Partecipazione

Blog di Antonio Stancanelli

25 gennaio
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23 gennaio
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Note fuori dal coro a margine della protesta anti-Trump

Trump, la sua immagine del profilo Twitter

Trump, la sua immagine del profilo Twitter

Va detto che siamo un popolo democratico in maniera singolare.

In genere, pur dando per presupposte, in teoria, le regole democratiche, nella pratica ci riserviamo il diritto di criticarne l’esito, non appena il risultato non ci aggrada.

In questo, l’esempio di Trump è sintomatico.

Anch’io sono fra quelli che lo ritiene un Presidente poco adatto, non diversamente da quelli prodotti dalla famiglia Bush, per rimanere su quelli più recenti.

Fossi stato cittadino USA è chiaro che non lo avrei votato.

Trovo, però, singolare la protesta di chi non l’ha votato, ammesso che non riesca a dimostrare l’esistenza dei sempre vagheggiati “brogli”.

Non comprendo, infatti, chi conteggia i voti per dire che, tutti sommati, quelli di Hillary sono stati molto di più. Così ha sempre funzionato nel sistema elettorale americano, in cui i voti dei singoli collegi contrari al candidato risultato vincitore, nella sostanza, ai fini dell’elezione del Presidente, risultano del tutto inutili: chi vince il collegio, vince tutto.

Non si ritiene giusta questa regola? La si cambi. Ma con queste regole, mi pare privo di senso “combattere” il risultato. Più precisamente, mi pare un ragionamento anti-democratico e rischioso far saltare il tavolo perché si è perso. Delegittimare il vincitore,  giustifica il disprezzo delle regole. Particolarmente pericoloso di questi tempi.

La risposta di Trump alla marcia delle donne, giudicata “arrogante” dai media, letta secondo questo ragionamento, non fa una grinza: “perché queste persone non hanno votato?”

Riportando il tema in Italia, mi pare di rivivere il periodo di Berlusconi, in cui gli avversari, anziché concentrarsi su un progetto comune con cui batterlo in termini politici, si agitavano nella ricerca di scorciatoie, prima fra tutte – per i danni che ha causato – quella giudiziaria, attuata affinando e consolidando il filone avviato ai tempi di mani pulite.

Questo atteggiamento, consentitemi, anti-democratico, è in questi giorni rispolverato nei confronti di Lega e, soprattutto, M5S, contro i quali il centro-sinistra, anziché schierarsi con un credibile programma comune, preferisce spaccarsi in cento rivoli, accomunandosi solo nella ricerca di colpire il nemico comune attraverso scorciatoie.

Vedo, in particolare, una controindicazione evidente in questo atteggiamento: l’incapacità di fare autocritica, chiudendosi nella propria elitaria e autoreferenziale bolla di vetro, come piccoli pesci rossi, incapaci oramai di entrare in contatto con le acque aperte, rappresentate, fuor di metafora, dalle esigenze dei cittadini che dovrebbero eleggerli e di cui oramai non conoscono più niente e che, per questo, stanno smettendo di votarli e di dargli mandato a governare.

Sempre vostro.

A.

19 gennaio
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Trattiamo meglio gli animali dell’uomo

Che paese siamo diventato? Un paese che tratta meglio gli animali dell’uomo.

A oltre dieci anni dal caso Welby, ancora non abbiamo una legge che consenta a un poveraccio di porre fine a un’esistenza divenuta penosa a lui e agli altri.

Stanno meglio gli animali, che non hanno il Papa e che possiamo portare dal veterinario a sopprimere, alleviando così il loro dolore.

15 gennaio
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Le regole di Ron Padgett per essere perfetti

IMG_0454Oggi su Robinson di Repubblica sister Elena mi ha fatto conoscere – lo so, sono di un’ignoranza abissale – Ron Padgett e le sue poesie sulle piccole cose, intervistandolo per la sua collaborazione a Paterson di Jim Jarmush.

Vi ripropongo, dall’articolo di Robinson, le sue regole per essere perfetti, perché mi pare dimostrino come a volte la complicazione con cui vediamo (e a cui riduciamo) la vita sia frutto della nostra innata capacità di incasinare le cose semplici, quando invece basterebbe attenersi a semplici regole di comportamento, sul presupposto che sono le azioni (e non le elucubrazioni) a fare la differenza.

Buona vita.

Sempre vostro.

A.

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12 gennaio
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Si torna alla #scuoladimerda: nessuno li può giudicare!

sceriffoChi mi conosce o mi segue sa che sono in fissa con il sistema scolastico.

