichiate esaustiva e soddisfacente la ricerca delle informazioni, e decidiate così di andare al cinema. Senza saperlo eliminate a priori, magari sbadatamente, modi diversi di passare la serata. E allora a che cosa serviva, nella domanda iniziale, quell’«oppure no?». Bastava domandare: «Che cosa c’è al cinema?».

Se conoscete la P.N.L – aprire quella porta significa entrare su un mondo fantastico, che, se non lo avete mai fatto, vi consiglio di esplorare – sapete che il “focus”, cioè dove poniamo attenzione nel ragionamento e nelle azioni, condiziona il nostro modo di pensare e di agire. Questo è stabilito, comunque e costantemente, anche in assenza di un atto volontario, dal nostro inconscio attraverso un continuo dialogo interiore, basato su domande che ci poniamo mentalmente (e a cui ci rispondiamo).

Bene. Sempre secondo la P.N.L. esistono modi corretti e modi sbagliati di porsi simili domande, perché certe domande hanno insita la risposta, per cui, imparare a controllarle, consente di forzare il nostri ragionamento su domande chiamate “potenzianti”,  che generano risposte positive, eliminando quelle “depotenzianti”, che non ci aiutano.

L’esempio di Legrenzi è neutro, rispetto a questo concetto, ma rende bene l’idea.

E’ chiaro a tutti che la domanda “andiamo al cinema oppure no?” è diversa da quella “che facciamo stasera?”, in cui non è data preferenza ad una specifica attività, oppure ad un: “usciamo stasera o no”, in cui, per la stessa ragione illustrata sopra, è data la priorità all’uscire.

Così, chi conosce la P.N.L. è in grado così di orientare se stesso, e gli altri, solo ponendosi le domande giuste.

Di fronte a un problema, è, infatti, chiaramente diverso pensare “come faccio a risolverlo”, piuttosto che “ma perché tutti i problemi capitano a me”.

 (to be continued…)

 
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