Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

24 novembre
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Lo stato della giustizia: basterebbe poco (premessa)

Ho iniziato a scrivere questo post mentre stavo aspettando sulla panca di essere ricevuto da un Giudice del Tribunale di Firenze per un’udienza.
Non è il giudice con cui la causa è iniziata. Siamo già al terzo, e la causa è iniziata nel 2008. In realtà questo non è un vero giudice, è un “non togato”, un G.O.T, un giudice onorario, “prestato” alla giustizia, senza, cioè, che sia dipendente del Ministero, avendo fatto un concorso per occupare quel posto.

Come era presumibile, quindi, anche a questo giro, non è successo niente: abbiamo preferito fare un ennesimo rinvio nell’attesa che la causa sia assegnata a un nuovo giudice, visto che il “non giudice” presente in udienza non aveva piena cognizione della causa, “passava di lì” e così non aveva nemmeno interesse a occuparsi di qualcosa che avrebbero deciso altri, più avanti.
L’udienza era per le 10. Siamo entrati, però, alle le 10 e 45, perché, non so per quale motivo, il GOT era in ritardo sul calendario. Ma oramai siamo abituati anche a questo e soli 45 minuti di ritardo ci paiono niente

Con la collega della Provincia, così, tanto per cambiare, finiamo a parlare dei malfunzionamenti della giustizia (a noi ben noti, come addetti ai lavori).

Sempre per essere propositivi – a parlar male sono bravi tutti -, proviamo a pensare a qualche soluzione, ben coscienti di non essere né i primi, né gli l’ultimi e, probabilmente, i meno qualificati, che si occupano dell’argomento.

L’idea è quella di pensare ad una soluzione “a costi zero”, perché, come ormai pare ovvio a tutti, quattrini non ce ne sono più e senza bisogno di una ennesima riforma del codice.
Guardandomi intorno, vedo, infatti, realtà che, a parità di risorse, funzionano, o comunque, funzionano meglio di altre.

Nel nostro paese, infatti, stando ai dati statistici (al volo, sulla panca, ho trovato questi) ci sono Tribunali in cui un processo dura in media 358 giorni, e altri in cui, invece, si passa il migliaio. E non pare un problema legato solo alle differenze Nord-Sud, se Bologna è quasi a pari di Bari (1.046 gg, a fronte di 1.276, un’infinità!).

Secondo quell’articolo de La voce di quattro anni fa, scritto da autorevoli personaggi, a Torino si è riuscito a ridurre del 33% l’arretrato, semplicemente organizzandosi meglio.

Non credo, infatti, che la strada corretta sia quella fino ad oggi perseguita di creare (solo) sbarramenti all’accesso alla giustizia, specie quando lo sbarramento è rappresentato dal prezzo da pagare per adire il giudice. Non fosse altro perché un simile modo di procedere è fonte di disparità di trattamento, e rappresenti un’ingiustificata limitazione del diritto di difesa e, come tale, incostituzionale

Per coloro che non sono del mestiere segnalo che, grazie alle recenti modifiche legislative, per presentare un ricorso al TAR occorre sborsare allo stato un contributo unificato (che ha sostituito la vecchia carta bollata) fisso, indipendente cioè dal valore della controversia, che va da 600€, a 1.5000€ (per le espropriazioni), fino ai 4.000€ (per gli appalti). Non solo, questi importi vanno pagati ogni volta che viene cambiata la domanda, tipo, ad esempio, per impugnare tutti i provvedimenti successivi dello stesso procedimento.

Così, ad esempio, per un esproprio si può tranquillamente arrivare a pagare al solo Stato 6 /9.000 €, o, per un appalto, 8/12.000. E questo, ripeto, indipendentemente dal fatto che via abbiano espropriato solo un piccolo pezzetto di terra o mezza Toscana, o che abbiate fornito 12 pacchetti di fazzoletti di carta a una mensa scolastica, piuttosto che vogliate ottenere i lavori per la costruzione di un tronco autostradale.
Se questo non è incostituzionale…. (segue)

 
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