In questo blog trovate tanti post.

Quello che meno tollero è il fatto che la scuola non sia pensata in funzione degli studenti. Oramai la scuola è uno dei pochi servizi rimasti in Italia del tutto impermeabile al feedback dei consumatori.

Detto in italiano: lo studente non conta una beata minchia! Lo studente, tanto, è quello che punta al ribasso, perché non ha voglia di studiare.

La scuola è tutta incentrata in funzione degli insegnanti, oramai supersindacalizzati e garantiti, in base al motto “ti pago poco, perché non ti chiedo niente”.

Un preside con qualche potere dirigenziale, diventa subito “preside-sceriffo”, come se si potesse gestire qualsiasi struttura senza aver qualche potere, solo con la personal suasion, avendo tutto il sistema che ti rema contro.

Non fraintendetemi: ci sono sicuramente tanti professori bravissimi e volenterosi (ne conosco molti anch’io), che si fanno un mazzo quadro, anche per sopperire alla carenza di mezzi e all’inoperosità altrui. Ma non grazie al sistema. Solo per amor proprio e autonoma passione. Per il sistema sono tutti uguali, anche se diversi: stesso stipendio, stessa carriera, stessi diritti.

Perché vi scrivo questo? Solo per metabolizzare quanto scritto in questo articolo, che vi prego di leggere da seduti, specie se siete liberi battitori.

Sempre Vostro.

A.

26 dicembre
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Buon Natale! #thinkdifferent

Per Natale vi regalo questo bellissimo spot.

Auguri!

A.

 

06 dicembre
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Questo è il M5S!

webeteL’ho pensato, l’ho temuto, ma non l’ho detto, per timore del potere evocativo delle parole.

Nonostante questo è successo: l’hanno detto!

Renzi aveva creato un team di persone con il compito di rimettere mani alla P.A. digitale (che, da quello che vedo, è un gran marasma).

Inizialmente, da quello che ho capito, girava tutto attorno a Paolo Barberis, (fondatore, assieme ad altri amici, dei DADA e, più di recente, di un incubatore di start-up), che GRATUITAMENTE si era messo al servizio del paese, per farlo ripartire.

Recentemente, il Team era divenuto un vero e proprio A-TEAM, perché avevano convinto a farne parte, ALTRETTANTO GRATUITAMENTE, tale Piacentini – che nella sua vita ha lavorato negli USA, per 13 anni alla Apple, e per 16 anni in Amazon, fino a diventarne Vice Presidente – per  ”regalare due anni all’Italia” .

Bene. Chiuso il capitolo referendum, quei webeti dei grillini presenti nella Commissione Trasporti – che tanto si sciacquano la bocca con internet & co. – vorrebbero mandare tutto a monte, perché loro saprebbero fare di meglio.

Giuro, non è una barzelletta, e, purtroppo, non c’è niente da ridere: qui trovate la notizia.

Mala tempora currunt!

05 dicembre
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Contenti voi… (2)

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05 dicembre
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Contenti voi…

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28 novembre
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Dove vanno a finire i nostri soldi: nei cambiamenti di idea. Continuiamo così, facciamoci del male!

Come sapete, mi occupo (indegnamente) di diritto amministrativo, in particolar modo di edilizia e urbanistica. Per questo, rispetto ad altri, a volte riesco ad avere una visione privilegiata sulla macchina amministrativa.

Nella mia esperienza, i maggiori sprechi della P.A. nella realizzazione delle opere pubbliche sono dovuti a 2 ragioni principali (l’una connessa all’altra): una progettazione frettolosa dell’opera e il cambiamento di intendimento.

Quanto al primo aspetto, è noto che in Italia i costi per la progettazione delle OO.PP. vengono attinti dallo stesso paniere della realizzazione delle stesse. Da questa circostanza è invalsa l’orrenda usanza di risparmiare sulla progettazione, pensando così di avere più soldi per la realizzazione dell’opera. È palese che si tratti di un errore, perché un’opera progettata male è un’opera che presenta molti rischi e incertezze in sede di esecuzione, con conseguente aggravio di costi per le varianti in corso d’opera che si devono introdurre. Vi faccio un esempio che conosco: la linea 1 della tramvia di Firenze (e stiamo parlando di una sola linea di tram in superficie su sede viaria presso che già esistente) ha subito una cosa come più di 100 (mi sembra 140) varianti in corso d’opera, introdotte (grazie a Dio) dall’ingegner Mantovani che ha preso in mano il progetto originario regalato da ferrovie, per farne una vera linea tramviaria. Tutto questo con un evidente levitazione dei prezzi.

Ma quello che in assoluto fa più danni è il “cambiamento di idea”. In Italia non basta aver pensato, studiato e ideato un’opera per essere certi che venga realizzata, perché si pretende di correggere continuamente il tiro in corso d’opera, a volte addirittura sino al punto di considerarla inutile nonostante che sia stata già avviata.

Questa stortura è, in parte figlia della prima, perché un’opera non sufficientemente progettata prima della sua realizzazione, impone un continuo aggiustamento della stessa in corso d’opera. In parte, è conseguente all’eccessiva durata, prima, dei tempi per la definizione del procedimento decisorio all’interno della P.A., poi, dei tempi di realizzazione dell’opera, che fanno sì che questa, molto spesso, nasca già “superata”.

Ma la vera ragione per cui si cambia idea è perché, in una corsa perversa all’inseguimento della volontà popolare – sempre più folle grazie all’avvento dei social, che, sostanzialmente, hanno fatto diventare “planetarie” le discussioni che un tempo erano “da bar” -, si finisce per ritenere non più giusto quello che è stato scelto sulla base di una precedente riflessione. Questo è in assoluto “il male dei mali” per le OO.PP, che porta a interventi sbagliati per definizione, perché “monchi” o, peggio ancora, “incompleti”.

Un esempio di questa categoria lo abbiamo sotto gli occhi a Firenze in questi giorni ed è rappresentato dalla stazione Foster per l’alta velocità. Pensata e voluta da tutti gli Enti competenti; nuovo hub per la mobilità fiorentina, su cui convoglieranno tutte le nuove linee della tranvia in corso di realizzazione; progettata, con conseguenti costi, da un grande architetto internazionale, che ha vinto il concorso. Bene, avviati i lavori con un gigantesco sventramento della città, oggi si viene a dire che non verrà più fatta, perché non serve, solo perché Ferrovie non la ritiene più conveniente. In questo articolo è meglio descritto tutto. Aggiungo solo che per realizzare la stazione è stata intercettata una falda acquifera e che quindi sono in funzione H/24 365 giorni all’anno delle pompe che hanno la funzione di portare l’acqua da una parte all’altra dell’opera, con costi, ambientali ed economici, evidentemente spropositati, giustificati solo dalla necessità di realizzare un importante nodo strutturale per la mobilità italiana e fiorentina qual era la stazione dell’alta velocità.

Il pensiero corre subito a Nanni Moretti e alla sua mitica “Sacher-torte”: “…continuiamo così, facciamoci del male

 

27 novembre
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Voto si, anche per riallineare la costituzione reale a quella materiale

Qualcuno più autorevole di me ha scritto che la riforma su cui si va a discutere ha il pregio di riallineare la costituzione reale a quella materiale, anche allo scopo di ridurre il potere interpretativo della Corte costituzionale, il cui plotone dei presidenti emeriti (emeriti in quanto a macchina con autista) guarda caso è schierato sul fronte del no.

Ho letto la sentenza della Corte costituzionale n. 251/2016 sulla riforma Madia, e mi pare caschi a fagiolo.

Vi segnalo questo passaggio “È pur vero che questa Corte ha più volte affermato che il principio di leale collaborazione non si impone al procedimento legislativo. Là dove, tuttavia ….”.

In italiano: “è vero che abbiamo sempre detto l’opposto, ma stavolta abbiamo cambiato idea”.

Direi, grande spottone a favore del SI

14 novembre
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Gli inglesi sono arrabbiati, gli americani sono arrabbiati, anche gli italiani sono arrabbiati: brutto momento per fare un referendum

imagesLa lunga via crucis che ci sta portando verso il referendum costituzionale sta giungendo a compimento e ho il terrore che si concluda sul Golgota.

Le recenti votazioni popolari, in particolar modo il referendum per Brexit e le presidenziali USA, ci stanno facendo vedere una larga fetta della popolazione incazzata, che, non sapendo chi accusare per lo stato in cui si trova, colpisce a casaccio, in base agli umori di pancia (Grillo ha addirittura legittimato questo tipo di votazione per il referendum costituzionale), puntando al politico di turno al potere.

Nessuno vuol ragionare. Come ha ben chiarito Moore per Trump, si tratta del vaffa più grande della storia.

A questo vaffa, in Italia, si aggiungono anche:

- i teorici dello spaccamento del cappello in 4, tipici della nostra sinistra, “benaltristi” per professione, che però portano allo stesso risultato disfattista;

- la pletora di rancorosi politici della vecchia guardia – sia anagrafica, che mentale – che pensano di sfruttare l’occasione per tornare alla prima repubblica;

- tutta una serie più disparata di politici e intellettuali “sciolti” che non hanno niente in comune se non l’odio per Renzi, che strumentalizzano argomenti tecnici fingendo di avere un’opposizione al merito della riforma (si pensi che CasaPound, e dico CASA POUND, teme la deriva autoritaria della riforma e si erge, assieme all’ANPI, a tutela della costituzione, così come la teme lo stesso Berlusconi, che, però, nel 2006 aveva previsto, nella SUA riforma costituzionale – bocciata dagli elettori – che il premier potesse sciogliere le Camere :-D ).

Sarò anziano (si nasce incendiari e si muore pompieri), ma” rovesciare il tavolo” non mi pare un grande obiettivo, specie in questo momento delicato.

Per questo ho paura per il 4 dicembre, perché nessuno si sta chiedendo chi raccatterà i cocci.

Sempre per la stessa ragione non finirò mai di maledire l’errore politico di un uomo che, non essendocene bisogno, è andato a cacciarsi in questo cul-de-sac: oramai nessuno lo ricorda più, ma se siamo a votare il referendum è per la raccolta di firme del comitato del sì, perché quelli del no hanno invece fallito l’obiettivo. Si è così stravolto l’istituto del referendum costituzionale che sarebbe “oppositivo”, nel senso che è posto a tutela della minoranze, per rovesciare l’esito della votazione in parlamento, ed invece è stato voluto in questa occasione a scopo “confermativo”, a “glorificazione” del voto già espresso dalla maggioranza.

Ce n’era bisogno? Nell’epoca del qualunquismo imperante e della rabbia di pancia, credo proprio di no. Chiedete a Cameron ;-)

Fingers crossed

 

 

 

12 novembre
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Trump e Michael Moore: informatemi ‘sta cippa!

Sta girando su FB, che sto guardando distrattamente per non incazzarmi per la stupidità imperante, un video postato da “informare per resistere” (!) dal quale sembrerebbe che Michael Moore, nel predire la vittoria di Trump, avrebbe detto che è un bene, perché sarebbe il più grande vaffanucolo della storia.

Ecco il video

Conoscendo Moore, mi sembrava strano, così sono andato a guardare il video originale e, come immaginavo, è stata tagliata la parte successiva dove dice che questo “bene” durerebbe, al massimo “un giorno, un mese perché poi l’effetto sarebbe lo stesso del Brexit.

Quindi attenzione a chi vi vuole informare, specie se lo fa “per resistere”. Per fortuna esistono le fonti. Qua sotto vi metto il video integrale. la parte tagliata parte dal minuto 4:50.

P.S: questo post lo metterò anche su FB, perché alle fine credo che sia importante informare per resistere (veramente) a chi fa della controinformazione da pataccari, con la scusa di essere l’unico che scova in rete la verità.

Ecco il video integrale

04 novembre
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Khan Academy: la scuola che vorrei

ycla-scrawl-enEsiste un personaggio fantastico che ha iniziato aiutando sua cugina a capire la matematica, ed è finito per creare un geniale sistema scolastico.

Questo personaggio si chiama Salman Khan, e in questo bellissimo TedTalks vi spiega il suo metodo.

Qui trovate il materiale in italiano della sua Academy, su cui ha investito tanto anche la fondazione dei coniugi Gates.

Se volete aiutare i vostri figli, fategli vedere questa roba.

03 novembre
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12 ragioni per votare sì al referendum

Trovo questo dodecalogo per il sì, che mi sento di sottoscrivere integralmente.

 

03 novembre
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Sul referendum costituzionale: un’altra parentesi sulla legge elettorale

38_brancaleoneDa i commenti che raccolgo in giro, credo di dover tornare a parlare di Italicum, perché sto leggendo delle castronerie sesquipedali.

Premetto che, come cittadini, siamo chiamati a votare sulla riforma costituzionale e non sulla legge elettorale: pare lapalissiano ma, evidentemente, per molti così non è.

Premetto ancora che io, a differenza di Zag, sono fermamente convinto che il proporzionale non sia adatto all’Italia, perché ha prodotto un proliferamento di partiti minori, con la necessità di governi di ampia coalizione (e di corrispondenti ampi poteri di veto) e che, sempre a differenza di Zag, ritengo che la legge elettorale serva anche a individuare chi deve governare.

In questo specchietto predisposto dalla Camera dei Deputati è illustrato perfettamente come funziona l’Italicum.

Qui, invece, trovate come funziona il sistema elettorale dei Comuni, in particolar modo quello dei Comuni superiori a 15.000 abitanti.

Giochiamo a “trova le differenze”. Vi aiuto:

a) entrambi hanno la soglia di sbarramento al 3%. La differenza è che per il Consiglio comunale è applicata anche alla sola coalizione e non alla singola lista, nel senso che passano anche partiti sotto il 3, purché apparentati con altre liste sopra il 3. Questo mi pare corretto, perché serve a evitare la proliferazione di partiti minuscoli e micropoteri relativi;

b) entrambi hanno il premio di maggioranza (in prima battuta o a seguito di ballottaggio). La differenza è che, per la Camera, è attribuito a chi raggiunge il 40% e da diritto a 340 seggi (pari al 53,97% dei seggi), mentre per il Consiglio Comunale da diritto al 60% dei seggi

c) Nei comuni si elegge anche il Sindaco, mentre il Presidente del Consiglio - checché ne dicano i Grillini & co. - non è votato dagli italiani, né a costituzione vigente, né a costituzione oggetto di referendum, ma ottiene la fiducia del parlamento (oggi Camera e Senato, con la riforma, della sola Camera) e non importa nemmeno che sia parlamentare.

Mi chiedo quindi: dov’è lo scandalo? Perché per i Sindaci va bene e per il Parlamento no. Un governo che emerge da queste elezioni, per me, non ha più scuse: ha tutti i numeri per governare e per essere giudicato alle elezioni successive sulla base di quello che ha fatto, senza dover compiere scelte di compromesso per accontentare partiti minori, di coalizione o in appoggio esterno, che altrimenti possono far saltare il voto.

Dov’è stanno la deriva dittatoriale, il golpe o altre stronzate simili?. Abbiamo tutti sindaci golpisti in Italia? Perché se così è, lo è anche la Appendino di Torino che, al primo turno ha preso il 30,92% (contro il 41,83 di Fassino), al ballottaggio il 54,56% (contro il 45,44 di Fassino) e, nonostante questo, ha ottenuto 24 seggi, contro i 10 di Fassino, pari a più del doppio! Però, in questo modo, può governare, e non ha scuse: se sbaglia, al giro successivo non sarà rieletta.

Troppo semplice? E allora continuiamo a tenerci le grandi coalizioni all’armata Brancaleone, composte da gente che non ha niente in comune, salvo il nemico, e che quindi, una volta vinto, non è in grado di governare.

 

 

 

28 ottobre
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sul referendum costituzionale: l’art. 117 (spoiler: Komplotto!!!)

somaroOggi mi sono imbattuto ne “la voce del trentino“, “quotidiano on line INDIPENDENTE“, talmente indipendente, che, purtroppo non sono riuscito a trovarne il responsabile.

Tale fantastico quotidiano ha pubblicato un anonimo articolo complottista, secondo il quale (cito testualmente)  ”all’interno del testo della riforma c’è un articolo che i renziani tendono a tenere nascosto, ad ignorare, a far finta che non esista: è il numero 117Dalle parti del PD si tende a minimizzare l’importanza di questo passaggio della riforma, perché ciò che c’è scritto potrebbe significare la definitiva perdita della nostra sovranità nazionale: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione  Europea e dagli obblighi internazionali.”. – cita l’articolo in questione, in pratica, se passano i SI al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles e sottostare a qualsiasi decisione dell’Europa.“.

Orbene, si rassegni il dotto costituzionalista: la sovranità nei confronti della Unione europea è già persa da tempo, per effetto della nostra adesione a tale unione SOVRANAZIONALE, appunto.

La modifica del 117 è solo per dare atto che nell’attuale formulazione del 117 (qui il testo vigente, per i komplottisti recidivi), si parla ancora di “ordinamento comunitario, quando invece oggi si chiama Unione Europea

E’ vero che sono dei poveracci… ma ci vuole molta pazienza (e l’insegnamento di educazione civica nelle scuole).

20 ottobre
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Let’s think about it

18 ottobre
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16 ottobre
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The marriage bed

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Edwina Sandys, the marriage bed, 2003, Brooklyn museum.